Mille parole per l'eguaglianza

Integrazione sociosanitaria: se ne parla dall’entrata in vigore della legge di riforma sanitaria n. 833/78, ma si fanno tre passi avanti e due indietro.
Nel corso di un seminario de La Bottega del Possibile per i direttori delle case di riposo o altre tipologie di servizi territoriali si è tentato non di aggiungere altre rimostranze o mappe di desideri, ma di cambiare prospettiva e percorso.
Ho parlato di “Polo sociale”, di sistema da ricostruire, con i suoi obiettivi, le sue relazioni e reti, con le sue professioni da riformulare, partendo da alcune constatazioni.

Ancora nubi sul futuro degli anziani, non solo per i prossimi pensionati.
Nelle ultime settimane si sono concentrati eventi diversi, ma tutti significativi per la popolazione anziana.
L’Istat dice che aumentano i vecchi, aumenta il numero dei decessi nel 2015 soprattutto tra le classi d’età più elevate, (il tasso di mortalità è il più alto dal dopoguerra) ma, cosa più preoccupante, anche se già avvenuta, si riduce la speranza di vita alla nascita, soprattutto per le donne.

Caro prossimo pensionato e cara prossima (quando?) pensionata, dovete imparare il “fai da te”, sempre.
Fai da te quando devi scegliere un diverso stile di vita per la tua salute, perché società, governo, istituzioni e Servizio sanitario hanno altro da fare. Fai da te quando devi differenziare i rifiuti e non sai in quale “campana” metterli. Devi diventare un piccolo chimico, perché tutti vogliono salvare l’ambiente, con la tua intelligenza e conoscenza, ma nessuno ha chiesto alle industrie di indicare sugli ingombranti imballaggi dei loro prodotti dove si cestinano.

Riassumo in tre parole la traccia di un percorso che ho seguito nel corso dell’anno 2015. Non è un bilancio, ma la ricerca di un filo conduttore per dare senso e concretezza a un concetto della vecchiaia e delle cure, quando necessarie, da approntare.

Chiudo temporaneamente il confronto sulla figura dell’amministratore di sostegno, su cui, unitamente al tema della cura ho cercato di tracciare un filo conduttore, tenace ma flessibile , tra le tante parole che si dicono e leggono sulla centralità dell’anziano, sull’intervento personalizzato, sul rispetto della dignità e della volontà della persona.

Alcune prime conclusioni sul ruolo dell’operatore sociosanitario nell’assistenza all’anziano e nel sistema di welfare italiano.
Avevo parlato di formazione e lavoro d’équipe, di cosa significa aver cura delle persone fragili e, in ultimo, del ruolo e del profilo dell’OSS in un nuovo sistema di welfare.
Siamo giunti alla fatidica domanda: che fare? Come sbloccare una situazione arenatesi nella nebbia di confuse e affastellate idee sul nuovo welfare?

Terzo tassello sulla figura professionale degli OSS che segue il 21° Punto d’ascolto sulla domiciliarità, storico e atteso evento de La Bottega del Possibile.
Avevo sinora parlato di:
a) Qualificare la formazione degli OSS, per cui si sono previste solo, in qualche regione, delle specializzazioni sanitarie e non sociali, come era inizialmente questa figura,
b) Superare l’ottica prestazionale nei PAI e nei percorsi assistenziali,

Avevo terminato il precedente” Mille parole” parlando degli OSS, con una domanda retorica: è giusto che questi operatori debbano svolgere solo ruoli meramente esecutivi?
Prima di parlare di questa figura professionale, ma soprattutto del limbo, o meglio del purgatorio, in cui sono collocati, vorrei soffermarmi in concomitanza anche al filo conduttore di questo aggiornamento di PLV, sul lavoro di cura.