Uguaglianze e diseguaglianze, sanità pubblica e salute globale. È un filo conduttore, una figura di scienziato e politico, Giovanni Berlinguer, che ha ispirato questo aggiornamento. L’occasione è stata la pubblicazione di un libro che raccoglie i suoi scritti negli ultimi 25 anni di attività, dal 1984 al 2011, nel primo anniversario della sua morte, avvenuta nell’aprile del 2015.
Mai il titolo di questa rubrica “ Mille parole per l’eguaglianza” poteva trovare un simbolo più evidente, della figura di Berlinguer.

Poi – e qui si inserisce il risvolto personale- feci la mia tesi di laurea in Diritto del lavoro su un tema “ La sicurezza nei luoghi di lavoro” che aveva come materiali di consultazione le pubblicazione dei giuslavoristi, primo fa tutti Carlo Smuraglia, l’attuale Presidente dell’ANPI e pochissimi riferimenti scientifici, nel campo della salute, tra cui emergeva Berlinguer che aveva appena pubblicato un libro ora introvabile “ La salute nelle fabbriche” ( a cura di -ed. De Donato Bari).

Berlinguer scienziato- politico fu illuminante e precursore.
Eravamo nel 1969, una stagione feconda, con grandi fermenti di idee, slanci e innovazione, mentre la legislazione italiana, sempre in ritardo, ancora faceva riferimento a normative degli anni ’50 poco rispettate e pure poco sostenute dalle organizzazioni sindacali. Berlinguer partiva da “l’idea dello spossessamento del corpo del singolo- lavoratore, cittadino, malato- da parte di una società capitalista che se ne appropria e lo utilizza solo ai propri fini produttivi". Sosteneva tre obiettivi, rivoluzionari rispetto ai tempi ma ancora attualissimi, emblematici del suo modo di agire e pensare: prevenzione e sicurezza si ottengono coinvolgendo i lavoratori, dando loro un’informazione corretta, facendoli partecipare alla definizione delle misure da adottare e alla gestione degli organismi di controllo.
Questi tre concetti (ripresi nello ormai cancellato Statuto dei diritti dei lavoratori) che raccolgono il nodo del rapporto tra politica e popolazione- informazione, partecipazione, controllo- hanno permeato tutta la sua idea di perseguimento di obiettivi di salute Oggi sono citati nella parola inglese empowerment, ma preferisco, parlando di salute/ sanità parlare di “cittadino competente”.
Poi nel corso degli anni direttamente e indirettamente seguii sempre le sue riflessioni, specie nell’area dell’etica e della sanità pubblica, con il verificarsi poi di una serie di coincidenze di contatti, che interessavano anche la mia vita professionale e personale.
Mi è sembrato giusto partire da questa opportunità per parlare di benessere, di salute, di sanità pubblica, perché avverto, con grande preoccupazione, uno scollamento e un disinteresse, anche tra gli addetti ai lavori sulle sorte della “salute globale” perché oggi si deve parlare di questo, mentre si sta smantellando con un preciso disegno politico la grande conquista europea del secondo dopoguerra: il sistema di sicurezza sociale e il servizio sanitario pubblico, in Italia come nel Regno Unito, in Francia come anche, in parte, nei paesi scandinavi.
I temi che hanno interessato Berlinguer come l’etica e la bioetica- sono, purtroppo per l’Italia, ancora attuali, perché irrisolti. Si pensi all’annosa questione del fine vita, alla prevenzione, alla salute della popolazione migrante, oggi con proporzioni bibliche, alle norme sulla fecondazione assistita, ma anche all’ostruzionismo e non applicabilità nella pratica della L. n. 194/78 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della Gravidanza”.
Sui tanti stimoli e insegnamenti che derivano dagli scritti e dalle attività di Berlinguer emerge, anche per gli ambiti specifici trattati su PLV, un concetto dominante: l’intreccio tra la salute e le determinanti sociali della stessa.
Parlando di età, di vecchiaia, di cronicità, di povertà, di emarginazione descriviamo la condizione in cui vivono milioni di persone in Italia e nel mondo. Chiamiamo in causa la politica, le risorse, le scelte e le priorità, i servizi sanitari pubblici, ma anche tutto ciò che li circonda, li precede, li caratterizza: la città, l’abitare, gli operatori della salute, la formazione.
Si torna però anche all’interrogativo precedente.
Quanto la popolazione- limitandoci al nostro Paese- conosce il prima e il dopo della salute pubblica?
Quanto ogni volta che ci si scontra con un cattivo funzionamento di un servizio, si è in grado di coglierne le ragioni e le origini?
Quanto, prima di lanciare improperi e insulti sugli “ spazi sociali”, per scaricare sempre su altri la responsabilità, ci si interroga su quanto la salute sia un “bene comune”, che significa in primis che la sua salvaguardia è una responsabilità di tutti, che la sua difesa fa parte dei capisaldi di una vita civile, che il suo buon funzionamento e la sua fruizione è condizione vitale come la disponibilità di aria e acqua pulite, di ambiente non inquinato?
Quanto si è consapevoli, che, proprio per la sua trasversalità, la salute ha anche una dimensione globale, non diversamente dalla circolarità delle merci o dai flussi finanziari internazionali?
Quanto, specie tra gli addetti ai lavori, si è convinti che la salute, come altri settori, ha necessità di un inquadramento e di un approfondimento in ragionamenti e sistemi complessi, che non si riducono solo all’efficienza dei servizi pubblici, ma chiamano in causa la cultura e l’etica, la globalizzazione e le specificità locali, le etnie e le diseguaglianze?
Che non si può ignorare a livello locale il TTIP e le sue conseguenze se fosse approvato, mentre chiediamo al servizio pubblico di fare prevenzione o agli organismi internazionali di mettere nei fatti e nelle scelte “La salute in tutte le politiche”?
In questo aggiornamento di PLV e anche in successivi numeri, con i contributi di figure prestigiose e preziosi collaboratori, ci si pone alcuni obiettivi:
-inserire i temi di cui PLV si occupa,( vecchiaia, cronicità, ma anche benessere, qualità di vita) in un contesto più ampio;
- contribuire, per quanto è possibile, a trasferire conoscenze e informazione per crescere un cittadino competente;
- creare una coscienza condivisa sul diritto alla salute, come conseguenza di un’idea della salute come “bene comune”;
- diffondere una conoscenza delle buone prassi e delle innovazioni realizzate nel territorio nazionale;
- sostenere il concetto che occuparsi della salute degli vecchi non è un lusso che non ci si può permettere, ma il banco di prova che la salute della popolazione è un bene comune.