Dedicato a chi si prende cura di una persona cara. Ho aperto questo sito nel 2011, parlando di caregiver, lanciando una campagna per un riconoscimento del loro ruolo. Sono stata accompagnata e aiutata in questo percorso da “Anziani e non solo” che ha alimentato di contenuti e innovazioni lo spazio. Oggi siamo arrivati alla presentazione della proposta di legge in Parlamento, dopo quella della Regione Emilia Romagna di cui parliamo nell'intervista..

Altre notizie in questi giorni sono apparse sul tema “anziani”.
La Regione Piemonte avvia una sperimentazione per riorganizzare il sistema di assistenza domiciliare per mantenere gli anziani nella loro comunità, che non può prescindere dal prevedere servizi per i caregiver. Chiamano questa sperimentazione “ Case di riposo aperte”.
Il Servizio sanitario nazionale come sistema e come erogatore di prestazioni è all’altezza? In un articolo recente il professor Emanuele Vendramini parla degli “scricchiolii” delle “Case della salute” il presidio territoriale proposto dal SSN.
Dal recente congresso nazionale dei CARD (Confederazione Associazioni Regionali di Distretto) che dovrebbero essere i primi interlocutori del “Polo sociale” e delle “Case di Riposo aperte” sono scaturiti cinque obiettivi tra cui:
1)la cura del territorio, inteso come comunità e non solo singoli cittadini
2) riequilibrio delle offerte tra cure ospedaliere, ambulatoriali, domiciliari e residenziali
3) Medicina d’iniziativa per promozione e prevenzione.
Una significativa ricerca della SIMEU (Società Italiana di Medicina d’Emergenza e Urgenza), all’interno degli eventi per la Settimana dedicata al pronto soccorso, documenta l’affollamento in crescita di anziani nei Pronto soccorsi degli ospedali.
Questo è un quadro parziale, prendendo a campione solo questa ultima settimana, delle notizie e degli allarmi sulla condizione dei grandi vecchi in Italia, che in consessi e occasioni diversi, denunciano l’impreparazione della società e del sistema di sicurezza- sociale e sanitario- a far fronte al mutamento demografico, la scarsa elaborazione di idee innovative, la mancanza di un progetto unitario per rispondere a questa domanda pressante e urgente, che diventa drammatica quando è associata alle sempre più diffuse patalogie cognitive e dementigene, prima tra tutte il Morbo d’Alzheimer.
Non è una forzatura cercare e fornire una lettura coordinata di questi temi, perché sono legati da un filo stretto e inscindibile, che vede ogni nodo scaricare su quello prima o su quello dopo le risposte che non riesce a soddisfare. Se un anziano solo o senza adeguato supporto cade in una situazione sanitaria o sociale urgente e insostenibile richiederà un ingresso in un presidio, nell’immediato (Pronto Soccorso) e/o nel lungo periodo (Casa di Riposo). Se per l’anziano è testimone il caregiver, questi potrà reggere qualche giorno/mese in più, potrà supplire alle risposte non date, ma la sua possibilità di resistere si ridurrà sempre più e ricorrerà ai presidi più accessibili, il Pronto Soccorso o la struttura residenziale.
Purtroppo si rimane quasi sempre solo alla denuncia o alla proposizione di atti di riconoscimento e assunzione del problema ( come per la proposta di legge sui caregiver), anche se questo potrebbe essere il passo d’avvio per formulare proposte e progetti, ma resta molto nebuloso chi si deve posizionare su quel percorso che non sarà certamente facile, ma non più rinviabile.
Se davvero esiste all’interno delle varie organizzazioni territoriali del sociale e del SSN, delle Società di rappresentanza degli operatori del sociale e della sanità, la determinazione a trovare risposte, anche minimali, ma strutturate e non occasionali o legate alla buona volontà di singoli e di equipe volonterose, è possibile costruire alternative.
La legge per sua natura, consolida e riconosce ciò che nel Paese è già realtà, purtroppo arrivando spesso con tale ritardo che questa realtà è già modificata.
Partendo dalle denunce, dalle proposte e dagli obiettivi che le varie iniziative sopra elencate hanno sottolineato e riprendendo alcune delle considerazioni che ho in queste pagine svolto in altre occasioni (Polo sociale- Fiducia, cura, Oss. -Diritti di anziani e caregiver) vorrei iniziare a proporre alcuni temi su cui approfondire e iniziare a muovere qualche passo, partendo non solo dalla medicina, ma anche dalla cura “d’iniziativa”:
1) Fotografare il territorio, individuando un’area ottimale, su cui sia possibile ottenere un quadro leggibile (qui già ci si scontra con la dimensione territoriale scelta per le Asl, i distretti e le Case della salute che rispondono più a criteri d’efficienza che di efficacia) facilmente aggiornabile con dati sociali e sanitari;
2) Individuare i presidi sociali, socio- assistenziali e sanitari presenti;
3) Individuare le figure professionali e le rispettive funzioni e responsabilità;
4) Individuare i soggetti che operano nell’ambito individuato (pubblico, privato, privato sociale, volontariato.
Su questo punto è possibile già lavorare su dati, relazioni e organismi presenti. Il passo successivo dovrebbe definire alcuni obiettivi minimi, ma mirati. In altri termini:
1) Costruire il quadro effettivo del territorio incrociando i dati anagrafici, sanitari (medicina di base, specialistica, etc) sociali (assegni, interventi economici, assistenza domiciliare, assegni di cura ed altre provvidenze economiche etc), invalidità e assegno di accompagnamento, ( Si rinvia a tal proposito al programma dell’ASL di Bologna “Sostegno alla fragilità e prevenzione della non autosufficienza” qui presentato e al libro che raccoglie l’esperienza
2) Rilevare tramite i Servizi sociali comunali e i MMG le situazioni più difficili in cui l’anziano/ gli anziani sono soli o vi è solo una presenza di un caregiver famigliare o estraneo ( assistente familiare)
3) Costruire il percorso con tutti i soggetti interessati- anziano, famigliare, badante.- servizi e associazioni coinvolte
Quanto sopra indicato appare banale e semplicistico, ma vorrei sottolineare che per attivare una programma di prevenzione e cura del territorio occorre
• Non arrogarsi il diritto di escludere un soggetto che per lavoro e professionalità ha dati aggiornati sulla situazione ( penso ad esempio all’OSS)
• Non considerare il caregiver solo come il trasportatore o il veicolo che porta l’anziano al servizio, ma una fonte preziosa di aiuto e informazione
• Ascoltare l’anziano che, come il suo famigliare, è una persona con una storia, un presente, un bisogno. La loro (anziano, caregiver) fiducia si conquista sapendo dare delle risposte che non saranno sempre esaurienti, ma che non li sentire soli.