Ancora nubi sul futuro degli anziani, non solo per i prossimi pensionati.
Nelle ultime settimane si sono concentrati eventi diversi, ma tutti significativi per la popolazione anziana.
L’Istat dice che aumentano i vecchi, aumenta il numero dei decessi nel 2015 soprattutto tra le classi d’età più elevate, (il tasso di mortalità è il più alto dal dopoguerra) ma, cosa più preoccupante, anche se già avvenuta, si riduce la speranza di vita alla nascita, soprattutto per le donne.

Nel dibattito politico si è lanciato un sasso, ritirando subito la mano: nel mirino del governo per riequilibrare i disavanzi, le pensioni di reversibilità.
Infine una terza nube angosciante vaga per tutto il paese: in Sardegna, come in Piemonte, in Liguria, come in Sicilia. Ogni giorno una struttura residenziale, eufemisticamente di assistenza- per disabili fisici e/o psichici e per anziani- è chiusa dall’autorità giudiziaria per maltrattamenti documentati da web camera sugli ospiti, anche se, dopo la pubblicazione dei video di denuncia e l’aumento sui social di post ingiuriosi, niente si sa delle successive azioni adottate in quei luoghi per evitare il ripetersi.
Riassumendo: la vita media aumenta, ma diminuiscono gli anni in buona salute soprattutto per le donne, cominciano a incidere ambiente inquinato, forse stili di vita, ma anche il minor accesso alle cure mediche per i loro costi (4,3 milioni di cittadini rinunciano alle cure o per motivi economici o per le lunghe liste di attesa- Fonte Cittadinanza attiva).
Se capita poi di rimanere solo e in condizioni di non autosufficienza, si rischia di finire in una di quelle strutture in cui maltrattamenti e abusi sono quotidiani.
Poi se venissero applicate norme restrittive per il riconoscimento della pensione di reversibilità, per di più goduta dalla donne per la maggior longevità, le risorse personali da utilizzare si riducono ancora.
Perché tutto questo?
Perché un Paese con una delle più alte percentuali di ultrasessantacinquenni, il 22% del totale, con grandi diseguaglianze sia tra classi d’età, che tra nord e sud, non ha piani specifici per far fronte a questa situazione?
Si sta discutendo in Parlamento del Piano per combattere la povertà (da cui scaturiscono le ipotesi sulle norme restrittive per le pensioni di reversibilità) non si sa quando sarà approvato, ma sarà in ogni caso rivolto in particolare alle famiglie con minori e ai senza lavoro.
Sembra di capire che pur essendoci risorse rese disponibili dalla legge di stabilità, non si rinuncerà a spostare dalla previdenza all’assistenza altre somme.
Rimane però non finanziato, oltre che non formalizzato in un progetto concreto, un Piano nazionale per sostenere i costi indotti dalla diffusione del morbo d’Alzheimer tra la popolazione anziana a cui le famiglie difficilmente riusciranno a far fronte. Da un’indagine Censis/AIMA la spesa oggi sostenuta risulta sui 42 miliardi annui per cica 600.000 pazienti.
Risulta evidente che nelle situazioni di crisi o di disequilibrio nelle componenti attive della popolazione vengono a galla tutti i nodi irrisolti sia dell’invecchiamento della popolazione, sia delle malattie collegate ai determinanti sociali della salute, sia dei mancati investimenti nel rendere il tessuto del paese (case, trasporti, presidi sanitari, erogazione delle prestazioni, opportunità sociali e socioassistenziali) idonei a far fronte ad una nuova composizione demografica della popolazione.
Ci troviamo ad affrontare un cambiamento (non solo un maggior numero di anziani, ma anche la diversa composizione delle famiglie, le mobilità di lavoro, la dimensione degli appartamenti) senza che nulla sia modificato nella struttura complessiva dell’offerta socio assistenziale, con l’eccezione della nuova organizzazione degli ospedali e specialistica.
Qui i tempi di degenza si riducono, molte visite specialistiche e molti esami hanno ticket altissimi, se non anche l’esclusione dalla sanità pubblica, ma poco o niente ha riempito questi vuoti. Poco è cambiato nella presenza sul territorio di servizi sociosanitari, nell’innovazione nei servizi di aiuto, specie per gli anziani, nel coinvolgimento di soggetti privati o del terzo settore, nell’avvio di un sistema di controllo capillare sull’erogazioni delle prestazioni.
Tutti si muovono in ordine sparso, dalle Regioni ai Comuni, dai sindacati alle associazioni di volontariato e anche i Centri studio di proposte innovative. Se il SSN ha in realtà una fisionomia regionale più o meno positiva, la struttura dei servizi socioassistenziali è un pulviscolo disseminato a rasoterra.
Emerge un quadro, che va oltre le preoccupazioni per i singoli fatti.
E’ un preoccupante messaggio a circa un quarto della popolazione italiana che il futuro per loro non sarà facile, che la loro vita negli anni a venire sarà piena di ostacoli e di difficoltà, perché questo paese non pensa a loro, anche quando potrebbero diventare risorse concrete. Potremmo mettere anche questa condizione di perdita non solo di ruolo ma anche di riconoscimento civile tra i determinanti di salute.
Sono stati accusati per anni di togliere la possibilità ai giovani di crearsi un futuro, nei fatti hanno dovuto garantire la sopravvivenza con la loro pensione alle proprio famiglie.
Hanno subito, più di ogni altra categoria del paese, stravolgimenti nei loro progetti di vita per i pesanti interventi sulle pensioni.
Ora a questi anziani, che forse riescono ad andare in pensione in un arco di tempo programmabile, si prospettano altre penalizzazioni.
Che sempre più per i ticket sanitari, per le rette dei servizi e forse anche per l’assegnazione della reversibilità, forse anche per l’assegno di accompagnamento, si faccia riferimento all’ISEE è anche comprensibile, ma ancora una volta significa mettere una toppa al buco maggiore.
L’ISEE è la risposta a dichiarazioni di reddito non attendibili, alla mancanza di un controllo sulle reali potenzialità delle famiglie. In altri termini, saranno anche stati fatti dei progressi, ma l’evasione fiscale rimane ed è enorme. Se uno non richiede un servizio pubblico potrà continuare ad evadere, pur godendo dei servizi universalistici ( ospedali, scuola, infrastrutture).
Come riuscire a retrocedere da questo baratro?
Forse la soluzione è molto banale, ma anche difficile: trovare un soggetto politico- nell’accezione alta del termine- che di questo tema si faccia carico e lo ponga all’attenzione di un paese che rischia di perdere identità.