Si ripetono negli ultimi tempi su giornali, forum, blog e social network notizie, commenti e articoli sugli abusi sino all’omicidio di anziani, in casa come in ospedale o in altri luoghi di assistenza. Aumentano le truffe da quelle più diffuse degli ingressi nelle abitazioni con stratagemmi vari ai “furti” patrimoniali perpetrati da parenti, vicini, soggetti chiamati a tutelarli.

Anche nelle giornate del “Caregiver day” l’argomento è stato oggetto di uno specifico workshop .
L’aumento del numero di anziani fragili, con difficoltà ad autogestirsi, il moltiplicarsi di luoghi di residenze assistite, troppo spesso più simili a lager che a spazi accoglienti, lascia non solo indifesi i vecchi, ma li sottrae anche ad un controllo sociale più diffuso.
Purtroppo spesso abusi e truffe sono anche di congiunti, in un contesto che presenta, specie per gli abusi fisici, motivazioni di diversa origine quale lo stress, la stanchezza, il progressivo isolamento a cui i caregiver sono costretti.
Su PLV, sin dall’avvio delle pubblicazioni lanciai alcuni Focus: “Campagne” per la visibilità e il riconoscimento del ruolo dei caregiver, campagne per i diritti degli anziani e dei disabili a decidere delle proprie scelte e a ricevere un’assistenza adeguata.
Nella “Campagna” per un’assistenza adeguata rientra la tutela delle condizioni di vita, di lavoro e di relazioni dei congiunti “caregiver”, per il riconoscimento del ruolo che assolvono nella rete del sistema di welfare italiano, anche in presenza di assistenti famigliari.
Ora allargo l’orizzonte e il Focus punta sulla figura dell’Amministratore di sostegno, titolare di una funzione di tutela dei diritti dell’anziano, come da normativa, introdotta dieci anni fa, di cui, già in questo aggiornamento ci parla l’avvocato Rita Rossi.
PLV ha parlato dell’AdS in più occasioni sin dall’inizio delle pubblicazioni sia come opportunità da attivare a supporto della gestione della vita quotidiana, delle scelte assistenziali e sanitarie e dell’attuazione di decisioni di fine vita, sia anche per la registrazione di alcuni abusi.
Proprio la ricorrenza dei dieci anni dalla sua introduzione nel nostro ordinamento è stata occasione di numerosi convegni promossi dagli attori che la legge riconosce: l’anziano (e il disabile), l’AdS , il giudice tutelare e, nell’evolversi dell’applicazione, gli avvocati. Tra gli attori chiamati in campo vi erano anche gli Enti pubblici, in particolare le Regioni, che avrebbero dovuto predisporre normative attuative, ma soprattutto dare vita ai momenti e strumenti di sostegno alla funzione stessa. Purtroppo una parte minima di Enti, concentrati al Nord, ha legiferato e prodotti atti e materiali in materia.
Questo primo bilancio si inserisce in tre diversi scenari:
1) i dati demografici più attuali confermano che l’allungamento della speranza di vita porta con sé l’estendersi del periodo in cui le persone saranno sempre più fragili e, anche se in perfetto stato cognitivo, impossibilitati a far fronte alle pratiche quotidiane;
2) il maturare nella coscienza individuale, ma anche nella cultura dei servizi assistenziali e nella rete delle relazioni famigliari della consapevolezza della priorità da darsi, per il loro benessere alla permanenza degli anziani nella propria abitazione;
3) la giusta rivendicazione delle persone di esercitare il proprio diritto a poter decidere nella propria vita nelle piccole e grandi scelte.
Queste concomitanti evoluzioni nella nostra società richiedono che la funzione di tutore di diritti individuali, quale quella esercitata dagli amministratori di sostegno, sia oggetto di un confronto aperto e continuo tra tutti i protagonisti ed anche ad un continuo adeguamento alle istanze sociali e culturali che mutano.
Dai materiali reperibili in rete, ma possono essere solo lacune comunicative e informative, i soggetti più attivi sono state le Associazioni di volontariato, con un coinvolgimento a traino degli Enti locali e gli organismi ufficiali e rappresentativi degli avvocati.
Poco appare, con la premessa precedente, di eventi promossi dai rappresentanti più diretti degli anziani e disabili, quali i sindacati pensionati, le associazioni di volontariato composte da anziani stessi, i comitati di tutela dei diritti dei cittadini. Purtroppo poco appare anche d’iniziativa dei Servizi sociali territoriali, che unitamente ai famigliari, per primi dovrebbero rilevare il fabbisogno di un anziano e intraprendere le conseguenti azioni.
Spero, nel corso di questo nostro confronto, di essere smentita.
Perché proprio di un confronto vorrei che si trattasse, in cui sia gli autori individuati per gli approfondimenti, sia i lettori di PLV presentano le loro esperienze e le loro valutazioni.
Un’ultima considerazione sull’Amministratore di Sostegno che s’intreccia con i fini di PLV.
Nella scelta dei temi da approfondire, come degli autori, ho sempre adottato un filo conduttore: uscire da una logica e da una cultura che “legge” le persone in rapporto ad un’idea di società in cui prevalgono competitività, velocità, immagine, vigore, società in cui i vecchi e i grandi vecchi rischiano o sono già esclusi.
Anche nel confronto sulle schede della valutazione della non autosufficienza mi sono schierata per far emergere le abilità residue e non le carenze di un anziano. Non per una “lettura ottimistica”, ma perché convinta che un’adeguata assistenza può manifestarsi solo esaltando il positivo e non il negativo. Il negativo sembra, sbagliando, facilmente individuabile, ma non è vero; può emergere nella sua giusta dimensione solo dopo la valorizzazione delle abilità.
Queste si manifestano in un rapporto di empatia tra valutato e valutatore, in cui questi non si erge a giudice e l’altro non si sente sottoposto ad esame.
L’introduzione della figura dell’AdS, avrebbe dovuto abolire interdizione e inabilitazione, che tanto danno e dolore hanno inflitto ai destinatari, avendo come scopo l’aiuto e il supporto a persone fragili per far loro esprimere tutte le capacità residue.
Non sempre è così, perché troppo spesso si ritiene che sostituirsi e non integrare le funzioni carenti sia più semplice e utile. Succede nell’attività di cura, come in quella di tutela giuridica.
Agire per la piena valorizzazione del ruolo e della funzione dell’Amministratore di Sostegno significa individuare un profilo generale su cui proporre la formazione, orientare ad agire sulle abilità residue, costruire modalità ed occasioni per un lavoro d’èquipe tra tutti gli attori, in primo luogo l’anziano, perché anche se con deficit cognitivi spesso avverte che di lui ci si sta preoccupando.