lidia goldoniDalle cohousing al più generale tema casa/ anziani.
Esso rappresenta un campo di prova per sperimentare risposte a molti degli interrogativi di un nuovo welfare: qualità di vita delle persone, flessibilità dell’offerta, lavoro di rete, coinvolgimento della comunità, programmazione partecipata con i soggetti interessati, utilizzo efficace (nonché efficiente) delle risorse pubbliche nel patrimonio abitativo, riduzione dei costi di spesa sanitaria per la non autosufficienza garantendo un’adeguata assistenza al domicilio, integrazione tra le diverse figure professionali della cura.

Potrebbero esservi altre sfide, ne aggiungo una basilare: la capacità della PA di lavorare in maniera coordinata tra i suoi diversi settori e tra questi e il mondo esterno organizzato o informale (comunità di prossimità, condominio, vicinato, quartiere).
Sulla domiciliarità e sul valore della casa per il suo abitante, anche in contrapposizione con i servizi residenziali d’assistenza, ci si confronta da anni, elaborando significati e contenuti anche operativi.
Meno forse si sono considerati alcune ricadute sull’insieme dei famigliari ( penso alle donne figlie e nuore, se esistenti) su cui ricadeva molta della responsabilità e del coordinamento.
Si deve ritornare a parlarne, come auspicabile, con uno sguardo ampio, che non contrapponga una soluzione all’altra, ma ne esalti le sinergie, come già in parte si sta facendo(1).
Ripartendo dalla possibilità di opzioni differenti si possono individuare piani diversi, in funzione del soggetto promotore, all’interno dei quali si differenziano i ruoli dei protagonisti hanno pesi diversi.
Non sono esempi esaustivi, ma possono essere idee di base, non nuove, attive in una forma o nell’altra in città italiane ma soprattutto all’estero.
Suddivido questi piani in base ai possibili attori titolari:
1. Le scelte individuali
2. I soggetti di promozione sociale
3. L’ente pubblico

Le scelte individuali
Uomini e donne (queste in particolare) ad un certo momento della propria vita si interrogano, e non in modo sufficiente, su come vivere la propria vecchiaia, in quale luogo, con quali accorgimenti in caso di perdita di autonomia, con quali risorse e disponibilità economiche, con quale aiuto esterno.
In queste scelte pesano tutte le opzioni individuali, gli stili di vita, le attitudini caratteriali, le disponibilità economiche, i legami con parenti e comunità.
Su questi tratti soggettivi si può scegliere di:
a) adattare la propria casa o sceglierne una adeguata;
b) ricorrere a speciali contratti come quello di nuda proprietà per poter fare adeguamenti e garantirsi una rendita sicura;
c) costruire con persone affini, non necessariamente per età anagrafica, un gruppo per dare vita ad una cohousing;
d) cercare nella città in cui si vuole abitare soluzioni residenziali predisposte con standard e requisiti, indispensabili in vecchiaia (assenza di barriere architettoniche, servizi di quartiere commerciali, sociali sanitari, ricreativi, culturali) ed altro di proprio gradimento.

E’ la scelta individuale il motore di ricerca, a cui il soggetto pubblico o ad esso equiparato e le associazioni di promozione possono offrire ciò che , citando Rodotà che citava Sen, si potrebbe chiamare un “ambiente abilitante”: terreni in diritto di superficie su cui costruire, facilitazioni e consulenze per ristrutturare e adeguare, gli appartamenti, assistenza legale nella stipula di contratti.

I soggetti di promozione sociale
Rientrano in questa dizione sia le associazioni di volontariato sorte per assistenza ad anziani e/o soggetti fragili, Fondazioni che pur non avendo obblighi statutari o vincoli testamentari hanno scelto questo impegno, le associazioni di famigliari di persone con particolari patologie, ( Parkinson, morbo d’Alzheimer).
Potrebbero essere i primi promotori di forme residenziali, diverse dell’abitare protetto totale, per offrire a queste persone una qualità di vita dignitosa, relazioni soddisfacenti, un’adeguata assistenza e cura, con un peso economico più ridotto. Possono essere soluzioni di cohousing, articolate in modi diversi, in relazione patologie e loro livello di gravità.
Possono essere condomini solidali in cui l’individualità della’appartamento trova compenso nella rete solidale dell’edificio
Ove il bisogno assistenziale prende peso, il soggetto pubblico assume una rilevanza diversa, qualunque sia la forma di intervento adottato, in gestione diretta o in forma convenzionata o accreditata.
In questa esemplificazione rientrano anche i soggetti del terzo settore, più riconoscibili come impresa sociale.
Il mix che si può creare può avere pesi diversi, ma l’attore promotore rimane l’associazione o fondazione

L’ente pubblico
Il ventaglio di possibilità nella disponibilità del soggetto pubblico o ad esso equivalente (ASP, Fondazioni con obblighi di assistenza- ad esempio quelle bancarie-le ex IPAB), è amplissimo.
Si parte dal patrimonio di edilizia abitativa a vario titolo (case popolari, ERP) sino a giungere alla possibilità di ristrutturazione con cambio di destinazione di edifici non più utilizzati, sino alla riconversione anche degli attuali servizi residenziali.
Le variabili in questo quadro sono tante e coinvolgono i diversi settori ed enti in cui si articola la Pubblica Amministrazione, dai Comuni alle ASL, dalle Regioni alle Agenzie di gestione del patrimonio abitativo e a tutti gli altri enti che possono avere voce in capitolo, con la consapevolezza delle difficoltà di individuarli tutti.
Qui, come primo punto, si misura l’efficienza di una PA nel risolvere con un obiettivo preciso le pastoie burocratiche.
Il secondo punto è una sfida di efficacia. Dall’assegnazione delle case di edilizia popolare alla loro gestione eliminando soprusi, truffe, “previlegi” incancreniti può la PA, per i cittadini aventi diritto, offrire una possibilità di scelta da monitorare nel tempo perché sia sempre adeguata e dovuta e non diventi una trappola con una sola via d’uscita: dalle case popolari alle residenze assistenziali.
Il terzo punto richiama la PA a svolgere un ruolo di coordinamento, di promozione, di laboratorio verso un unico obiettivo, che riporta al punto iniziale: offrire ai cittadini anziani un’offerta abitativa adeguata, sotto tutti gli aspetti.
Questo quadro, forzatamente schematico e non esaustivo, è stato costruito prendendo spunto dalle diverse esperienze fatte in Italia, Europa e altrove. 

Gli attori, le opzioni, i modelli possono integrarsi in maniera diversa in un tangram (2)
ecco play 4 tangramche però affronta e sostiene un invecchiamento degno di essere vissuto.

 

 

 

 

------------------------------

(1)Rinvio ad un interessante articolo apparso su Società della salute, “La casa come risposta alternativa alla residenzialità protetta” di Patrizia Pasini, Servizio Integrazione Socio-Sanitaria e Politiche per la Non Autosufficienza Direzione Generale Sanità e Politiche sociali Regione Emilia-Romagna.

(2)L’espressione è utilizzata da Stefano Ricci nel volume “ I requisiti di qualità dell’integrazione tra sanità e sociale” raccomandazione nazionale SIQuAS( a cura di Anna Apicella, Giorgio Banchieri, Franco di Stanislao, Lidia Goldoni, Veronica sabatini)  FrancoAngeli, 2013