10959450 10155228770060381 949450385887893002 nVolevo parlare di servizi, ma una serie di notizie, messaggi e video comparsi sui giornali e sui social network in questi giorni mi hanno fatto venire un dubbio: i vecchi adesso sono di moda?

Non si contano i film che affrontano i temi della vita di coppia e di una nubile o un celibe, in età avanzata. Almeno tre film di registi famosi sono usciti negli ultimi anni sull’Alzheimer, dal recentissimo e candidato all’OSCAR “Still Alice” di Wash Westmoreland ad “Amour” di Michael Heneke, passando per “ Una sconfinata giovinezza” di Pupi Avati (un elenco al sito http://www.gpvecchi.org/documentazione/film?start=5)

Ho recuperato gli ultimi tre messaggi social: una vecchia donna siriana, macilenta e sdentata, tutta coperta di scialli urla contro terroristi dell’ISIS in Siria; un blog “ Il corpo delle donne” posta una fotografia del sociologo Zigmunt Bauman e di sua moglie e l’autrice racconta dell’amore che li univa e che manifestavano in un incontro avvenuto anni fa; il terzo, in un servizio su un giornale si parla di un’indossatrice di ottantaquattro anni, che continua a posare per copertine e rivista, con settanta anni di carriera alle spalle. (trovate i link a fondo pagina).
Sono storie diverse, ma tutte, neanche tanto tra le righe, manifestano sorpresa se non stupore a fronte del coraggio e della saggezza della vecchia donna siriana, musulmana e credente, dell’amore e tenerezza tra i coniugi Bauman, del fascino e della bellezza che un corpo di ottantaquattro anni può ancora sprigionare, mettendo in conto tutti gli aiuti estetici che ci possono essere stati.
Ho presentato su questi spazi diversi libri in cui i vecchi, uomini e donne sono protagonisti di storie allegre se non addirittura comiche, di ribellioni alle logiche dell’istituzionalizzazione (i romanzi di Arto Paasilinna in primis), di ricerca di nuovi spazi.
I vecchi e i loro corpi e le loro vite in genere hanno fatto notizia se protagonisti della cronaca nera, se illustri personaggi, se un po’ “fenomeni”.
La sensazione è che qualcosa stia cambiando. Rimane la sorpresa che possano esserci queste realtà, ma con una curiosità positiva verso un mondo che non si conosce.
Perché nella scala valoriale imperante, quando si è vecchi si esce dalla normalità e si acquisisce uno stato sociale “apolide” appartato, in cui è solo possibile incontrarsi al suo interno tranne che non si faccia notizia per un qualche motivo.
Se fra poco più di un decennio gli ultra sessantacinquenni che non sono vecchi ma “giovani vecchi”(?) saranno un quarto della popolazione forse tutto il sistema dell’informazione e della comunicazione in genere dovrà rivedere le proprie “scalette”. Se no chi comprerà i giornali in cui si parlerà solo degli altri?
Dovranno cambiare molti paradigmi e molto parametri.
Non faranno più notizia due persone alle prime nozze a settanta anni, né partecipanti a gare sportive ultraottantenni, né una donna che viaggia da sola per il mondo in un’età in cui dovrebbe-secondo certi parametri- fare la ninna a casa sua, né una persona che si laurea in tarda età, per la prima o la quinta volta.
Se cambiano le priorità dovranno cambiare anche i contenuti, per quel tanto che una società di consumatori potrà permettere. Infatti, il vecchio “consumatore, festaiolo e crocerista” è già molto ricercato dalle agenzie.
I vecchi di tutti i giorni un po’ meno. Da tenere a distanza poi quelli un po’ stracciati e puzzolenti, perché senza casa e quindi senza doccia.
Se si prende atto che un quarto della popolazione fra poso sarà classificata anziana sulla base di una convezione che riguarda l’età, (vedesi il libro di Marc Augé) si dovranno abbandonare certi stereotipi, in base ai quali se si parla di vecchi si pesca la retorica dei vecchi nonni “saggi e pazienti”. No i vecchi, come tutti gli altri, possono essere buoni e socievoli, ma anche iracondi e intolleranti, onesti ma anche truffatori, bravi nonni ma anche pedofili. Sono persone normali, che a volte per difficoltà comportamentali perdono anche quei freni inibitori costruiti dalle regole di convivenza.
Il linguaggio deve cambiare.
La stessa abitudine, molto pelosa e falsa di chiamare i vecchi troppo spesso “nonni” in ospedale come per strada, sarà sempre più stridente ed anche offensiva.
Un esempio immediato.
Il video dell’anziana donna che si oppone ai miliziani dell’ISIS che propongo in calce nel sito proprietario di “you reporter” è intitolato correttamente “Donna anziana si ribella ai soldati ISIS. Sarete dannati”. Sul Corriere della Sera, dove è riportato, il titolo diventa “Nonna non ha paura dell’ISIS. Voi non agite in nome di Dio”. Due messaggi diversi.
Così citare l’età di un anziano che ha avuto un incidente d’auto o un malore per strada non solo sarà banale, ma sarà discriminante come quando si cita la nazionalità non italiana solo per coloro che commettono reati.
Nello stesso modo i vecchi non devono fare notizia perché abbinati solo al tema delle pensioni, come sperperatori del denaro pubblico a danno dei giovani (anche se la maggioranza non ci campa neppure bene con quelle erogazioni!)
Quando si parla di una sana educazione al benessere per ritardare l’invecchiamento, non è una forma di esorcismo per un’età che non si vorrebbe mai raggiungere, ma semplicemente, come per l’obesità o la troppa esposizione al sole, un consiglio per evitare pericoli e infortuni.
Infine di quanta l’informazione sui vecchi sia stata molto distorta in questi ultimi tempi, a livello politico e sociale, nonché economico lo conferma la scarsa attenzione che è stata dedicata ai servizi per la non autosufficienza di cui ho parlato in diverse occasioni.
Anche in questo caso si dovrebbe cambiare il paradigma dell’offerta di vita quotidiana che è data ai vecchi. Non può essere la solitudine, l’isolamento, l’ansia nell’affrontare i piccoli problemi di ogni giorno, nella casa, per strada, nei negozi, nei servizi sanitari, culturali, ricreativi.
La nuova attenzione dell’informazione dovrebbe proprio misurarsi con la “notizia quotidiana” da diffondere di uno stile di convivenza civile e solidale e non lasciare che questo sia racchiuso nella nicchia dei siti di solidarietà sociale.
La paurosa tendenza all’orrore nelle notizie, che si parli di persona o di animali, che sposta sempre più in alto l’asta dell’emozione negativa da suscitare non è adatta all’oggi, ma la sarà sempre meno domani, perché gli ascoltatori e i lettori avranno nel corso di una vita più lunga acquisito un sano rigetto all’esasperazione informativa.

http://video.corriere.it/nonna-non-ha-paura-isis-voi-non-agite-nome-dio/8d219270-b3b9-11e4-8ea5-42a1b52c991f
http://www.youreporter.it/video_Donna_anziana_si_ribella_a_soldati_Isis_Sarete_dannati

https://www.facebook.com/ilcorpodelledonne/photos/a.204431295380.262531.137025620380/10155228770060381/?type=1&fref=nf
http://www.corriere.it/foto-gallery/moda/news/15_febbraio_15/carmen-ritratto-14-anni-copertine-84-0228fe66-b52f-11e4-b826-6676214d98fd.shtml