Non si conoscono, non si parlano, dialogano tramite terzi, preparano il divorzio con l'aiuto di amici. Questa potrebbe essere la fotografia del rapporto tra governo e politiche sociali, che si trae a fine anno.

Purtroppo, a questo momento, ancora in sospeso la Legge di Stabilità per il 2015 sono aperti molti interrogativi sull'entità delle risorse, alle voci del "sociale": Fondi speciali (non autosufficienza, contro la povertà disabilità. Dopo il bonus Irpef di 80 euro in busta e il Bonus bebè sempre di 80 euro -chissà se 80 è cifra scaramantica- appare chiaro che finora vi sono stati interventi singoli, senza un quadro d'insieme.
Pronunciamenti, promesse e silenzio
Si parte dalla lettera, pubblicata sul sito del governo, dal premier, il 6 agosto(1) .
Parla di riforme: costituzionali, elettorali, del lavoro, della pubblica amministrazione, del fisco e della giustizia, poi ancora di politica estera, di spending revew, di sfida educativa e di Sblocca Italia, ma non di welfare.
Nel Patto per la salute, stipulato tra governo e Regioni all'articolo 5 si parla di assistenza territoriale e di integrazione sanitaria, senza però alcun riferimento a risorse disponibili per attuarla.
La Legge delega sul Terzo settore, pur sollecitata da più parti, è stata accusata di voler riformare di straforo il welfare. Ora, si dice, sarà la Legge di Stabilità ad esserne la levatrice.

Le ipotesi di riforma
Sono diverse sul tappeto le ipotesi di riforma del welfare, alcune anche integrabili tra loro, per i presupposti culturali e le ipotesi di sviluppo.

Si parla di welfare territoriale e locale per distinguerlo da quello "centralizzato" che vede le risorse erogate dallo Stato direttamente ai cittadini, frutto di una programmazione degli enti locali, che legge bisogni del territorio, e utilizza al meglio le diverse risorse disponibili economiche e sociali, pubbliche, private, famigliari, volontarie, no profit.
Su questa competenza programmatoria, nella discussione sulla Legge delega del Terzo settore, nasce una nuova specificazione " Welfare partecipativo" come riconoscimento di partecipazione- si presuppone con potere decisorio e non solo consultivo, perché già in vigore- di questi soggetti a tutte le fasi.
Si parla di welfare di comunità e associativo, legato all'idea di comunità di Adriano Olivetti- ad Ivrea negli anni '50/60 in cui il welfare è "capacità di legame e capacità nel legame" (2).
Vi è poi una nuova definizione "welfare generativo", elaborata ed anche registrata dalla Fondazione Zancan di Padova, che si sintetizza in cinque idee guida, le cinque R: raccogliere- redistribuire- rigenerare- rendere- responsabilizzare, richiamando tre valori essenziali: solidarietà , senso di responsabilità per tutti i cittadini ed eguaglianza per riservare per "gli ultimi della fila" un'attenzione privilegiata (3).
A queste si aggiungono altre ipotesi in cui, prende spazio maggiore la crescita dell'impresa sociale e del privato, profit e non profit, ad integrazione o sostituzione del pubblico.
Infine due richiami, anche d'ordine culturale e tecnico, che sono stati proposti all'interno di convegni, approfondimenti e ricerche.
L'IRS (Istituto per la Ricerca Sociale), in collaborazione con la Rivista Prospettive Sociali e sanitarie e il CAAP (Centro per l'Analisi delle Politiche Pubbliche)- ha illustrato un intervento su come sia possibile, ricollocando le risorse oggi impegnate, in particolare a livello centrale, affrontare più incisivamente i temi della non autosufficienza, della povertà e della disabilità (4). Sempre l'IRS ha introdotto, in una rilettura dello sviluppo inteso non solo come crescita economica, il tema della misurazione del "benessere", dove la "misurazione del benessere per orientare le politiche territoriali..." è strumento per migliorare l'efficacia delle politiche sociali.."
Sembra importante introdurre in questa disamina sullo sviluppo del welfare, alcuni percorsi di ricerca, che elevano il welfare da una concezione "lavoristica" per valorizzare il ruolo del capitale umano e sociale nella definizione di un'idea di crescita e di sviluppo.
Un'ultima chiave di lettura, adottata da studiosi ed operatori, facenti capo in primis al Gruppo Abele è nel " Welfare bene comune" mutuando lo slogan del referendum sull'acqua "bene comune", rivolta in particolare agli operatori del sociale (5). A questi si chiede di assumersi la responsabilità di fare "advocacy" (farsi promotore e attivamente patrocinare la causa di qualcun altro, per conquistare la fiducia nei servizi dei cittadini che li avvicinano e saper trasmettere agli stessi questa idea dello stato sociale.
In questo poliedrico mondo di idee e termini per costruire lo Stato sociale, partendo di fatto da un sistema "top down" che cerca di validarsi con esperienze locali (a dire il vero non molte) s'inseriscono altre esperienze, "bottom up" che propongono non tanto di definire un welfare, ma di sperimentare forme d'aiuto di prossimità e condivisione di valori, che nessuno degli attuali laboratori di ricerca italiani ha preso seriamente in considerazione, legati ai loro modelli di sviluppo.
Partendo dai referendum sull'acqua, passando per i tentativi di cohousing, sino alle recenti esperienze delle "social street", la prima delle quali è nata a Bologna, nel settembre 2013, per iniziativa e "necessità" di Federico Bastiani (6).
In questo panorama, certamente non esaustivo, emerge con chiarezza la dicotomia tra il mondo del lavoro sociale (operatori, tecnici ed esperti) e il mondo politico (partiti, parlamentari, ed amministratori), iniziata nei primi anni '90, quando, furono introdotti nelle ASL i processi di aziendalizzazione, che nel sociale, povero di mezzi e di risorse, si tramutarono in percorsi di esternalizzazione. In entrambi i casi esiste sempre un terzo escluso- paziente o utente che dir si voglia- il cittadino estromesso da ogni spazio di espressione e scelta.
La complessità della domanda e dei bisogni, la ricchezza delle ipotesi di riforma del welfare e della razionalizzazione degli interventi non possono stare in un #hastag, che privilegia una cultura dell'adesso, esemplare rappresentazione e sintesi della società liquida di cui ci parla Zygmut Bauman. Ma nell'adesso, dice il sociologo, e nella vita di fretta nascono tutte le incertezze e tutti gli interrogativi, che tanti inizi e tante false partenze alimentano ed esasperano. Da un obiettivo non raggiunto si passa ad un altro lasciando tutto in sospeso.
Questo vuoto è vissuto con grande preoccupazione e ansietà dai cittadini con le loro domande per le difficoltà crescenti ad affrontare condizioni sempre più complesse (non autosufficienza, malattia d'Alzheimer, povertà, il "dopo di noi"), ma anche dagli operatori del sociale pressati da mancanze di risposte, di risorse, di progetti, di programmazione a breve e medio termine.
Si è arenata anche la speranza di un ampliamento dei diritti civili e sociali che riguardano tutti i cittadini, anziani e disabili per primi, per i quali una legislazione laica garantirebbe il rispetto di scelte individuali, etiche e civili (convivenze, testamento biologico, fine vita) (7).
Anche questo, come previsto dal sociologo polacco, forse è stata una falsa partenza, che auspichiamo sia annullata nel prossimo anno, per ricominciare bene.

 

[1] -http://www.governo.it/Notizie/Palazzo%20Chigi/dettaglio.asp?d=76445

[2]- Prospettive sociali e sanitarie n.2.1 Supplemento al n.2, primavera 2014- In questo fascicolo si ritrovano altre definizioni, come "welfare aziendale".

[3]- www.welfaregenerativo.it/

[4]- I materiali di questi due convegni sono disponibili sul sito http://pss.irsonline.it/convegnowelfare/

5]     - Il documento base è scaricabile al sito http://www.gruppoabele.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4866

[6]- http://www.perlungavita.it/cinque-domande-a/550-federico-bastiani-socialstreet-dal-virtuale-al-reale-al-virtuoso

[7]- http://www.perlungavita.it/mille-parole-per-l-eguaglianza/626-laicita-e-stato-sociale-i-diritti-individuali-civili-costituzionali