Accessibilità” ai più ricorda l’accesso ad internet e ai siti. Accompagna il concetto di accessibilità un altro termine indicante un divario/discriminazione: digital divide. Il divario può essere generato da variabili tecniche (non si ha un computer o non si è raggiunti dalle coperture delle reti, o dal livello di condizione economica e d’istruzione, dall’età, dalla posizione geografica.

Accessibilità è anche nel dizionario della qualità dell’assistenza sociale e sanitaria  come una dimensione dell’adeguatezza del sistema a rispondere con equità ai bisogni dei cittadini.

Gli indicatori comunemente considerati per valutare la buona accessibilità sono i tempi d’attesa, una condizione d’eguaglianza delle persone a fruire di prestazioni e interventi di qualità (una delle motivazioni delle chiusure dei piccoli ospedali, inefficienti ed inefficaci).

Nelle regioni più avanzate nell’accessibilità sono state ricomprese procedure per facilitare l’accesso alle prestazioni specialistiche, per programmare in un solo giorno per i pazienti con situazioni complesse, il piano delle visite specialistiche, nel riunificare in un punto unico di prenotazione l’offerta di prestazioni, ove è l’urgenza la priorità, nella rapidità della consegna dei referti. In altre parole si è lavorato in questi anni per l’equità dell’accesso.

Trattare tutti nello stesso modo quando non siamo tutti eguali significa però creare delle altre diseguaglianze. Non tutti abbiamo le stesse capacità e le stesse risorse. In questo scenario d’egualitarismo, due aspetti colpiscono gli anziani, le persone con disabilità, le persone che hanno bisogno quotidiano d’assistenza perché non autosufficienti: il divario tecnologico e l’accessibilità intesa come possibilità di arrivare alle sedi delle prestazioni sociali e sanitarie con facilità, possibilmente con i mezzi comunemente usati (anche la camminata), senza dover ricorrere- o facendolo il meno possibile- ad aiuti esterni, siano essi familiari, volontari o mezzi di soccorso pubblico.

Gli enti locali e le aziende sanitarie sono impegnati, anche per la flessione continua delle risorse, a razionalizzare i propri servizi, accentrando, accorpando, riducendo. In questo processo rientra anche il salto qualitativo nell’uso delle tecnologie informatiche e della rete per velocizzare e risparmiare. Ma, c’è un “ma”, nuovo e vecchio, che s’ingigantisce. Pare che in questo processo riorganizzativo manchi un’attenzione adeguata alle esigenze e alle condizioni di quella parte della popolazione- gli anziani in primo luogo- che tutti sappiamo crescere progressivamente negli anni.

In questi anni la governance *, anche con troppi mutamenti a volte, ha preso piede nell’area della programmazione sociosanitaria, mettendo sul tavolo dei decisori i principi supremi che la devono orientare. Gli enti locali più sensibili e vicini ai bisogni della popolazione anziana, siedono al tavolo della programmazione. Il coinvolgimento delle associazioni di volontariato e di rappresentanza di queste fasce di popolazione è stato ampi o. Così riemerge, come in altre occasioni, un limite mentale che fa sì che le barriere, prima ancora che materiali o tecnologiche, siano culturali. Perché si è sempre attenti all’hardware ( i costi materiali) e non al software ( i costi umani o da mancata prevenzione)?

Alcuni esempi di queste discriminazioni, pur innovative e necessarie, si concretizzano proprio nelle Regioni più avanzate nel processo d’informatizzazione.

Gli accorpamenti dei Centri di prenotazione ed anche dei Centri prelievi, fa sì che si allungano le percorrenze per gli utenti. Quelli con difficoltà motorie e d’orientamento, che non hanno mezzi propri, che con fatica salgono sul vecchio autobus, magari sono anche soli, ma che più di altri fruiscono di questi servizi, devono rivalutare le loro abilità funzionali e spesso non riescono, neppure mentalmente, a riprogrammare l’uscita.
Se poi arrivano al Centro di prenotazione, spesso la calca delle file d’attesa si accompagna ad una scarsa disponibilità di sedie, poltroncine, possibilmente ergonomiche o comunque “accessibili” da anziani. Le “code” sono sempre nemiche degli anziani o dei disabili. Se si opera per diminuire le file occorre valutarne le ricadute sulle differenti esigenze degli utenti.
Sono poi gli stessi utenti che non accederanno al Teleprenota e neppure all’acquisizione via internet dei referti perché sempre per loro esiste anche un pesante divario nell’accesso alle tecnologie.
Sono possibili correttivi, che facciano gli anziani partecipi e beneficiari dei processi di riorganizzazione dei servizi?
Il primo quadro è nella programmazione territoriale. I quartieri della città non sono tutti uguali. I Centri storici sono in generale più abitati da anziani, ma altri quartieri, individuati dalle analisi demografiche lo possono essere, per caratteristiche o date d’insediamento. Queste variabili, in tutte le loro declinazioni, vanno valutate per le migliori risposte.
Un secondo percorso è nei rapporti con il Medico di Medicina generale che rimane quello più prossimo alle abitazioni. Almeno per le persone in assistenza medica programmata sono possibili le prenotazioni dirette, nell’ambulatorio medico, al momento della prescrizione? Non si affronta qui il tema dell’accessibilità degli ambulatori che si rinvia ad altra occasione.
Una strada già percorsa, ma sempre costellata di intoppi e limitazione è quella della possibilità di prenotazione degli esami di base presso le farmacie disponibili.

Potremmo tentare di definire un principio dell’accessibilità ai servizi di cure primarie per le persone anziane, assimilandoli alle altre prestazioni territoriali. Le prenotazioni, gli esami di routine, vanno portate il più possibile a casa di questi cittadini, anche con deroghe all’organizzazione generale. C’è sempre, in questi casi, oltre alla diminuzione dei costi umani, una diminuzione economica. Si pensi quante risorse si mettono in moto ( famigliari, operatori d’assistenza domiciliare, volontari) per gli accompagnamenti o l’attività di segretariato, che potrebbero essere risparmiate.
L’efficienza anonima spesso attiva costi nascosti, perché non iscritti nominativamente a bilancio. Darebbe importante farlo. Così, come ogni volta che, in una società che invecchia si modifica un servizio o una modalità d’erogazione bisognerebbe sempre parafrasare la centunesima domanda del questionario (1980) della King Fund Center(Communit health council visiting, Londra) sulla valutazione delle strutture per anziani: se fossi un anziano, (un invalido) mi verrebbe un vantaggio da questi mutamenti?*

*Il complesso delle strutture, delle regole e delle strategie che presiedono alla guida di un territorio o di un settore.