Mi sono riletta, per scrivere queste "Mille parole" tutti i precedenti articoli di questa rubrica e ho pensato che era giunto il momento di entrare nel merito dell'organizazione di alcuni servizi, per porre alcuni interrogativi, per condividere riflessioni. La mia area professionale è sempre stata quella organizzativa-gestionale: servizi residenziali, assistenza domiciliare, centri sociali e culturali e tutte le forme d'intervento che interessano gli anziani e la non autosufficienza. A lungo mi sono occupata della costruzione dei rapporti con gli ospedali, con i servizi territoriali sanitari, delle prime collaborazioni con il mondo dell'associazionismo.

Gli ultimi anni, per un diverso impegno professionale, l'incontro con i servizi è avvenuto nei convegni e nei corsi di formazione, nella partecipazione a gruppi di ricerca sull'integrazione sanitaria o sull'edilizia abitativa pubblica o assistita.
L'apertura di questo spazio on line e la necessità di alimentarlo costantemente, mi ha stimolato la lettura di diversi libri- molti li ho presentati, altri li illustrerò a breve- una presenza costante sui "social network", per informarvi su cosa si muove tra la popolazione "webbizzata".
Tutto questo nella cornice delle scelte o non scelte politiche di questi ultimi anni, sino alle più attuali, che suscitano molti interrogativi, proprio nell'area socio-assistenziale.
Nella mia riflessione si sono delineati alcuni contorni comuni alle diverse aree:
- sono entrati nel linguaggio e nella consapevolezza degli operatori termini come "centralità dell'anziano, umanizzazione, personalizzazione";
-nello stesso tempo, come ogni concetto che si tramuta in slogan, perde spesso spessore e traduzione operativa;
-la formazione del personale, in particolare quello assistenziale, le OSS, ha seguito nella maggioranza dei casi un percorso di specializzazione prestazionale più che di assunzione nella pratica di quell'idea del "prendersi cura" che i concetti sopra esposti avrebbero richiesto;
- la specializzazione tecnica di questi operatori, mancando una rivisitazione complessiva delle figure professionali e dei rispettivi ruoli e funzioni, ha acuito, salvo le disponibilità individuali, le tensioni con i professionisti più prossimi: le infermiere professionali, che , a loro volta , nel curriculum di apprendimento, devono confrontarsi con i medici;
- nella visione prestazionistica che ha preso il sopravvento in tutto il mondo della cura e della salute, l'assistenza agli anziani è quella che ne risente maggiormente. Una concezione prestazionistica -di cui LEA e i tanti auspicati( ?) LIVEA ne sono la dimostrazione- nell'ambito di un ospedale o una cura sanitaria può ritardare e impedire anche la guarigione, ma c'è sempre una possibilità di cambiare interlocutori. In un presidio assistenziale di lunga permanenza la concezione prestazionistica oltre ai danni di salute, sconvolge la vita quotidiana, annulla ogni identità e spirito di sopravvivenza;
-la concezione prestazionistica può salvare la relazione tra operatore e anziano, anche se questa è spesso legata alle attitudini individuali e quasi sempre negata dai tempi troppo stretti, imposti dal taylorismo assistenziale vigente;
-in questa logica efficientistica troppo spesso si preferiscono soluzioni (ad esempio ausili e presidi igienico sanitari), che, alleviando giustamente il carico di lavoro, sottovalutano l'impatto sull'anziano ( ad esempio nel caso dell'igiene) e il tempo recuperato non è utilizzato a beneficio dei vecchi ma del gestore che riduce il personale e delle industrie produttrici dei presidi, che premono per l'adozione;
-infine in questa logica si è indirizzata tutta l'organizzazione interna delle residenze assistenziali ed esterna, nei servizi socioassistenziali, sanitari e ospedalieri;
- anche l'elemento più hard di tutto il sistema, gli spazi fisici, le strutture, gli spazi esterni, se e quando esistono rispondono a questo obiettivo.
Questi sono gli aspetti più preoccupanti che appaiono dal panorama reso pubblico, pur nella consapevolezza che ci sono tante pregevoli eccellenze, che come sempre accade, con difficoltà sono sottoposte non dico a valutazione, ma neppure a peer review, con atteggiamenti autoreferenziali e improduttivi.
Ci sono però anche tante belle scoperte.
In un servizio, in cui la qualità è definita dalle attività del personale, emergono con forza le energie, le motivazioni, la carica umana e affettiva di cui gli operatori sono portatori, anche quando sono spesso costretti all'interno di limiti temporali troppo invasivi.
La voglia di sperimentare, di mettersi in gioco, di dare risposte alle aspettative degli anziani, anche a quelle non considerate bisogni primari, è un elemento costante.
Devo, con una piccola deviazione annotare che spesso nei luoghi di confronto, dai network sociali ai convegni, prevalgono, tra una popolazione a stragrande maggioranza femminile, gli uomini, spesso portatori di una ambizione leaderistica, non giustificata dalle reali doti conoscitive e professionali. Spesso questi soggetti indirizzano i dibattiti su aspetti tecnicistici e non tecnici, oscurando gli elementi sostanziali del "prendersi cura".
Questa carica è anche recepita dagli enti gestori, siano essi pubblici, cooperative o privati, anche se in questo rapporto sta uno dei nodi irrisolti che influisce sulla formazione del personale e sull'organizazione interna.
Le riflessioni sovra esposte posso unificarle in cinque aree:
- gli operatori ( selezione, formazione, aggiornamento, lavoro d'equipe)
- la centralità dell'anziano ( cosa significa, come evidenziarla, come valutarla)
- l'organizzazione interna alla residenza, ma anche il rapporto con i servizi territoriali e ospedalieri
- la struttura ( l'edificio, gli strumenti, le nuove tecnologie, gli ausili)
- il rapporto tra i diversi soggetti coinvolti (bandi di gare, costruzione dei progetti, valutazione d'ingresso e in progress).
Di questi temi si occuperà PLV, dopo la pausa estiva, cercando contributi esterni, se è possibile di giovani studiosi/studiose, che in questi ultimi tempi sono stati pubblicati o elaborati in sede di laurea.
Anche nell'assistenza agli anziani voci nuove di ricercatori, operatori, gestori sono utili e necessarie. In questi casi PLV sarà solo un'opportunità e una vetrina in più a disposizione per arricchire il confronto.