Quando agli inizi degli anni '80 iniziò il processo di de-istituzionalizzazione (forse anche l'unico) di cui ho parlato più volte, con la chiusura dei manicomi, degli orfanatrofi e brefotrofi, degli ospizi per vecchi a seguito anche dei numerosi scandali di maltrattamenti ai ricoverati, tra le prime conquiste furono iscritti il riconoscimento diritti individuali costituzionali: libertà di religione, credo politico, diritto al voto da potersi esprimere liberamente senza coercizione, parità di genere.

Successivamente altri aggiornamenti nella struttura residenziale, come normale luogo di abitazione dell'anziano assistito, portarono a liberalizzare gli orari di visita (troppo spesso poi ridotti) ad ammettere, in alcuni casi, la presenza di animali domestici.
Questo impegno fu assunto in quasi tutte le residenze per anziani e trascritto nella Carta dei servizi, che seppure in fotocopia, quasi tutti adottarono, non si sa in quanti rispettarono.
Laicità spesso è interpretata come indipendenza da una confessione religiosa, ma per la complessità dei rapporti e delle interazioni tra le varie branche del vivere e del sapere, ha una ricaduta a cascatasulla vista quotidiana, perché si è esteso il ventaglio dei diritti: oltre a quelli politici/costituzionali e a quelli civili compaiono le scelte di vita, individuali e di coppia, la possibilità di scegliere la forma e i contenuti della cura, le volontà di fine vita.

Quando si parla di servizi sociali, educativi, sanitari, parlare di laicità del welfare significa rileggere non tanto i diritti dei singoli astrattamente, ma far emergere contraddizioni e deprivazioni per le persone che vi accedono, anche se si richiede solo un qualche servizio o prestazione.
Nell'area anziani, bambini, persone con disagio mentale o altri in condizione di bisogno e/o di fragilità il "diritto di avere diritti" (copyright Stefano Rodotà) richiede una duplice attenzione: far sì che questo diritto sia rispettato e che nell'incapacità della persona di esercitarlo vi sia altro soggetto, preferibilmente scelto dal titolare, delegato a farlo.
La legge sull'amministratore di sostegno (legge n.6/2004 ) di cui si è parlato più volte in questo sito, come spesso è successo per gli istituti dell'interdizione e dell'inabilitazione, è in realtà applicata più in casi di natura economica che personale e sociale.
Restringendo ulteriormente il campo agli anziani, autosufficienti e no, in una realtà del paese variegata, è possibile costruire un proprio manuale di rispetto dei diritti "civili e costituzionali" adottando in "scienza e coscienza" la famosa domanda: "se ci fossi io al suo posto mi piacerebbe che...?", con l'onestà di non sovrapporre i propri valori a quelli degli altri.
Nel vuoto legislativo sulle convivenze ed anche sulla minor contrattualità che un anziano ammalato può avere, ci sono situazioni in cui è non solo una legge che può dare le opportunità, ma le condizioni che ciascun ente emette alla base dei propri comportamenti
Laicità allora cosa significa, quando è rispettata, quando è violata?
Ho costruito tre ambiti di ricognizione, apportando alcuni esempi, ma altri potrebbero essere ricordati, in cui il rispetto dei diritti discende da una visione laica dello Stato sociale:

  • le scelte individuali
  • le scelte nei percorsi di cura e di assistenza
  • le scelte di fine vita.

Le scelte individuali

Caso esemplificativo. Una persona ha scelto nella propria vita o ad un certo punto di essa, di convivere con una persona dell'altro sesso o dello stesso.
Quanto influirà e verrà riconosciuta questa volontà al momento di:
a) partecipare ad un bando per le case di edilizia pubblica,
b) richiedere assistenza personale in casi di malattia o di ricovero in ospedale,
c) scegliere con chi condividere la stanza in una casa assistenziale .

Questa situazione si presenta più spesso di quanto si possa credere, con sfumature su cui ci si sofferma con attenzioni diverse. Se sono due donne che chiedono di stare insieme, sembra normale, se sono due uomini si pensa subito ad un rapporto omosessuale e come tale da non favorire.
Se poi la richiesta avviene all'interno della struttura anche tra uomo e donna sorgono tutte le difficoltà, tra le prime quelle opposte dai parenti.
Chi tutela l'anziano/a e la coppia? Chi lo fa, scevro da pregiudizi, anche se non condivide l'orientamento?
Tutto il tema del diritto alla sessualità degli anziani, sostenuto teoricamente da tutti come qualità di vita, diventa, come in ogni sistema istituzionale chiuso, un tabù, non una libertà individuale.

Le scelte nei percorsi di cura e di fine vita

Alla fragilità, alla perdita di contrattualità degli anziani si aggiunge anche una possibile scarsa conoscenza delle opportunità create dalla scienza e dalla legislazione nazionale, prima di tutto il diritto alla scelta del percorso di cura, delle cure palliative al bisogno e del rifiuto dell'accanimento terapeutico.
Può sembrare una contraddizione, ma anche nelle RSA, dove dovrebbe esserci un maggior controllo sanitario e una conoscenza normativa, spesso c'è un abuso nella somministrazione eccessiva di farmaci, così come nel ricorso alla PEG (gastrostomia endoscopica percutanea). Quest'ultima troppo spesso può essere solo un accanimento terapeutico, giustificata da pseudo valori caritatevoli.
Risulta invece molto ridotto il ricorso a cure palliative contro il dolore, anche in presenza di casi eclatanti.
Analogo il tema del fine vita. Chi decide, nel caso non poi così raro, che non vi siano parenti? Se l'anziano non ha nominato un amministratore di sostegno o non ha redatto un testamento biologico chi decide, su quali valori e convincimenti?
In questi giorni tre notizie sono apparse sui giornali, che hanno suscitato un certo scalpore .

Il neurologo dell'Ospedale Gemelli, presidio simbolo dell'Università Cattolica, ha dichiarato che i suoi pazienti potevano scegliere di morire.
Giuseppe Maria Saba, medico sassarese di 87 anni, in pensione, già primario di Anestesiologia e rianimazione a Cagliari e Roma ha dichiarato, in un'intervista ad un quotidiano, di aver praticato l'eutanasia in un centinaio di casi, inclusi quelli del padre e della sorella.
Al di là dell'Atlantico, nel Canada francofono, è stata approvata una legge per i malati incurabili, molto regolamentata, ma in vigore.
Ritorno al mio ambito di ragionamento.
Io sono sicura che in molti servizi il tema è stato affrontato e discusso ed anche si sono concordate e sperimentate delle risposte.
Questo vorrei tanto fosse il contenuto di uno specifico progetto di qualità all'interno dei servizi o origine di un comitato etico. Sarei ben lieta di pubblicarlo.