Ultimo messaggio ai sindaci: gli anziani auto e non autosufficienti non sono una massa indistinta, ma sono tante persone e tante individualità. I servizi gestiti, direttamente o indirettamente, dalla pubblica amministrazione, o da altri soggetti convenzionati o anche solo autorizzati, devono garantire una risposta rispettosa della persona.


É possibile fare ciò se si esce da un'idea di qualità centrata sulla lista dell'esistente. Elencare o anche solo conservare nel tempo un progetto assistenziale, senza aggiornare ed innovare, significa essere sempre un passo più indietro delle esigenze e dei bisogni delle persone.
Vorrei sintetizzare in alcune riflessioni, questo mio convincimento, maturato sin da quando iniziai ad occuparmi di servizi per anziani, che oggi trova riscontro nei principi legati al dibattito ampio su salute e servizi: personalizzazione, umanizzazione, rispetto, appropriatezza.
Parto dalla mia idea, già espressa, della vecchiaia: è una fase della vita, in cui è più frequente, ma non ineluttabile, incorrere in patologie croniche o disabilità. La vecchiaia però non è una malattia per se stessa e quando la malattia si presenta si ha diritto a cure giuste e personalizzate.
Una diversa interpretazione fu dirimente quando si costruirono le prime RSA e furono redatti i primi progetti gestionali e organizzativi, con un moltiplicarsi di figure sanitarie e di logiche d'intervento ospedaliere. Trent'anni anni fa, lo ammetto, la mia non fu una teoria vincente.
Oggi si parla di prendersi cura e non di curare la malattia, tanto meno la vecchiaia.
Secondo punto, soprattutto per una amministrazione pubblica: è indispensabile garantire che i servizi di assistenza, in qualunque spazio siano erogati- territorio, RSA, ospedali ed altro- siano costantemente valutati con una griglia di indicatori aggiornata continuamente per corrispondere alla domanda, se e in quanto ritenuta concordemente giusta, per un miglioramento costante della qualità.
La valutazione è un principio basilare a 360 gradi. Riguarda le persone/destinatari dei servizi, l'erogazione dei servizi stessi, gli operatori, i risultati finali. Se la gestione è affidata, con diverse tipologie contrattuali- appalto, concessione ed altro- a soggetti terzi, la valutazione si estende ai bandi di gara, ai progetti partecipanti, al controllo nel corso del rapporto.
E' un concetto di valutazione dinamico. Purtroppo una cultura diffusa nel Paese- basata su norme e leggi- ha sempre privilegiato un controllo formale sugli atti e sui documenti, oggi più di ieri del tutto inadeguato, perché tutti i documenti di qualsiasi tipo sono reperibili su internet.
Questa cultura trasferita sui servizi alla persona è inadeguata e deleteria in tutti gli ambiti : anziano, spazi costruiti, progetto gestionale, organizzazione, risultati, ma soprattutto impatto sull'ambiente circostante.
Il perno su cui ruota il sistema dei servizi in questo contesto è l'anziano
La teoria delle schede valutative si basa sulla misurazione delle carenze, delle disabilità, delle patologie presenti.
Oggi è condivisa l'idea che ogni persona vive la propria disabilità o malattia , o meglio ancora matura una sua idea dell'essere sano, in modo molto personale, spesso anche indipendentemente da dati oggettivi per la medicina.
Sempre più riconosciuta è l'influenza del contesto sociale, economico e relazionale nel percepire la propria condizione di salute e di benessere.
Questo nel rapporto anziani e servizi cosa comporta?
Evitare, come si dice in altro articolo, di pensare che ci sono situazioni in cui non c'è più niente da fare: attivazione pratica , dice Tiziana Tresauro. Far sì che gli anziani agiscano autonomamente e non siano agiti dall'organizzazione, dai familiari, dai servizi. Poi significa ripensare sia l'organizzazione del lavoro nei servizi e la formazione degli operatori, chiamati a esaltare la risorsa e non ad estendere la disabilità.
Spazi e luoghi, autorizzazione al funzionamento e accreditamento. Tralascio la particolare procedura adottata dalla Regione Emilia Romagna per quest'ultimo istituto, sul quale ho tanti dubbi, ma non sufficiente conoscenze dei risultati, per una considerazione generale sui criteri adottati, fermi ad oltre 20 anni fa.
Le valutazioni sugli spazi e sul loro utilizzo si è troppo spessa limitata ad un controllo formale – in questo caso di metrature, logistica, organizzazione dei servizi- che hanno riprodotto purtroppo ciò che è successo nel nostro Paese con le diverse procedure amministrative e burocratiche.
Un moltiplicarsi di norme e di circolari, di interpretazioni specialistiche e di settore, che riportate all'interno dei servizi di assistenza, hanno complicato la vita a tutti, senza peraltro migliorare la qualità funzionale. Se non si parlano Vigili del Fuoco, Igiene pubblica, ingegneri strutturisti, commissione rischi naturali, con i responsabili della gestione, questi si troveranno a dover provvedere a salvaguardare la sicurezza degli anziani contro le norme di sicurezza degli organi preposti.
Oggi sulla valutazione lo sguardo dovrebbe essere orientato al futuro e, come già detto in altre occasioni, chiedersi se le tipologie residenziali assistenziali, siano ancora idonee a garantire qualità assistenziale, oltre economicamente sostenibili.
Interrogarsi sulla tipologia edilizia e sulla vivibilità degli spazi, oltre che sulla loro conformità normativa, significa cambiare requisiti e criteri, oltre che griglia di indicatori.
Infine la valutazione dei soggetti gestori. Sull'argomento ho per anni svolto seminari di formazione e consulenze specifiche, collocandomi su piani diversi:
redazione bandi di gara per enti pubblici e commissioni per la scelta di soggetti gestori;
elaborazione progetti organizzativi e gestionali per enti, profit e non profit, che partecipavano a gare;
programmi formativi per dirigenti pubblici e del terzo settore per la costruzione di progetti organizzativi e gestionali e per la valutazione dei progetti partecipanti a bandi di gara.
Riflettendo su quell'esperienze, si possono avanzare alcune ipotesi di valutazione dinamica:
all'interno dei bandi e dei progetti partecipanti prevedere una valutazione in itinere, dell'attuazione del progetto, perché dall'inizio alla fine, gli utenti cambiano e con loro bisogni e individualità; l'atto vincolante, il progetto adottato, dovrà essere aggiornato e garantire un ritorno informativo non solo sui dati gestionali (personale, ore di lavoro, formazione) ma sulla qualità assistenziale e il benessere degli anziani;
costruire un rapporto tra budget complessivo a base di gara e budget individuale dei singoli utenti, per premiare i miglioramenti e non la cattiva assistenza;
rendere pubblici i dati di questa operazione di controllo nel merito.
La valutazione non è solo un'esercitazione tecnica: é uno strumento indispensabile per la trasparenza amministrativa, per accrescere l'informazione e la consapevolezza dei cittadini e renderli partecipi, ma è soprattutto la condizione di tutela e difesa dell'anziano assistito.