Perlungavita.it compie quattro anni. Lascio agli altri valutare se sta crescendo bene o ha bisogno aiuto. Mi sono impegnata, nel corso di questi anni, con attenzione al mondo circostante, sulla base delle mie riflessioni e principi, ad individuare alcuni filoni d’intervento che mi sono sembrati innovativi e forse non sufficientemente all’attenzione

dei protagonisti del welfare: operatori, politici, studiosi, volontari, ma in primo luogo gli anziani stessi, per un loro interesse individuale.

In una società in cui le persone con più di 65 anni sono oltre il 20% con una previsione al 2043 di giungere al 32%, ( dati ISTAT- http://www.istat.it/it/files/2011/12/futuro-demografico.pdf) il tema dell’invecchiamento non potrà essere affrontato nei termini attuali.

La classe d’età dei maggiori di 65 anni, ancora presente nelle rilevazioni demografiche generali non ha riscontro nella reale condizione delle persone. Oggi la vecchiaia- intesa come età in cui compaiono limitazioni funzionali significative- inizia dopo i 70/75 anni.

L’aumento della speranza di vita, -in Italia con le solite differenze regionali in 79,4 anni per gli uomini e in 84,5 per le donne- non significa automaticamente aumento di anni con disabilità. Rinvio anche a tal proposito al Rapporto ISTAT / CNEL denominato BES (Benessere equo e sostenibile) in cui altri temi, riguardanti gli anziani (salute, qualità dei servizi ed altro sono affrontati (http://www.istat.it/it/archivio/84348).

Posso riassumere i temi più presenti su PLV nel corso di questi anni in tre aree: innovazione e tecnologie, caregiver e servizi, prevenzione e azioni per ritardare l’invecchiamento.

La declinazione presenta scenari diversi: casa, famiglia, stili di vita, città, inclusione sociale, apprendimento, cultura e lettura. L’intento perseguito di messaggi positivi con informazioni, studi ed esperienze per vivere la vecchiaia non significa disconoscere le sue difficoltà. Credo, però, che la partecipazione di cittadini consapevoli e la trasparenza amministrativa sia il primo stadio della democrazia e del benessere individuale e collettivo.

In questa idea il sito ha continuamente allargato il numero dei collaboratori esperti, ma anche “ le voci dalla rete” con normali cittadini, operatori e volontari, per mantenere un contatto vero con la realtà circostante.

Le difficoltà per il welfare sono state molte, legate alla crisi economica e ad una concezione sviluppatesi in particolare negli ultimi decenni che reputa gli interventi pubblici per il benessere dei cittadini come superflui, da sopprimere lasciando tutto al libero mercato e alle risorse individuali, con correttivi minimi.

Ci troviamo ad iniziare il 2014 con una disponibilità, derivante dalla Legge di stabilità recentemente approvata ( n. 147 del 23 dicembre 2013), di 275 milioni nel Fondo generico per la non autosufficienza, ma in cui si precisa “ivi inclusi quelli a sostegno delle persone affette da sclerosi laterale amiotrofica” Per questa categoria di cittadini sono previsti altri 75 milioni di euro vincolati “ per interventi d’assistenza domiciliare per le persone affette da disabilità gravi e gravissime..”.

Sorvoliamo su questa tradizione nazionale di “programmazione compassionevole” così come con il metodo Stamina, si fanno le “cure compassionevoli” sull’onda dell’emozione mediatica. Sono cifre irrisorie: in qualche Regione vi sono integrazioni, in altre non si procede con puntualità alle erogazioni statali.

Vi è un'altra “benefica elargizione” nel Fondo per le politiche sociali di 317 milioni, con una riduzione di 20 milioni rispetto al 2013.

Perché questa carrellata?

Sintetizzo in due motivi, uno politico e uno potrei dire culturale/progettuale.

Quest’anno ci saranno due importanti tornate elettorali: le elezioni europee e quelle amministrative italiane, che coinvolgono oltre 4000 comuni.

L’Unione Europea è stata più volte chiamata in causa per le scelte economiche e sociali imposte ai propri membri, per un’idea dello sviluppo molto discutibile.

I Comuni, dal canto loro, sono attori principali nelle scelte di politica sociale e sanitaria, ma soprattutto, come ha detto la Commissione europea, se si vuole introdurre “la salute (welfare NdR) in tutte le politiche”. Questo è il primo stadio per l’eguaglianza di tutti i cittadini e per le fasce più a rischio e il motivo di queste “Mille parole per l’eguaglianza” un po’ atipiche.

I temi del benessere della popolazione non dovrebbero essere preoccupazione solo di un ministero o di un assessore comunale o regionale ( chissà cosa succederà alle Province), ma obiettivo di tutti i cittadini, ancor più se hanno scelto la politica come luogo d’impegno e di lavoro.

Nessuna mania di grandezza o di presunzione, non ritengo che queste righe possano spostare qualcosa. Vorrei solo fornire a chi mi segue qualche idea su come leggere presente e futuro del nostro stato sociale.

Sulle risorse economiche e sulla loro insufficienza, con buona pace dei politici che si sono impegnati, posso solo dire che denunciano una visione miope, ristretta e arretrata del tema. I paesi cresciuti, anche nella crisi, Germania compresa, hanno investito nel welfare, nella scuola e nella ricerca, mentre l’Italia arrancando su fumoserie e scelte emozionali o “di pancia” come l’IMU.

Il secondo motivo culturale e progettuale riguarda le politiche degli enti locali.

Nell’attesa di conoscere più dettagliatamente i programmi dei candidati sindaco, almeno nelle città più importanti – 14 città oltre i 100.000 abitanti di cui cinque anche capoluoghi di regione, alcuni amministratori delle quali sono al centro del confronto politico, come Firenze e Bari- parto da ciò che leggo nella mia città. Tanti silenzi e tante liste della spesa.

Anche dove i servizi sono presenti ha prevalso la concezione del welfare riparativo, quella -come in sanità- che porta ad intervenire quando già la disabilità/patologia è avanzata, investendo ingenti risorse in tipologie assistenziali, sulle quali una riflessione sarebbe doverosa.

Come si può pensare tra 10/20 anni di poter garantire un’assistenza per la disabilità cronica solo in servizi residenziali? Come si può estendere giustamente a soggetti diversi ruolo e responsabilità di gestione, senza attivare programmi adeguati di valutazione, trasparenti e a conoscenza dei cittadini? Come si può lasciare che il giusto concetto di domiciliarità pesi solo sulle famiglie e sui caregiver, siano anche “badanti”, perché non si è progettato un welfare flessibile  a più ingressi?

Come si può lasciare alle associazioni di volontariato, benemerite, ma a rischio continuo d’autoreferenzialità, l’impegno a programmi d’inclusione sociale, senza adeguare la città, le sue strutture, i suoi servizi ad essere accoglienti, inclusivi, sicuri, accessibili, ricorrendo anche alle tecnologie digitali?

A questi interrogativi PLV cercherà di dare informazione e conoscenze per costruire risposte, nel corso dell’anno. Spero di trasmettere qualcosa di nuovo e interessante.