Tecnologie, nuove tecnologie, ritardi dell’Italia sulle tecnologie. Sono termini ripetuti all’infinito sui giornali, in radio e televisione, in ogni spazio in cui si racconta  qualcosa.

Nell’area welfare e servizi possono avere declinazioni e significati diversi in relazione al campo di applicazione e alle discipline.

Rinvio ad una voce di Wikipedia, l’ormai insostituibile enciclopedia on line, libera, (free) finanziata dagli utenti e senza sponsor, per spiegazione ed esemplificazione.[i]

Su questa pagina  si possono poi utilizzare tutte le parole chiave e anche le sigle, spesso in inglese che individuano  il settore d’intervento

I ritardi nelle nuove tecnologie nel nostro paese riguardano sia le infrastrutture, cioè i pilastri su cui la diffusione di informazioni e comandi può trasmettersi, sia l’adozione, con i diversi programmi, nei vari settori.

Il welfare e tutta l’area sociale, sanitaria e assistenziale ad esso collegato è, salvo pregevoli eccezioni, fanalino di coda.

Influiscono diverse cause: la carenza di risorse, la frammentarietà del settore e delle esperienze del territorio, la carenza di approfondimento sulle applicazioni e i vantaggi, la difficoltà a coniugare utilizzo delle tecnologie, benessere dell’utente, possibilità di programmi personalizzati.

E’ spesso assunto come alibi la “freddezza della tecnologia” in rapporto all’umanizzazione della relazione personale, come se  i due livelli fossero alternativi e non complementari.

Brevemente, perché chiederò ad esperti o utilizzatori di nuove tecnologie, di raccontare e spiegare, più nel dettaglio, le possibilità, accenno qui solo alle grandi aree d’intervento:

· l’utilizzo individuale di strumenti digitali -dal cellulare al tablet (tavoletta) ai telecomandi per far funzionare apparecchi e strumenti, alle apparecchiature del telesoccorso- per mandare messaggi anche d’aiuto, parlare, ascoltare, raccontarsi;

· l’adozione di strumenti e impianti per la sicurezza (security) della casa e degli spazi -conosciuta come domotica o casa intelligente- che interviene sia nella gestione degli impianti (riscaldamento, acqua luce, porte, tapparelle) con i relativi sistemi di allarme, che permette di superare difficoltà e handicap personali;

· adozione di strumenti e ausili per sopperire a carenze sensoriali e fisiche- tecnologia dell’assistenza- che rendono possibile una vita indipendente;

· utilizzo di programmi e strumenti nell’organizzazione dei servizi, dalle procedure alle informazioni da condividere, dalla gestione del personale e alla condivisione dei PAI ( piani assistenziali individuali).

Su questa fotografia sintetica del possibile utilizzo delle tecnologie sovrappongo, come esempio, un servizio-l’assistenza domiciliare- qualunque sia la denominazione che adotta e le professioni che coinvolge.

L’adozione di diverse applicazioni e strumenti di tecnologie avanzate nel settore iniziarono sin dagli anni ’80, con un’accelerazione, come per tutto il settore,  negli ultimi anni.

Le  mie argomentazioni a favore dello studio, adattamento  e dotazione nei servizi di strumenti, programmi, procedure tecnolgiche, partono dall’idea che si debba aver sempre  come obiettivo la ricerca, la conoscenza e l’aggiornamento continuo su:

· tutto ciò che può servire per rendere autonomo l’anziano  o il disabile, o chiunque abbia un handicap di qualsiasi  genere e origine;

· tutto ciò che serve ad aiutare, garantire la possibilità di permanenza al proprio domicilio delle persone, in una condizione di sicurezza e di assistenza accettabili ( termine su cui vale la pena di discutere) inserendolo all’interno di un Piano assistenziale individuale, non diversamente dall’intervento degli operatori o dall’erogazione di farmaci, con gli stessi criteri anche economici, con cui questi sono assicurati;

· tutto ciò che a livello di organizzazione e gestione del servizio permette agli operatori di accedere e aggiornare in tempo reale le informazioni sull’utente per una miglior assistenza;

· tutto ciò che consente di rendere efficiente organizzazione e gestione amministrativa, per liberare risorse umane ed economiche , a favore dell’assistenza diretta alla persona.

Traducendo quanto detto in una  proposta di qualità assistenziale, direi che la tecnologia è al servizio della persona e dell’operatore, va utilizzata perchè chi ha disabilità o anche solo a rischio di emarginazione possa acquisire autonomia, perché nell’organizzazione siano superati sprechi e sovrapposizioni.

Uguaglianza e autonomia sono il traguardo più importante che una persona  con difficoltà possa conquistare.

Corretto utilizzo delle risorse a favore degli utenti e del personale e non del sostentamento di una struttura organizzativa non efficiente, dovrebbero essere l’obiettivo di ogni gestore pubblico  e privato.

In AD, ma anche nei servizi residenziali, vi sono spazi enormi d’intervento per l’utilizzo delle tecnologie, nell’obiettivo del mantenimento a domicilio della persona, con un’assistenza adeguata e in condizioni di sicurezza e protezione

Richiamo solo alcune delle possibilità

  1.  adattamento della casa, dei suoi servizi, dei suoi impianti, dei suoi arredi,favorendone la fruizione completa con tecnologie adeguate (telecomandi per tapparelle, letto, mobili,-illuminazioni adeguate, sistemi di allarme fumo incendio allagamento ecc.
  2. introduzione di ausili per l’autonomia e la sicurezza individuale ( assistive technology)
  3. sistemi di comunicazione permanenti con i presidi assistenziali individuati per l’emergenza
  4. gestione tramite idonei strumenti, nella dotazione di ciascun operatore, per poter accedere al  domicilio, registrando la presenza e collegandosi all’archivio centrale, con tutte le informazioni  necessarie sulla persona da assistere, aggiornata dopo ogni intervento assistenziale
  5. gestione centralizzata in tempo reale della presenza degli operatori sul territorio, anche per far fronte ad ogni emergenza o assenza.

Sono solo alcune ipotesi di lavoro. Richiedono però la presenza di alcune condizioni basilari:

· una cultura dell’innovazione che sappia cogliere, rapportandola al quotidiano, le opportunità che le nuove tecnologie possono offrire. Ciò significa che ai vari livelli siano gli operatori in primis a saper valutare le potenzialità di una simile pratica;

· una  cultura gestionale( pubblica e privata) che adotti le tecnologie disponibili per razionalizzare e valorizzare gli interventi. Ad esempio perché nei bandi per la gestione dei servizi non si richiede ai soggetti partecipanti un obbligo a dotarsi di questi programmi?

· una formazione e preparazione degli operatori sia nell’ uso elementare di strumenti digitali, sia nella conoscenza delle offerte di ausili. Gli operatori sono il tramite indispensabile per mettere in relazione l’anziano, lo strumento e- in un livello  più alto- il produttore/tecnico/ adattatore/ installatore. In questo ruolo indispensabile sta il potenziamento della tecnologia per l’autonomia e dall’altro la valorizzazione della relazione personale utente/ professionista.

Questo della formazione, competenza e aggiornamento degli operatori,  rispondente alla domanda odierna delle persone, sarà al centro della prossima riflessione.