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Aspettando cosa? Continuando la metafora del teatro di Beckett forse il welfare, come Godot, non esiste davvero, almeno negli ultimi10 anni.

O forse, ancora una volta chiamando in aiuto Claudio Lolli e il suo “Aspettando Godot”:

“La morte mi ha preso le mani e la vita, /l'oblio mi ha coperto di luce infinita, /e ho capito che non si può, /coprirsi le spalle aspettando Godot” e  allora quando il welfare sembra destinato a scomparire :” ho incominciato a vivere forte, proprio andando incontro alla morte.

Con questa divagazione musicale entriamo nel merito di questa preoccupante fasi che stiamo vivendo.

Nelle riflessioni dello scorso scritto abbiamo tentato di costruire un decalogo su cui iniziare a parlare di welfare.

Questa volta tentiamo di costruire un decalogo sui servizi alla persona che facciano propri non solo principi e requisiti definiamoli “fast” ma anche quelli soft, con riferimenti a termini illustrati , sulle pagine del sito , anche in questo aggiornamento.

Credo sia condiviso che oggi il requisito “soft” nei servizi di cura e di assistenza- da quelli sociali a quelli sanitari- sia nella relazione che si instaura tra persona e operatore non solo secondo i canoni di una civile conversazione.

 La relazione, pur nei due ruoli diversi e che tali devono rimanere, significa coinvolgimento della persona, partecipazione alle decisioni, condivisione delle scelte e delle responsabilità (non certo quelle tecniche), ma quelle su rischi, opzioni etiche, culturali e religiose.

Provo allora a costruire un possibile decalogo dei servizi alla persona. In specie quelli per anziani, saccheggiando e sfruttando (e ringraziando) i colleghi e gli amici di SIQuAS e di Slow medicine e tanti altri  impegnati su questi temi.

Partendo, dal precedente decalogo, dai punti:

  1. La costruzione di raccomandazioni, linee guida su gli aspetti più rilevanti della qualità assistenziale………
  2. Una lettura e conseguente adeguamento di tutte le pratiche assistenziali (sociali, sociosanitarie e sanitarie) amministrative e normative inappropriate……………..

 

le prime misure sono trasversali a tutti servizi e vogliono concretizzare quanto sopra indicato.

1.     Le persone, fragili per età o pluripatologie o patologie complesse devono poter godere di percorsi facilitati e protetti all’interno  dei diversi presidi sociali e sanitari

2.     Nell’equipe di assistenza di queste persone, deve essere nominato uno tutor, preferibilmente il MMG, eventualmente affiancato da  altro operatore, responsabile/i della complessità, compatibilità, idoneità delle prescrizioni farmacologiche e diagnostiche, dei percorsi, dei tempi e delle procedure. Nella stessa equipe, qualora le prestazioni siano erogate da soggetti terzi al servizio pubblico, dovranno essere previste forme per il loro coinvolgimento

3.     Tutti i servizi sociali e sanitari chiamati ad intervenire devono concordare modalità, idoneità e continuità nelle loro prestazioni senza  sovrapposizioni, contraddizioni o carenze negli orari, nella continuità assistenziale, nell’appropriatezza

4.     Le pratiche assistenziali previste devono essere rilette  alla luce degli esami prescritti e richiesti, della loro periodicità e ripetività, della consistenza delle liste d’attesa, qualora esistano

5.     I percorsi e piani  terapeutici e assistenziali devono essere concordati  con la persona e suoi eventuali caregiver

6.     Ognuna di queste pratiche deve essere sottoposta ad una valutazione di appropriatezza ed efficacia durante tutta la sua applicazione.

Un altro blocco di requisiti riguardano  i servizi per gli anziani, al domicilio, presso i centri diurni e le strutture residenziali

7.     Il domicilio significa la casa dell’anziano. La necessità e l’opportunità di dotarla di ausili e attrezzature non deve snaturarne l’essenza. Le prestazioni, nelle modalità  con cui sono erogate, devono rispettare lo stesso principio.

8.     L’assistenza agli anziani al domicilio deve essere erogata, garantendo al massimo la continuità assistenziale nelle 24 ore e assicurando lo spostamento degli operatori e non viceversa,  per consentire la permanenza a casa

9.     I servizi residenziali dovranno essere ripensati con criteri urbanistici,edilizi, ricettivi e d’arredo in grado d’assicurare ambienti, spazi, clima, tempi e orari domestici

10.  Tutti i servizi e le prestazioni per le persone anziane dovranno essere sottoposti ad una attenta rivisitazione nella loro modalità di offerta e di gestione. Sono cambiate le tipologie delle famiglie e degli individui, compresi  quelli che stanno invecchiando che richiederanno servizi

L’attuale modello  di offerta assistenziale sul piano organizzativo e gestionale, pur con tutte le sue modifiche e innovazioni è ancora innescato sulle principi e  scelte degli anni ’80 e può essere descritto come una progressiva istituzionalizzazione che ha dimenticato le battaglie degli anni precedenti contro questa segregazione.

Oltre ai dati sociodemografici dei singoli e delle famiglie e ora anche quelli economici  sono mutati  i contesti sociali, culturali, infrastrutturali e di servizio.

Gli ospedali ridisegnano la loro missione, è cambiata la cultura, le aspirazioni e il vissuto delle persone.. Non è pensabile che i servizi alle persone anziane mantengano la stessa varietà di offerta e la stessa modalità di gestione.

Una rivisitazione anche dei costi del sistema assistenziale deve in ogni caso- diventando un’occasione positiva- mettere in discussione anche l’impianto complessivo.

Forse è tempo di risalire alle origini e rivisitarne le finalità. Un esempio tra gli altri. Le case albergo che erano state  aperte dai servizi pubblici negli anni70 sono state travolte dall’aumento delle disabilità in concomitanza con  l’esplosione della percentuale di anziani .

A quella domanda assistenziale si rispose con le RSA e non con la salvaguardia del concetto di casa che quei servizi  richiamavano. Ora in molti paesi anche in Italia vi è un’inversione della domanda. Se si è non autosufficienti si cerca un aiuto a casa con la badante, anche per I costi delle RSA. Se si è autosufficienti – i cosidetti burocraticamente “giovani vecchi”- si cercano soluzioni anche al di fuori della propria casa che possano ospitare sino alla fine dei propri giorni.

Altro esempio: per le persone con disturbi cognitivi o diagnosi di morbo d’Alzheimer, si cercano in primo luogo risposte domiciliari, mentre negli anni passati,  con una legislazione in tal senso, ci si è orientati esclusivamente verso  i nuclei Alzheimer.

Forse sarebbe opportune rifletterci sopra.  Una cosa è certa. L’attuale organizzazione dei servizi ha costi molto alti, la cui riduzione può forse essere cercata in un cambio di modello d’intervento e non in una limitazione dell’offerta.