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Avevo aspettato l’esito della tornata elettorale per  aver una qualche idea di cosa ne sarebbe stato del welfare italiano e delle politiche per gli anziani. Mal me ne incolse. Siamo nel buio più nero, dopo una campagna elettorale  nella quale si è parlato dei servizi solo di rimessa: togliere l’IMU ai Comuni  significava  ridurre i servizi sociali “snellire lo Stato” perché troppo esoso nei confronti del cittadini, significava taglio dei servizi pubblici , il rigore nei conti pubblici significava  tagli lineari.

Sono andata a rileggermi anche il programma elettorale  del Movimento 5 Stelle, visto il successo registrato, per sincerarmi che non  mi fosse sfuggito qualcosa, che da parte dei votanti, concentrati sul benessere del paese, fosse stato colta una domanda di benessere sociale.

Welfare, servizi sociali, assistenza sono temi che non compaiono. Un paragrafo è dedicato ai temi della salute, con una serie di enunciazioni di carattere organizzativo e gestionale, quasi tutte condivisibili, con un apprezzamento del  criterio universalistico del SSN e con un rilievo sia sul decentramento regionale che sulla natura aziendale delle ASL. Niente però sulle prospettive di un SSN che, con  l’ andamento demografico ed economico previsto, anche eliminando sprechi e dismissioni inique al privato, sappia conservare il carattere universalistico e crescere in qualità .

In questa stasi, con un dibattito nel Paese e sui social network sulla idoneità/ capacità delle diverse formazioni a governare, provo a proporre un mio decalogo personale con obiettivi e programmi indispensabili, urgenti ma anche di prospettiva. Non con la presunzione di credere che possa dire novità, ma vorrei costruirmi una mia mappa mentale di analisi e approfondimento.

Mi chiedo: cosa servirebbe al welfare italiano, comprensivo di sanità, assistenza, servizio sociale?

Le prime tre misure sono trasversali a tutto il sistema paese, ma con ricadute pesanti sullo stato sociale.

1.     Una legge anticorruzione che  governi le spese per investimenti e per la  gestione, la scelta dei dirigenti tecnici e  gestionali del sistema dei servizi, dalla costruzione degli edifici, alle gare d’appalto, all’assunzione del personale.

2.     Una normativa contro l’evasione fiscale perché tutti contribuiscano secondo i loro redditi alla fiscalità pubblica, considerato che possano accedere a tutti i servizi sociali e sanitari.

3.     Un sistema di valutazione e controllo -trasparente, pubblico e condiviso- terzo e indipendente (diverso dal funzionamento delle attuali Autorità), delle performance, della qualità e dei risultati  dei nodi  (energia, trasporti, ambiente comunicazioni) dello sviluppo nazionale, includendo anche i servizi sociali e sanitari (e dell’istruzione e ricerca) come punti nevralgici della crescita.

4.     Una modalità di finanziamento del Servizio sanitario e dei servizi sociali  che garantiscano un corretto funzionamento, riconoscendone il ruolo prioritario e imprescindibile per la civiltà, lo sviluppo e la coesione sociale.

Altre quattromisure riguardano il sistema dei servizi sociali e sanitari:

  1. Una rilettura complessiva, aggiornata del sistema sanitario pubblico che riconfermi la natura universalistica, ma ne adegui il funzionamento sia alle mutate aspettative e percezioni che le persone hanno della salute , della loro partecipazione  e dei luoghi della cura, sia ai differenti principi di qualità gestionale, non sempre e non in toto riconducibili alle logiche privatistiche, con  una riformulazione  dei livelli essenziali di assistenza presenti nel sanitario e una approvazione  nel socioassistenziale, dei percorsi assistenziali, delle linee guida per le diverse patologie e disabilità
  2. Un piano nazionale stabile per l’assistenza alla disabilità e alla non autosufficienza, con responsabilità ed impegni sia da parte del soggetto pubblico che di quello privato, compreso il sistema produttivo, con coinvolgimento dell’economia cooperativa e del volontariato. Al proprio interno dovrebbero essere comprese norme per il riconoscimento del ruolo dei caregiver, la definizione delle figure professionali e della loro formazione permanente.
  3. Un piano nazionale per l’educazione e l’informazione sanitaria ad iniziare dalle scuole di ogni ordine e grado, che trasmetta principi di prevenzione, di corretti stili di vita e di alimentazione, di un uso corretto di farmaci,  esami servizi e prestazioni sanitarie e sociali. Segnalo l’avvio di luoghi, centri di studio e ricerca, profili sui social network in Italia e all’estero:http://www.slowmedicine.it Too much medicine | BMJ, http://www.choosingwisely.org/)
  4. Un Piano nazionale di promozione e incentivazione con risorse vincolate per ricerca, sperimentazione, innovazione nell’organizzazione e gestione dei servizi  sociali, sociosanitari e sanitari.

 Infine le ipotesi di lavoro a livello territoriale su cui  impegnare le Regioni, gli enti locali e le ASL:

  1. La costruzione di raccomandazioni, linee guida su gli aspetti più rilevanti della qualità assistenziale: integrazione sociosanitaria, continuità assistenziale sia nell’arco temporale delle 24 ore, sia nella presa in carico della persona, sia  nell’erogazione dei servizi e delle prestazioni.
  2. Una lettura e conseguente adeguamento di tutte le pratiche assistenziali (sociali, sociosanitarie e sanitarie) amministrative e normative inappropriate per il rapporto esistente da una parte  tra risorse impegnate e coinvolgimento richiesto al cittadino paziente (tempi, stress, dolore,rischi)  e benefici registrati.

Infine  fuori dal decalogo, ma come  obiettivo emblematico di un  paese  che vuole considerarsi civile, chiederei che sia garantito alle bambine, alle ragazze e alle donne italiane di poter raggiungere in salute gli anni della vecchiaia, senza essere sottoposte a questa strage continua, che non ci siano più le nuove Desdemona, Carmen, Pia de’ Tolomei (copy GiULiA- Giornaliste, Unite Libere Autonome- con una iniziativa teatrale a Milano)

Quindi tra gli appelli al nuovo governo vorrei inserire :

·              Un piano nazionale contro la violenza alle donne che preveda:

1.     Un osservatorio nazionale/regionale sui crimini contro le donne in quanto tali

2.     Un adeguato finanziamento per i Centri antiviolenza sul territorio e le “case sicure”

3.     La promozione di corsi di formazione integrati tra operatori  sociali a contatto con  le famiglie,  gli operatori sanitari del PS, le Forze dell’ordine che ricevano le denunce, i magistrati che devono pronunciare le sentenze in tempi adeguati  e farle rispettare.

4.     Un’educazione  e un intervento nelle scuole , sin dai primi anni perché sia acquisita una cultura e una pratica comportamentale , contraddistinta dal rispetto per  le ragazze, per la loro dignità e autonomia.