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“Non ci possiamo più  permettere uno Stato Sociale” Falso! -Prendo  in prestito il titolo di un libro del giornalista Federico Rampini- per sdebitarmi lo presento in altra parte- per commentare questa politica smemorata che parla di anziani, non autosufficienza, inclusione sociale come un problema a parte che niente ha che fare con lo sviluppo.

Siamo in un periodo in ebollizione- forse lo è sempre troppo per poter programmare- tra le primarie  in corso (Centro sinistra)o ventilate (Destra) ignorate dal Centro troppo affollato, per le scelte del candidato premier, l’approvazione della Legge di stabilità e del “decreto Balduzzi” tra eventi s pubblici, come il Forum sulla non autosufficienza che ci ha riguardato direttamente e miriade di opinionisti, spesso con tanti bla bla.

Ho deciso di andare alla fonte come si dice, per le interpretazioni “autentiche. Mi sono letta i programmi dei cinque  concorrenti del Centro Sinistra, ho visto il dibattito in televisione, per ragioni professionali ho ascoltato sia il video messaggio del Ministro Balduzzi che  l’intervento del sottosegretario Maria Cecilia Guerra e ovviamente ho letto il “bignamino” di Rampini.

Parto dal dibattito su Ski: Forse anche per l’indirizzo dato dal conduttore, ho potuto con assoluta tranquillità annotarmi che ha parlato di welfare e stato Sociale, nell’accezione di interventi per i più deboli: una volta Laura Puppato ha parlato di anziani e una volta Vendola ha parlato di disabili e welfare . Parole testuali e contate!

Nei programmi consultabili on line alcuni riferimenti che ho trovato, altri mi sono certo sfuggiti, presentati in rigoroso elenco alfabetico:

Pierluigi Bersani ( Il coraggio dell’Italia):

Uguaglianza significa guardare la società con gli occhi degli “ultimi”, ma è anche una ricetta economica per uscire dallarecessione...La difesa dei beni comuni (sanità , formazione sicurezza) è la risposta dovuta ai nuovi bisogni della comunità, riguarda il futuro dei nostri figli e merita una presa in carico da parte di tutti.

Laura Puppato (Un’altra idea di mondo):

“Come i bambini sono affidati a personale appositamente preparato, altrettanto deve avvenire per gli anziani, perché non è pensabile di lasciarli alla buona volontà delle badanti, persone rispettabilissime ma il più delle volte prive dei requisiti necessari. L’assistente per l’anziano (nelle strutture pubbliche e private o a domicilio) e per il disabile di tutte le età deve avere un titolo di studio a livello universitario o una preparazione specifica e la sua professione va remunerata di conseguenza.

 Matteo Renzi (Adesso):

Un welfare orientato all’obiettivo di consolidare la coesione sociale e contrastare ogni fattore di discriminazione non si limita a fornire ai cittadini in condizioni dirischio assistenza e sussidi economici secondo una logica risarcitoria, ma guarda in maniera dinamica e attiva alla valorizzazione di ogni persona come risorsa per sé e per la comunità, qualsiasi sia la sua condizione: anagrafica, economica, formativa, di salute. Così inteso, il welfare non si traduce in forme di sostegno episodiche, ma in un percorso di inclusione in un progetto di sviluppo e di “occupabilità” permanente (employability), recuperando risorse sociali apparentemente compromesse, creando opportunità di formazione e crescita continua, concretizzando l’aspirazione di tutti alla piena realizzazione della propria esistenza.

 

Bruno Tabacci (Italia Concreta):

Le politiche sociali ed economiche incentrate sulla difesa dei più deboli e sulla promozione di un sistema di pari opportunità richiedono che il merito diventi la bussola di una competizione positiva sul terreno della responsabilità.

Nichi Vendola (oppure Vendola):

Il welfare è stato il più importante contributo dato dall’Europa per lo sviluppo dell’umanità….ma una rete di protezione sociale e meccanismi di solidarietà alimentati dalla fiscalità generale per integrare le pensioni e portarle a un livello minimo di dignità. Per questo, occorre un nuovo sistema di welfare che non sia la pura riproposizione dell’impianto paternalistico, ma che promuova le persone e le loro opportunità, che riconosca l’autonomia di scelta professionale, intellettuale e artistica e che garantisca la continuità di reddito.

 

Aggiungo infine due stralci dal video messaggio[i]  del Ministro Balduzzi al Forum della non autosufficienza e dall’intervento del sottosegrario Maria Cecilia Guerra (questo preso dai miei appunti)

"La sintesi finale è fornire un forte sostegno alla fragilità in un quadro di efficienza e di rigore: è quello di cui ha bisogno il servizio sanitario nazionale nel suo insieme….Il SSN farà la propria parte e abbiamo 240 milioni destinati proprio a finanziare la non autosufficienza: fondi necessari per continuare ad erogare servizi in forma residenziale e domiciliare. E' molto importante che questi fondi siano spesi con appropriatezza e rigore, e siano tendenzialmente diffusi su tutto il territorio, quindi capaci di ridurre la disomogeneità che esiste tra diverse aree del Paese". ..”Aspetto basilare è l'integrazione operativa di cui si fa oggetto nel decreto legge 'Salute e Sviluppo', ma c'è anche la priorità di cercare gradualmente nel tempo di insistere di più sulla fornitura di servizi piuttosto che sul mero trasferimento economicoe, infine, una visione unitaria e integrata dei bisogni e dell'offerta.”

La sottosegretario Guerra nel suo discorso, proprio perchè dal vivo, è stata più coinvolta  nei problemi dell’attualità  con domande sugli ultimi due stanziamenti, previsti nella legge di stabilità di 300 milioni per le politiche sociali e 200 milioni per la non autosufficienza. Guerra ha ipotizzato le due linee di lavoro: Piano  strategico per affrontare la non autosufficienza, una riprogrammazione dei fondi ora dislocati in maggioranza nell’area sanitaria e in piccola parte su quella sociale, con una visione integrata delle risorse e delle professionalità.

Qual è la sintesi di questo quadro di opinioni e di enunciazioni? A parte alcune tesi tecnicistiche, in un linguaggio in cui si sommano parole inglesi ad una sintassi burocratica di partito o non sostenibili economicamente colte qua e là,  considerando anche la necessaria presentazione sintetica dei programmi, non c’è sembrato che welfare, anziani, non autosufficienza siano stati  protagonisti alla pari di altri temi. Dico a me stessa che  tutti pensano che il proprio settore non sia stato rimarcato, ma forse i numeri delle persone coinvolte hanno un loro peso.

C’è sicuramente un problema di risorse, ci sono aspetti  amministrativi e istituzionali, credo però che il ritardo maggiore sia culturale, nel non aver costruito in questi anni, anche tra le forze e i partiti più sensibili alle tematiche dell’uguaglianza,  dei diritti e dell’inclusione sociale una nuova visione dello stato sociale del terzo millennio. Si discute di metodologie, di statistiche, di strumenti tecnici, con scarsa  attenzione ai principi che dovrebbero sottostare anche alle norme tecniche.
In questa posizione mi permetto di inserire con tutta la delicatezza possibile, rischiando il non politicamente corretto, le associazioni di rappresentanza di disabili, pensionati, malati con patologie specifiche. Non è possible una gara tra chi è più  bisognoso di un altro o  ha più voce o forza mediatica.
Ci trasciniamo ancora la suddivisione delle opere di carità medievali, delle mutue di epoca fascista, delle frammentarietà dello stato assistenzialista. Non è questa la strada per fare dello stato sociale un nuovo soggetto etico e politico, da cui tutti si sentono tutelati non solo perché hanno un bisogno particolare in quel momento, ma perché sanno che sempre e in forme diverse lo Stato sarà presente per tutti , al momento del bisogno (Salvatore Natoli).

Già ne parlammo su questo sito[ii], abbiamo parlato anche di innovazione così come fanno tutti , ma anche su questo  probabilmente, se ci confrontiamo abbiamo idee diverse.

La domanda finale che mi pongo, convinta della lealtà e della adesione delle diverse fonti politiche citate ad un programma di sviluppo sociale, è la seguente:

Quanto si vuole rischiare, quanto si vuole sperimentare, quanto -dagli operatori ai politici ai tecnici- ci si si vuole  misurare su idee nuove? Quanto si ha voglia d’incontrare culture e saperi diversi?  Non sembra che anche in questo dibattito prelettorale, andando oltre la falsa democrazia di internet, si sia rischiato molto.

 

 

 


[i] http://www.nonautosufficienza.it/2012/11/19/17239/Un-piano-chiaro-e-mirato-sulla-non-autosufficienza-il-messaggio-di-Balduzzi-in-linea-col-Forum

[ii]http://www.perlungavita.it/index.php/note-e-pensieri/45-mille-parole-per-leguaglianza-/349-acqua-stagnante-circonda-la-non-autosufficienza-proposte-datate-e-silenzio-sulla-prevenzione-.htmlMille parole per l'eguaglianza