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Il Decreto legge 13 settembre 2012, n. 158 Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un piu' alto livello di tutela della salute.(12G0180), noto come decreto Balduzzi è uscito in Gazzetta Ufficiale il 13 settembre, accompagnato da molte polemiche.

La più diffusa denuncia “ hanno vinto le lobby” poi tra le lobby indicate ognuno mette la sua: quella della Coca Cola e dei produttori di bevande gassate, quella dei farmacisti, quella degli avvocati ( per la definizione di responsabilità dei medici) quella delle sale gioco con i  relativi oggetti droganti, quella dei supermercati eccetera.

Non siamo per le teorie dei complotti, ma sulle pressioni dei produttori di bevande gassate vi segnalo l’accordo tra Aziende Alimentari (Federalimentari) e MIUR ( Ministero della Istruzione, università e ricerca, per una cosidetta educazione alimentare nelle scuole. All’accordo passato sotto silenzio ha risposto il sito “ La scienza in rete” denunciando conflitti di interessi, cattiva informazione ed altro ancora.( http://www.ilgustofascuola.it/ http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/promozione-di-sana-alimentazione-0

Sono state tante le stroncature, compreso le accuse di colpi di mano quando il provvedimento era già sulla scrivania del Presidente Napolitano, che hanno indotto il ministero ad uscire con un suo comunicato di smentita.

Certo è che, lobby o no, la montagna ha partorito il famoso topolino. Sarà stata una manovra tattica sparare alto per ottenere qualche briciola, ma certo che questo non dà l’idea di un governo con le idee chiare, ma soprattutto con quei previlegi “da tecnici” che sono stati così rapidamente sbandierati per le riforme delle pensioni o del lavoro. Sia le liberalizzazioni svuotate che i provvedimenti di crescita evanescenti, i contenuti delle revisioni di spese (chiamate Spending revew, così possiamo vantarci di tecnici poliglotti!!) come il decreto sulla tutela della salute confermano che l’unica lobby che non potrà mai, purtroppo, essere accusata di avere fatto pressione è quella dei cittadini. Non aveva e non ha mai nessun protettore nei piani alti di questo governo, riconoscendo al Ministro Balduzzi serietà e competenza in merito, ma non certo potere.

In attesa di una stesura “pulita” e non di quell’assurda accozzaglia di rinvii, sostituzioni, integrazioni che per un comune cittadino rendono impossibile leggere e studiare i provvedimenti legislativi, giochiamo- per stare in tema- a “Shangai” con le norme prima citate:

Togliamo per primo il bastoncino sul tema della non autosufficienza che è sparito per primo. Ci prometteranno una norma dedicata onnicomprensiva?

Poi togliamo uno dopo l’altro i bastoncini sulle tasse alle bevande gassate (vedi sopra), quello sulle distanze delle sale gioco da luoghi “sensibili”, quello sugli spot pubblicitari in materia, quelli su quell’orribile mostro, dal punto di vista etico e contrattuale dei medici che si chiama “intramoenia”, la liberalizzazione delle farmacie. Se poi al decreto sommiamo le conseguenza della revisione delle spese, come denuncia l’ANFFAS, sono a rischio I servizi per 30.000 disabili mentre i ticket vari allontanano i meno abbienti da accessi ai servizi sanitari la cui spesa non è compatibile con il bilancio familiare.

Organizzazione sindacali, associazioni di volontariato unanimemente rivolgono al governo la critica di scarsa consultazione con la rappresentanza sociale, ma anche con gli Enti regionali, titolari della maggioranza delle competenze in materia sanitaria.

Sarà politicamente scorretto, ma la mia anima laica si chiede perchè il Presidente del Consiglio, così contrario a concertazione e partecipazione, si sia recato per sette volte in Vaticano a relazionare sulla crisi.

Aveva una sola giustificazione: cercare di coinvolgere il papa a spendere buone parole con la connazionale Merkel!.

Rimane formalmente, in attesa dell’approvazione parlamentare, il tema della continuità assistenziale, sinteticamente chiamata h24, che coinvolge I medici di medicina generale.

Sottolineo formalmente perchè questa misura richiedeva due supporti essenziali: risorse e maggiori vincoli per gli operatori sanitari.

Risorse aggiuntive dal bilancio nazionale non ce ne sono, quindi eventualmente le Regioni devono provvedere con propri finanziamenti. Analogamente per le forme organizzative dei poliambulatori è giustamente rinviata alla competenza Regionale, senza però che , anche in forma di investimento progettuale, vi sia un onere per lo Stato. Ciò significa che, poichè l’aggregazione di professionisti sul territorio, forme di poliambulatori come le Case della salute in Toscana, erano già previste, l’art. 1 del decreto potrebbe essere definito “pleonastico”.

Si è tutti consapevoli che le innovazioni-sia che si parli di integrazione socio-sanitaria, che di continuità assistenziale territoriale, che di deospedalizzazione- richiedono per l’avvio una maggior disponibilità di risorse, un investimento, che potrà nei periodi successive portare a risparmi.

Le innovazioni, in situazione statica, rischiano solo di diffondere malcontenti e creare inutili aspettative

Per anziani, persone con forte disabilità, malati terminali la continuità assistenziale è condizione necessaria per parlare di integrazione, di domiciliarità, di prendersi cura della persona, di dialogo e di relazione tra medico e paziente.

Si discute se un poliambulatorio con più medici in turno può compromettere questa relazione medico/paziente.

Ritengo che qualora essa esista ( e non è sempre assicurata) troverà maggior sostegno e coerenza se, in caso di necessità, ci si rivolge ad un collega medico nell’identica posizione professionale, che ad un professionista intramoenia, con una visione organizzativa e di cura impostata su altri parametri o ancor peggio ad un Pronto soccorso, in cui, pur con una giusta assegnazione dei Codici, si rischia di attendere ore, con tutti gli scompensi e I disagi che questo crea in un paziente fragile o di vedere, come recentemente riportato dai giornali, il congiunto con grave patologia degenerativa, ma anche forte ritardo mentale, incarcerato perchè nell’attesa in PS, per le sue patologie, aveva sfasciato mobili. E’ un caso limite, ma l’esperienza dei manicomi e degli OPG ci dicono che alla stupidità della burocrazia, all’ignoranza professionale e all’incuria non c’è limite.

In questo numero di PLV parliamo di famiglie con figli con disabilità intellitive e /o relazionali, di persone con Alzheimer, di familiari che assistono. Sono questi, in primo luogo i cittadini che hanno bisogno di riferimenti assistenziali costanti, di godere di relazioni profonde con chi cura, di non dover vagabondare per la città per un intervento che può anche essere banale, ma che in quel frangente e con quell paziente diviene essenziale,

Con una rete adeguata sul territorio di Associazioni mediche, anche plurispecialistiche, si possono anche rivedere i criteri di accesso al PS, con l’introduzione- senza remore etiche- di ticket per chi ne fa un uso improprio.