E’ un susseguirsi di ricerche, di dati della PA, di valutazione della Corte dei Conti. Hanno un’impressionante univocità: il Sistema Sanitario  Italiano, una delle riforma sociali che l’Europa e tutto il mondo  ci hanno invidiato, considerandolo un modello d’eccellenza si sta sfaldando.

Quegli invidiabili primati conquistati nella sconfitta della mortalità infantile,  nella speranza di vita delle donne e degli uomini, nella diffusione capillare su tutto il territorio dei presidi medici si sta sempre più deteriorando, non per la crisi economica e delle risorse, ma perché si ritiene di combattere  la crisi stessa tagliando il sistema di protezione della salute.

Mentre  dati  di fonti diverse dicono che  nei paesi il cui lo Stato sociale  è difeso e rafforzato, si soffrono meno le conseguenze  delle speculazioni finanziarie mondiali, in Italia si va in senso contrario.

Una recentissima ricerca Rbm Salute- Censis parla dioltre 9 milioni di persone che hanno dovuto rinunciare alle cure sanitarie per motivi economici nell'ultimo anno. Sono donne, anziani, famiglie con figli. Oltre una su quattro ha più di 65 anni, il 61% è di sesso femminile e in 4 milioni di casi vive al Sud o nelle isole.

Vi è un calo dei consumi che va a discapito soprattutto delle fasce più deboli della popolazione. Questo confermando il CENSIS, sostiene Giovanni Bissoni, presidente nazionale dell'Agenas, il quadro che sta emergendo nel nostro Paese, dove «sta succedendo quello che è accaduto già in altri Paesi come la Grecia, l'Irlanda e il Portogallo».

Dice la Corte dei Conti nel suo rapporto 2012 sulla Finanza Pubblica:

“Anche nel 2011 la gestione della spesa sanitaria presenta risultati migliori delle attese. A consuntivo le uscite complessive hanno raggiunto i 112 miliardi, inferiori di oltre 2,9 miliardi al dato previsto per l’anno e riconfermato, da ultimo, lo scorso dicembre, nel quadro di preconsuntivo contenuto nella Relazione al Parlamento. Per la prima volta da anni in flessione (-0,6 per cento), la spesa riduce la sua incidenza in termini di Pil, che passa dal 7,3 per cento del 2010 al 7,1”….. Se si fanno più consistenti, anche nelle regioni in piano di rientro, segnali di cambiamento verso una maggiore responsabilizzazione delle gestioni (grazie soprattutto ad un meccanismo di monitoraggio attento sia a garantire la copertura dei disavanzi, che a prevedere interventi in grado di contrastare l’emergere di squilibri strutturali), non mancano tuttavia segnali preoccupanti sul fronte della qualità dell’assistenza, mentre si ripresentano situazioni di squilibrio anche in realtà territoriali uscite da poco dai piani di rientro e minori appaiono i margini di flessibilità per tutte le realtà territoriali”.

In altri termini scende la percentuale sul PIL, che già era tra le più basse d’Europa , ma non siamo sicuri che  sia dovuto all’ eliminazione degli sprechi e non a tagli lineari di risorse, che mettono sempre più  a rischio un  livello di qualità di  assistenza accettabile. Inoltre, rincara la Corte dei Conti dilagano truffe emalaffare: per queste voci il danno erariale calcolato ammonta a 333 milioni di euro.

Conferma il rapporto dei Nas sugli ultimi due anni:  decine e decine di milioni di Euro di spese inutili e di maxi truffe ai danni dei cittadini nella Sanità italiana.Le indagini del biennio hanno prodotto 2.588 ispezioni, 760 denunce penali, 1.777 sanzioni, un sequestro il cui ammontare è pari a 20 milioni di Euro mentre ben 280 milioni sarebbero stati “sigillati” nelle cliniche. Un risultato spaventoso. Le strutture pubbliche sono quelle più interessate dal malaffare.

Chiudiamo questa carellata sulla Sanità italiana, costruita sulle ultime notizie e rapporti pubblicati  per affermare che c’è un’ambiguità di fondo  nelle modalità di diffusione di questa tragico quadro.

Sembra(?) si voglia suggerire che  con la privatizzazione del sistema  funzionerebbe tutto  a meraviglia, nascondendo sotto il tappeto le più recenti truffe del privato ai danni del pubblico, dal San Raffaele alla Fondazione Maugeri, da tutti i professionisti trovati nella totale illegalità operativa, sino alle varie truffe su farmaci e ricoveri, per non parlare della clinica Santa Rita di Milano ( a dire il vero Milano ricorre spesso, con la sua sanità di “eccellenza”, quasi a rubare il primato alle regioni con la criminalità organizzata).

Se si provasse a ribaltare il punto di partenza? Se si cominciasse seriamente a combattere gli sprechi e le truffe- perchè  molte volte queste, come quelle che riguardano  alcuni noti primari sono alla luce del sole, ma coperte da omertà, eliminando tutti gli anfratti normativi che consentono queste truffe non solo alle tasche, ma anche alla salute dei cittadini, comer l’attuale regolamentazione dell’attività intramoenia ed extramoenia?

Se l’intervento sulla sanità, il sociosanitario e il sociale fossero finalizzati a rafforzare il sistema di sicurezza pubblica, pur prevedendo e normando tutto il rapporto corretto con il privato?

Se si pensasse al welfare italiano, di cui la sanità è parte determinante, come luogo e occasione per combattere la crisi, per garantire equità e benessere ai cittadini e alla crisi come occasione per ripensare il welfare , il sistema dei servizi, il rapporto cittadino e istituzioni?

Se si affrontassero alcuni nodi critici come quelli dell’integrazione, delle professioni, della valutazione delle performance?

Se si riconsiderassero questi mostri giuridici e gestionali che sono divenute le ASL, che non hanno più memoria nel loro DNA, di quali erano  i principi etici di un servizio alla persona, in cui controllo dell’agire, partecipazione dei cittadini, responsabilità delle scelte di sviluppo e di benessere di una popolazione devono essere in carico a chi è scelto dai cittadini e non ai tecnici, che non sono meno casta dei politici attuali. Girano tra un ASL e l’altra, tra una Regione e l’altra, ma sui risultati delle loro gestioni si divulgano solo i dati dei Piani di rientro , non quelli del miglioramento del benessere e della salute della popolazione.

Le ASL sono datate  culturalmente e politicamente.

Si era nel momento dell’ubriacatura  della “privatizzazione, il paziente era un”cliente” ma che non poteva scegliere, il manager il toccasana di tutti i mali, anche se non erano i curricula o le performance i dati di merito, l’efficienza dei grandi numeri (posti letto, popolazione) sinonimo di risparmio.

In questi articoli di PLV si parla di sanità, di medicina di genere, di stato di salute del paese.

Proponiamo un quadro sintetico delle nostre fonti del web perchè l’apprendimento di notizie che riguardano tutti noi sia un processo partecipativo e non solo frutto di informazione passive.

LE NOSTRE FONTI

Da

http://www.pensiero.it/vapensiero/

XX fragile: il cuore delle donne.

http://www.giornaledicardiologia.it/articoli.php?archivio=yes&vol_id=1073&id=11752

Ritardare l’invecchiamento è possibile

Come la medicina spaziale ci insegna a conquistare la salute e il benessere

 

Da

http://www.doctor33.it/agenas-in-italia-come-in-grecia-ce-calo-dei-consumi-in-sanita

/politica-e-sanita/news-41315.html

Agenas, in Italia, come in Grecia, c’è calo dei consumi in sanità

Agenas: per spending review valutare qualità beni e servizi

 

Da

www.quotidianosanita.it

Censis. La crisi morde anche la sanità: nove milioni di italiani rinunciano a curarsi

Corte dei Conti: “Spesa sanitaria 2011 ancora in calo. Incidenza sul Pil scende al 7,1%”

Su questo sito si è sviluppata negli ultimi giorni una polemica e un dibattito serrato, trasferito anche su Facebook e altri social work su un libro di Flavio Insinna, conduttore e attore presentato in tanti talkshow Su FB  nel gruppo Slow medicine Italia, che ha seguito il dibattito, abbiamo sostenuto, a nostro parere, l’arroganza, la violenza sessista, la tracotanza espressa dall’autore.

Ve lo segnaliamo con il primo articolo apparso ne “lettere al direttore”

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=9202