Riprendo la parola “innovazione”, una parola logorata, un mantra svuotato, se non si ricomincia a riempirla di contenuti e concetti condivisi.

Al Forum di Bari[i], la domanda posta a tutti i 400 convenuti è stata: come reagire alle diseguaglianze e alle ingiustizie, all’attacco ai diritti, all’impoverimento dei servizi e alla scarsità di risorse, con idee nuove e incisive?

Già in questa sede[ii] ho affrontato il tema parlando in primo luogo delle aree su cui era necessario intervenire all’interno del sistema del welfare e dei servizi.

In quella nota richiamavo l’opportunità offerta dagli strumenti della rete per creare con un’intelligenza collettiva un confronto ampio tra amministratori, operatori, esperti, associazioni, semplici cittadini interessati al tema.

Il comparto sociale si confronta con gli altri settori chiedendo loro di porre attenzione alle esigenze di quest’area, con scarsi risultati; meno ci si attiva in senso opposto, intervenendo direttamente con un confronto- da tecnici alla pari- per investire, dei principi e delle scelte del sociale, gli altri settori.

Solo piccole nicchie di produttori ritengono i servizi sociali appetibili come investimento. Pesa la scarsità cronica di risorse di quest’area, ma anche la sua scarsa visibilità e presenza. Pesa l’idea che il sociale sia ancora- anche per i “cugini medici” assistenzialismo e pressappochismo.

L’unico servizio, perché assimilato ad un ospedale, che attira l’industria è la Residenza sanitaria assistenziale, senza che però si propongano scelte innovative negli arredi e negli ausili, dopo un primo scatto di 30 anni fa, per superare la tipologia ospedaliera.

Oserei dire che gli unici comparti che si sono sviluppati per gli anziani sono quelli più “consumistici”: la cosmesi, il turismo, la chirurgia estetica. Tutti apprezzabili e legittimi ovviamente, ma limitati e connotati.

Necessita confrontarsi perché “si spendano per il socioassistenziale”. Occorre saper dialogare con economisti e estensori di bilanci, per illustrare il settore e le conseguenze su tutto il paese che il suo depauperamento comporta, con gli informatici le aziende di tecnologie e farmaceutiche, per esplicitare esigenze e bisogni dei servizi per gli anziani, i non autosufficienti, i disabili i cronici, per la condizione personale e psicologica di questi cittadini, nella loro complessità anche di genere.

Occorre essere in grado di fare domande precise, di elaborare requisiti specifici, di mutuare, adattandoli alle esigenze del sistema dei servizi alla persona, i criteri di funzionamento e le logiche di altri comparti.

I campi da esplorare sono molteplici: il funzionamento dei servizi, la creatività e la sperimentazione, la relazione tra efficacia e costi dei servizi, il rapporto pubblico e privato ed anche una competitività sana, che faccia della qualità e del costo le referenze messe in campo.

Il funzionamento dei servizi

C’è un patrimonio enorme del sociale che anche l’area sanitaria comincia ora ad valutare: l’assunzione della relazione con il fruitore dei servizi come punto focale attorno a cui costruire piani assistenziali, programmi di socializzazione, percorsi d’inclusione e prevenzione.

Nel sociale, meglio funzionante, il “prendersi cura” è un principio da tempo assimilato e rielaborato. Cito, come esempio, l’introduzione nel linguaggio corrente del concetto di “domiciliarità” con i suoi principi, i suoi valori, i requisiti e i criteri che lo sostanziano, ma anche con la sua capacità di introdurre elementi diversi di funzionamento dei servizi. Uno per tutti la proposizione della RSA come risorsa a disposizione del territorio e non solo su esso collocato.

Ci sono però altri aspetti su cui occorre introdurre innovazioni, molto delle quali dipendono da conoscenza e utilizzazione diffuse di strumenti informatici, da una capacità di collegare azione e costi, di costruire progetti riproducili e durevoli.

Poiché non bisogna ogni volta partire da capo, prassi molto diffusa, ma utilizzare dati, studi e esperienze ormai facilmente reperibili in internet occorre ripensare:

·              Il funzionamento dei servizi domiciliari e diurni, modificando la logica delle prestazioni, delle rigidità e del transito tra i vari punti della rete assistenziale

·              La flessibilità dei servizi della RSA sia nei percorsi rivolti agli utenti interni che a quelli esterni

·              La dotazione di strumenti di conoscenza – cartelle, PAI- che rispondano non solo ad esigenze interne, ma in grado di colloquiare con l’esterno. In questo ambito occorre saper dialogare e anche qualcosa in più con i diversi interlocutori

·              Capacità di utilizzo delle informazioni presenti nelle diverse banche dati per programmare il fabbisogno di risposte

 Sull’importanza dell’utilizzo corretto, continuo e intelligente delle banche dati, si registra forse il ritardo maggiore dell’area sociale dovuto probabilmente alla scarsa familiarità con l’informatizzazione e un’assenza del sociale dal dibattito in corso sull’open data[iii] e l’open government[iv] . Si registra un’assenza dell’interlocutore dell’area sociale, in tutto il confronto aperto sul Fascicolo sanitario elettronico.

 Si apre quindi l’altro grande tema del sociale: la programmazione

 

 

La programmazione

Mettere sotto controllo l’evoluzione delle situazioni nelle diverse aree, dalla demografia all’epidemiologia, dai costi ai risultati, dalla domanda all’offerta di servizi assistenziali, diventa essenziale per un comparto come il sociosanitario in cui molte variabili non sono direttamente controllabili, ma sono determinanti e interdipendenti: la speranza di vita, lo stato d’animo dei cittadini, le condizioni economiche.

La stagione dei Piani di Zona, dopo l’entrata in vigore della legge 382/2000 ha all’inizio prodotto, come sempre succede in Italia, un propagarsi di fasi d’ ingegneria istituzionale, per creare i vari tavoli, cabine di regia, cruscotti e altre metafore. Parlandone con i funzionari coinvolti emerge sempre l’appesantimento delle attività, la scarsa interdisciplinarietà, l’assenza di programmi di valutazione dell’efficacia, del’'efficienza e dell’ impatto reale sui cambiamenti e sul benessere dei cittadini.

 

La competitività sulla qualità offerta

L’ultimo punto, che richiede di essere affrontato partendo da zero, perché proprio estraneo al settore, parla di una competitività nei servizi gestiti direttamente dal pubblico o esternalizzati nelle varie forme o dal privato convenzionato.

Quest’area investe tutto il settore dell’accreditamento, degli appalti, dai bandi di gara ai progetti presentati a tal fine o comunque della gestione dei servizi.

Siamo in grado di esprimere una valutazione dell’offerta, della sua adeguatezza al bisogno espresso, alla efficacia ed efficienza fuori dalle logiche del massimo ribasso?

Su questo rimando ad ulteriori approfondimenti miei e di dirigenti di servizi, di esperti e studiosi.