La società odierna  è per le persone o per i mercati? Nasce  l’atroce dubbio dopo le ultime dichiarazioni della Presidente del FMI (Fondo monetario internazionale) Christine Lagarde riportate dai giornali. Ne citiamo due, con diverso taglio: la Repubblica e la Stampa. Per la prima il titolo è: Fmi, "nessun investimento è sicuro" La longevità mette a rischio i bilanci degli Stati - Economia e Finanza con Bloomberg -

http://www.repubblica.it/economia/2012/04/11/news/fmi_nessun_investimento_sicuro_la_longevit_mette_a_rischio_i_bilanci_degli_stati-33121970/

Per La Stampa, Massimo Gramellini nella sua rubrica “Buongiorno”  titola: Il vecchietto dove lo metto”

 http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41

Lo Stato non è la rappresentazione massima e unitaria dei suoi cittadini, in un concetto ancor più generale rispetto a quello di “nazione”? Quale deve essere il suo obiettivo prioritario: il benessere dei cittadini o il sistema economico, considerato fine e non mezzo per  raggiugere  lo scopo principale?  Le norme recenti sull'IMU, che riguardano gli anziani ricoverati in Case di riposo e i contorni di commenti in particolare quelli del relatore stesso della legge, fanno nascere il sospetto che forse bisogna ridefinire gli obiettivi di questo governo .

Mi è sorto il dubbio: ma l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’ONU (Organizzazione Nazioni Unite) e la FAO, l’ FMI e la Banca Mondiale si sono mai parlati? All’interno  ci sono più o meno gli stessi Stati. Analoghe domande per gli organismi a livello Europeo.

Sono andata a vedere su Wikipedia gli obiettivi di ognuna di queste organizzazioni (li ho tutti riportati  su questo sito-cliccate Parole utili e glossario  (Organizzazioni internazionali)), la struttura, i tecnici presenti, a cominciare dalla  presidente dell’ FMI e la conclusione, ovvia , è che in realtà questi organismi tecnici non sono al servizio degli Stati, per sviluppare le diverse politiche che l’orientamento del governo in carica, eletto democraticamente dai suoi cittadini,  vuole applicare, ma sono, escludendo forse le Agenzie ONU, sostenitori e promotori di una sola teoria economica di sviluppo, in cui previlegiati non sono i più fragili e i più esposti, ma  gli altri.

Ciò che più mi offende è la sicumera e l’arroganza, ma anche l’ipocrisia, con cui i vari rappresentanti di questi organismi, spendendosi come tecnici neutrali, predicano per ogni Stato la loro linea di politica economica e sociale come fosse l’unica, ignorando ciò che gli elettori di quello Stato, in material, hanno mostrato di preferire. La neutralità della scienza, come dell’economia, già nei movimenti studenteschi del ’68 era bollata come una delle bugie mondiali o, come si direbbe oggi,  globali. Anche le calamità naturali sono un fatto mediatico e non una catastrofe da prevenire ove possibile , anche con l’informazione agli interessati: scienza non neutrale.

In questo momento di crisi economica c’è da parte di tutti una maggiore attenzione alle scelte operate e forse non tutti hanno approvato le politiche verso la Grecia; forse al momento del crollo dell’Argentina si era meno avveduti, anche se tanti italiani, emigrati o no, hanno perduto tutti i loro risparmi, senza  riuscire  a capire chi aveva prodotto quell tracollo: il FMI in primo luogo e le politiche mondiali aggregate. Così come era successo nei paesi del terzo mondo affamati più dai “soccorritori” che dalle carestie.

Tornando al nostro titolo, longevità e bilanci, rinviamo al secondo protagonista del ‘900 che intervistiamo e ringraziamo per la sua disponibilità, ormai consolidata nei nostri confronti: il professor Umberto Veronesi.

Nel suo libro pone il problema dell’invecchiare bene, al meglio, fuori anche dale predisposizioni genetiche. Oltre agli stili di vita salutari indica tre indirizzi: l’alimentazione come medicina  convalidata dalla storia degli abitanti dell’isola giapponese di Okinawa,  la più longeva al mondo; sempre dall’isola un’altra indicazione, il senso di appartenenza ad una comunità e da questa riconosciuti come utili.

Infine, dice il professore, essere curiosi e cercare  di definire buoni e nuovi motivi per cui vale la pena di vivere.

Allora se la longevità è una conquista dell’uomo e della scienza perchè dobbiamo viverla come una nuova maledizione , la peste del 21° secolo?

Che senso ha prevenire, curare riabilitare, costruire condizioni di vita e di lavoro decorose e giuste, se chi dovrebbe sostenere lo sforzo perchè questo status sia esteso a tutte le popolazioni, in realtà lo vede come “pericoloso”?

Si capiscono così tutti quei consigli non disinteressati dei vari tecnici “non neutrali” che  chiedono sempre di partire a risparmiare su ciò che è diretto all’intera collettività: stipendi e salari, condizioni di lavoro, pensioni, sanità, servizi pubblici, sistema sociale e assistenziale. Meno si consuma in queste aree, più rimane da giocarsi speculativamentesui mercati finanziari, i pochi contro i tanti, i forti contro i deboli.

E’ difficile occupandosi di anziani, cronicità e non autosufficienza restare indifferenti a fronte di queste ingiustizie. I problemi dell’invecchiamento sono tanti: sanitari, sociali, d’emarginazione, solitudine. Già a questi si fa  sempre più fatica a farvi fronte.

Mancavano solo le “maledizioni” del FMI per chiederci con maggiore preoccupazione chi  si prende in mano questi valori di coesione e di solidarietà; chi ridisegna- ognuno nella sua collocazione- una diversa scala di priorità per  la propria comunità ? chi rimotiva gli operatori e i professionisti del sociosanitario, convincendoli che i loro sforzi sono compresi, condivisi e valorizzati?

Abbiamo recentemente partecipato ad un gruppo per la stesura di una Raccomandazione per la  qualità dell’integrazione sociosanitaria (ne parliamo in altra parte), ritenendo questo obiettivo, impegno e metodologia di lavoro indispensabili per prendersi cura delle persone, fondamentali e decisivi per una decorosa qualità di vita degli anziani, medicina insostituibile per i non autosufficienti.

Abbiamo però una convinzione. In tutte le epoche, a fronte di un’ insopportabile ingiustizia nei confronti di masse di persone- fossero essi gli schiavi o gli operai e le operaie delle fonderie e delle filande, i minatori delle Ande o i cinesi delle industrie elettroniche, le mondine delle risaie o i ragazzi delle fabbriche di tappeti indiani-   c’è sempre stato il momento in cui è sopravvenuta la ribellione.

Gli anziani, i non autosufficienti, i disabili, per le loro stesse condizioni, faticano maggiormente a trovare coordinamento e rappresentanza ma ce la faranno perchè sono esseri umani.

Come conferma  un recente esperimento scientifico, rispetto agli animali, gli uomini si sono evoluti più velocemente perchè hanno un apprendimento cumulativo e un atteggiamento sociale di cooperazione,condivisione, altruismo e generosità: sapranno prendersi cura di chi ha bisogno. I tecnocrati antilongevità rappresentano poco piùà che loro stessi e i loro organismi di appartenza.

Più autoreferenzialità di questa!