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Auspicavamo,  nei giorni scorsi, che al termine di ogni evento celebrativo dell’anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni, si proponessero azioni positive  a ciò mirate.

Questa volta esprimiamo un’altra speranza.

Quale ambiente e condizione meglio facilitano uno stato di benessere per chi sta invecchiando, perché si sta sempre invecchiando, qualunque sia il punto di vista?

Io metto in cima ad ogni lista la partecipazione attiva alla vita sociale, sia quella della famiglia  o del quartiere o del paese.

Partecipare significa essere presente con un ruolo, essere ascoltato, non sedere nell’ultima fila, prendendosi tutte le correnti d’aria, da quella delle pensioni, a quella dei ticket, dalle barriere urbane alle logiche efficientistiche delle aziende sanitarie.

Ho quindi pensato di partecipare- con questo sito PLV- agli eventi  dell’anno 2012, intervistando i protagonisti del ‘900: le persone uomini e donne, che nella professione o nella vita hanno scelto l’impegno sociale e civile.

Confesso che da un’idea iniziale un po’ celebrativa, dopo le prime predisposizioni di domande da porre, anche  per il contributo degli intervistati, ho ripensato il significato dell’iniziativa e quindi rivisto gli obiettivi e di conseguenza il tenore dell’intervista.

Nella partecipazione determinante è il ruolo che conquistiamo o che ci viene assegnato.

In un paese come il nostro, che tende a dimenticare, a fare correzioni a distanza di tempo, alla storia e alle vicende pubbliche e sociali, senza mai contestualizzarle, mescolando giusti ed ingiusti, vinti e vincitori, non per una pietas condivisibile, ma per negazionismo e opportunismo, mi è sembrato importante chiedere ai protagonisti  del ‘900 di ricordare, di narrare, di motivare.

Marina Piazza, nel libro che presenta su questo sito, dice che non è giusto chiedere alle ragazze di oggi di riconoscere agiograficamente le lotte delle madri, ma invitarle ad ascoltare  le loro narrazioni, i loro vissuti per decidere se riconoscersi o no.

Così alle narrazioni dei protagonisti che abbiamo individuato e interpellato non vi chiediamo di aderire o condividere, ma solo di ascoltarle per rifletterci.

Abbiamo messo un minimo d’età, solo per ragioni logistiche, gli 85 anni, per sfoltire, meccanicamente, la ricca schiera di persone che hanno tante cose da raccontare, senza essere costretti  a fare opzioni difficili.

Abbiamo costruito nello stesso modo le cinque domande, cercando di cogliere la personalità, l’esperienza e il vissuto delle persone, senza cadere in, pur involontarie, “discriminazioni”.

Al centro delle domande, oltre alla propria presentazione, uno sguardo, dalla collocazione dell’intervistato,  sulla realtà attuale sui punti critici del loro settore, sulle possibili soluzioni. A tutti poi abbiamo chiesto quali le convinzioni che hanno maturato nella loro lunga vita.

Non voglio banalizzare citando i nani e i giganti di Bernardo di Chartres[i], ma leggendo le biografie di questi protagonisti del ‘900 si vede scorrere sotto i nostri occhi le grandi battaglie per la democrazia, il progresso, la pace e i diritti delle persone, le scoperte scientifiche importanti, le vette della cultura italiana, ma anche quegli studi settoriali che hanno fatto grande il nostro Paese e  i nostri servizi, dalla scuola alla sanità, dalla vivibilità delle nostre città a quel patrimonio di solidarietà, di coesione sociale, di volontariato che arricchiscono l’Italia non meno che i nostri monumenti, anche questi da salvaguardare.

Tutto questo non può mai essere dato per scontato per sempre, anzi altra citazione: l’acquaforte n 43  di Francisco Goya “il sonno della ragione genera mostri”.

Anche solo i mutamenti degli stili di vita, così come le spinte all’individualismo e all’isolamento, la diffusione di dottrine che  abbandonano i più deboli e favoriscono i forti, le troppe volte manifeste insofferenze a coinvolgere le persone, a dialogare, a convincere e non ad imporre infieriscono sulle possibilità/opportunità di un invecchiamento attivo e alla solidarietà.

Né possiamo convincerci che l’invecchiamento attivo possa coincidere solo con la costruzione di una nuova categoria di consumatori di turismo, di cosmesi, di palestre e fitness o chirurgia estetica.

Come ugualmente pericolosa  è una prevenzione che si basa sul consumo di esami diagnostici, di integratori alimentari, di  ipocondrie indotte dai giornali e … dalle case farmaceutiche, che trasformano i nostri corpi in caverne di possibili malattie.

L’invecchiamento attivo è prima di tutto una condizione di benessere e di serenità che permette di informarti, conoscere, saper scegliere e discernere.

E’ il riconoscimento di un ruolo ancora da assolvere e della possibilità ancora di progettare e sognare.

Sembra quasi una beffa: questo evento europeo coincide con una disastrosa crisi economica, che espelle dal lavoro-senza fare nuove assunzioni- uomini e donne alla vigilia della pensione e della vecchiaia, rendendo il loro futuro incerto e temibile.

Già l’abbiamo detto più volte: l’invecchiamento sereno non è una scelta individuale e volontaria o perlomeno lo è in minima parte. Lo sostengono le opportunità a disposizione,  la cultura sociale, le politiche di welfare, una società tollerante, civile e coesa. Altrimenti è la guerra tra poveri per essere poi sbranati dai più forti.

Non è neppure così facile oggi individuare i nuovi poveri perché non conosciamo le nuove povertà, il loro manifestarsi ed espandersi.

I vecchi testi distinguevano tra operai e padroni, tra proletariato e capitalismo, ma dove collochiamo il ceto medio che impoverisce, il coniuge separato che finisce in strada, il licenziato prossimo alla pensione, il depresso travolto dallo stress e da ritmi e valori che ti chiedono sempre di competere e vincere? Non cacciamo quei testi, saliamo sulle loro spalle per guardare oltre.

Con questi propositi e questi progetti diamo il via a questa nostra “enciclopedia minima”.

Vi chiediamo di aiutarci e segnalateci i vostri “giganti”.


[i] Filosofo e grammatico francese del XII secolo. A lui fu attribuita la paternità del celebre aforisma “noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti”, ripreso più volte nei secoli da Newton a Pascal.