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Servono riforme strutturali. Riforme di lungo periodo e per stabilizzare la situazione.

Prendiamo a prestito le parole ripetute a iosa in questi tempi da più parti, spesso con contenuti e toni non condivisibili.

Le vorremmo applicate, con segno diverso, nei settori colpiti dalle attuali manovre e indicati come nefasti per lo sviluppo: cultura, istruzione, servizi sociali, sistema sanitario, coesione sociale.

Altrimenti diventa difficile parlare, come vogliamo fare ora, d’invecchiamento attivo e solidarietà tra le generazioni, come recita il titolo assegnato dall’Unione Europea all’anno 2012.

Come abbiamo scritto per la prevenzione, che cammina affiancata all’invecchiamento attivo, anzi ne è il motore trainante, vogliamo diffondere idee, recepire programmi ed esperienze.

Non crediamo, come per la prevenzione, che tutto si risolva con atti individuali, con sforzi di volontà, nella scelta degli stili di vita o nel combattere isolamento ed emarginazione.

Solo una società attiva e solidale crea le condizioni e l’humus perché questo sia possibile.

Vediamo anche la difficoltà a realizzarsi dell’appello alla solidarietà tra le generazioni, quando da tempo è in atto una campagna, culturale e mediatica, che tendo a mettere contro padri e figli, anziani e giovani, occupati e precari. Sono concetti instillati, con un martellio continuo, quasi subliminale, che non preludono né a coesione né a solidarietà.

Occorre mutare rotta, perché esiti positivi non escono da cammini accidentati e contradditori.

La proclamazione di una giornata dedicata, come chiediamo per i caregiver, o di un anno come fa l’Unione Europea, può servire per accrescere sensibilità e conoscenze, per promuovere dibattiti e approfondimenti, ma anche- su questo vorremmo insistere- avviare concreti programmi e buone prassi.

Gli enti e i soggetti, pubblici e privati, che sono mobilitati per questo evento, hanno competenze e ruoli diversi, ma ognuno può assumersi la responsabilità di un’azione. Come per la prevenzione- citando sempre lo stesso esempio- servono azioni positive, non emblematiche né sperimentali, ma innovative, anche minime, progettate per durare.

Ci permettiamo quindi di indicare alcune priorità e esprimere un auspicio.

L’invecchiamento attivo trova fondamento su tre pilastri principali: una formazione permanente, una cultura solidale, un ambiente accogliente.

Formazione permanente. Inizia quando si concludono le scuole, diventa necessaria quando si è in attività lavorativa, per poter affrontare i cambiamenti, è indispensabile quando ragioni anagrafiche e cambiamenti di vita inevitabili come il pensionamento impongono di riuscire a mantenere un contatto interattivo con il mondo circostante.

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Le informazioni, le conoscenze e le relazioni che sono attive nell’età professionale, dentro e fuori il luogo di lavoro, si disperdono, si sclerotizzano, ma il mondo, le innovazioni e i mutamenti vanno avanti, si rischia di restare doppiamente esclusi.

Più volte abbiamo richiamato il problema del “Digital divide” ( divario tra chi conosce e accede alle tecnologie informatiche e chi ne è escluso) che pesa nella vita quotidiana di tante persone, dall’utilizzo dei bancomat alla prenotazione delle visite mediche, senza che alcun supporto o percorso alternativo, se non molto gravoso (ad esempio lunghe file), sia previsto.

La formazione permanente serve per mantenere e rafforzare le proprie capacità cognitive, per conoscere le basi di un’alimentazione corretta, per scegliere consapevolmente ciò che ci può aiutare, per capire come cambia il mondo e per comunicare bisogni e aspettative.

Cultura solidale. I comportamenti d’aiuto al prossimo, gli slanci generosi nelle catastrofi, la base associativa, spesso indirizzata al volontariato che caratterizzano la società italiana e che molti paesi c’invidiano, si è molto appannata, nel suo opporsi ad una dominante concezione individualistica, spesso instillata e istigata da richiami alla paura, alla diffidenza, all’intolleranza verso i diversi, vecchi compresi.

Partendo da un coinvolgimento dei più giovani- solidarietà intergenerazionale- sino ad interessare mass media, luoghi di lavoro e d’incontro, spazi pubblici e di aggregazione, si può avviare un processo di riaffermazione della civiltà di questo paese, della coesione e della collaborazione tra le persone, in cui coloro che si trovano ad avere più tempo a disposizione- come gli anziani, i pensionati- sono nello steso tempo attori e destinatari, portatori di esperienze e valori, ma anche primi beneficiari nel presente o nel futuro di questi mutamenti.

A questo proposito è leggibile come un’inversione d’attenzione, il numero crescente di libri, film, fiction televisive in cui gli anziani sono protagonisti e non comparse, e un’accettazione di normalità l’alta presenza di vecchi nella nostra società.

Oltre al libro di Bartolomei che presentiamo in altra parte, un esempio  per tutti: il crescente successo ottenuto dai libri “gialli” di Marco Malvaldi con il suo “asilo senile” e l’ironica, ma affettuosa intolleranza con cui tratta i suoi quattro ottuagenari frequentanti il “BarLume”.

Ambiente accogliente. L’ambiente significa molte cose. E’ lo spazio, piccolo e grande, circoscritto o sconfinato, domestico o cittadino, nel quartiere o nella stazione ferroviaria, attrezzato o spoglio, all’interno del quale ci si muove.

In ognuna delle sue accezioni, può essere ostile o amico, accogliente o disagevole, favorevole o avverso, progettato per la persona, per una relazione uomo/ambiente o per il consumo di qualcosa.

Caterina Laicardi, citando Powell Lawton, (Psicologia e qualità della vecchiaia - a cura di- Il pensiero Scientifico editore, Roma 1987), riporta “l’ambiente è tanto più umano quanto più l’individuo può attuare le proprie competenze a diversi gradi di qualità e complessità” e le funzioni dell’ambiente non devono aumentare/cambiare a discapito di quelle individuali.

Per la persona che invecchia l’ambiente deve essere stimolante e d’aiuto, inclusivo e non emarginante, sia che si parli di un’abitazione funzionale, di una città camminabile, di un servizio di trasporto con gli autobus che si abbassano sempre e non a volontà dell’autista, di panchine che consentono una sosta, d’illuminazione nei punti giusti, di servizi facilmente accessibili.

Auspicio. Vorremmo che al termine di quest’anno europeo dedicato all’invecchiamento attivo e al termine d’ogni convegno all’uopo organizzato, ci fosse un impegno concreto, tangibile e verificabile all’istante, ad adottare un’azione positiva nuova, senza falsi riciclaggi o ridenominazioni, sulla quale riconvocare i presenti a valutarne gli esiti nei tempi prescelti.

Può essere un percorso attrezzato per pedoni in città, l’apertura di un luogo d’incontro, un corso di formazione, una procedura appropriata e includente.