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Abbiamo la Costituzione più democratica e avanzata, siamo la patria del diritto dai tempi dei romani e oggi siamo il paese in cui i diritti civili, i diritti sociali, i diritti d’eguaglianza, i diritti di cittadinanza (ius soli), sono i più disattesi, maltrattati o dimenticati.

Negli anni ‘70 dopo le aspirazioni egualitarie dei movimenti studenteschi ed operai molte furono le rivendicazioni della popolazione: pari opportunità di genere, d’accesso all’istruzione, d’assistenza sociale, di partecipazione alle scelte economiche e politiche del paese. In quegli anni 70 furono promulgate le leggi più avanzate: la riforma del Servizio Sanitario Nazionale, la chiusura dei manicomi, l’indennità d’accompagnamento ( nel 1968) l’istituzione dei Consigli di quartiere, il divorzio, confermato dal referendum, l’aborto.

Oggi il tema dei diritti si associa a quello dei beni comuni, come valore non negoziabili di una comunità.

Siamo in un paese in cui, nei momenti di crisi, sono i diritti dei più deboli che sono messi in discussione e non dei più forti, i diritti di chi già è colpito da stigma e pregiudizi i rinchiusi negli OPG, i disabili, gli immigrati, ma anche le donne, gli omosessuali, i cittadini senza voce.

Uguaglianza dei cittadini è, in primis, la possibilità di esercitare nello stesso modo tutti i diritti riconosciuti dalla Costituzione.

Oggi l’allocuzione “è un mio diritto” è troppo spesso usata con un’impronta aggressiva, individualista, quasi narcisistica, di giustificazione di un atteggiamento di rivendicazione, spesso nelle situazioni in cui si sta invadendo un diritto altrui, che assomiglia molto a“faccio quello che mi pare”. Si è alimentato e diffuso una morale nel Paese, in cui il “diritto” non è mai controbilanciato da un “dovere” neanche quello di pagare le tasse; in cui i diritti altrui non devono togliere alcunché a quelli individuali, perché le priorità sono fatte solo sul proprio interesse. Solo il senso di solidarietà e la disponibilità ad aiutare gli altri, così radicata tra gli italiani, hanno salvaguardato una coesione sociale, in cui è riapparsa la dignità del lavoro, l’irrinunciabilità ai beni comuni, il senso della giustizia e il riconoscimento dei diritti dei più fragili.

Dice il Censis: attraversiamo una crisi antropologica, si riduce il controllo sulle pulsioni, l’aggressività è in aumento( +35,3% le minacce e ingiurie negli ultimi cinque anni, +26,5% le lesioni e percosse) Siamo una società in cui sono sempre più deboli i riferimenti valoriali e gli ideali comuni, in cui è più fragile la consistenza dei legami e delle relazioni sociali. Il senso della relatività delle regole tra gli italiani e il tentativo di legittimare le pulsioni. È diffuso il sentimento autoreferenziale per cui ognuno è l’arbitro unico dei propri comportamenti: è questa l’opinione dell’85,5% degli italiani. Inoltre, si ritiene che le regole possano essere aggirate in molte situazioni.

 Nel suo rapporto annuale sul 2010 ancora il Censis afferma che la dimensione sociale prevalente della disabilità è l’invisibilità, o quanto meno una visibilità distorta, che si allinea con il crescente arretramento delle politiche per le persone disabili. Distorta, aggiungiamo noi da campagne mediatiche molto telecomandate che associano il disabile al bugiardo, che gode abusivamente di pensione. Si pensa alla disabilità motoria (il 62,9% pensa anzitutto a questo tipo di limitazione) e a non includere in questo concetto, o a farlo solo in parte, la non autosufficienza degli anziani, che pure rappresenta un tema che pesa nella vita quotidiana di moltissime famiglie nel nostro Paese. Sono circa 4,1 milioni di persone, pari al 6,7% della popolazione, i disabili secondo il Censis . Per l’Istat ( Le persone con disabilità, 2010) le persone con disabilità di sei anni e più – che vivono in famiglia sono 2 milioni e 600 mila, pari al 4,8% della popolazione italiana. Il 62,2% delle persone con disabilità è colpito da tre o più patologie croniche ed oltre la metà (59,4%) ha almeno una malattia cronica grave. Risultano occupate meno del 18% delle persone con disabilità in età lavorativa, contro poco più del 54% delle persone non disabili. Solamente il 3% delle persone con disabilità ha come fonte principale un reddito da lavoro. L’80% delle famiglie in cui è presente una persona con disabilità, non riceve alcun aiuto o supporto pubblico (Istituzioni, Comuni, Asl).

 “Il diritto è una dimensione del vivere comune” è il sottotitolo di un libro “Intorno alla legge” di Gustavo Zagrebelsky (Einaudi). La legge, afferma, non vive isolata è essa stessa forma della con-vivenza. Agire secondo diritto richiede agli attori, legislatori, giudici e giuristi in genere, la consapevolezza della loro posizione entro le istituzioni del diritto e dell'ethos che ne deriva. Questo ethosè, per ora, quello di una società plurale, aperta all'accoglienza.

Questo ethos di cui parla Zagrebelsky non sembra investire i decisori politici che stanno trasformando in legge le manovre sui tagli di bilancio e sulle riforme fiscali, togliendo risorse proprio al sistema sociale, riducendo o azzerando quelle che erano state previste dedicate nei Fondi per la famiglia e per la non autosufficienza.

La sommatoria di crisi economica, invisibilità, campagne mediatiche altamente montate, le trasformazioni antropologiche e sociali che investono la popolazione italiana, la lontananza della politica dalla realtà del paese, come hanno definitivamente sancito i referendum per i beni comuni, la prevalenza dell’individualismo e dell’egoismo hanno fatto sì che anche i diritti più elementari- il diritto all’istruzione, all’assistenza adeguata, al riconoscimento di un bisogno reale- siano continuamente disattesi e debbano essere conquistati con tante manifestazioni, proteste, lotte. Sembra però che sensibilità e attenzione delle persone stiano modificandosi. Quegli stessi elementi che avevano foraggiato uno stato d’animo così negativo, pare stiano cambiando segno. Gli italiani sono un popolo dalle molte risorse che possono uscire all’improvviso e far saltare tante ipotesi negative. Anche la lotta per l’assistenza, lo stato sociale, i diritti che è stata spesso molto frammentata, ha cambiato segno. Le ultime iniziative, ad iniziare da quella del 23 giugno a Roma sono un segnale positivo: promosse dal Forum nazionale del Terzo Settore, dalla Campagna I diritti alzano la voce, dal Comitato Il Welfare non è un lusso, da Roma Social Pride hanno raccolto l’adesione di molte associazioni del volontariato e di rappresentanza delle diverse categorie di cittadini in condizioni fragili o precarie, per un programma d’ampio respiro per raggiungere obiettivi tutti pienamente condivisibili.