Doveva essere un aggiornamento di Perlungavita.it in sintonia con le “ferie d’agosto”: presentazione di qualche libro ed eventuali annunci di eventi sui temi della vecchiaia e della cura.
Poi ci sono state iniziative su alcuni temi che, parlando di vecchiaia, di prevenzione, ritengo basilari: i diritti degli anziani, nel più ampio quadro dei diritti più deboli, la costruzione di reti e di comunità solidali in cui i vecchi sono partecipi e protagonisti attivi, la declinazione di un’idea dell’invecchiare bene non legata solo ai paradigmi della salute fisica, psichica, cognitiva propria della sfera sanitaria, la disparità di trattamento e di cura nei confronti delle donne rispetto agli uomini, che si accentua con la vecchiaia e la non autosufficienza.

In luglio è uscito il “Manifesto” dei “Diritti in Movimento” a tutela dei soggetti più fragili e più deboli, per “analizzare la frontiera dei diritti soggettivi secondo un taglio ispirato alla franchezza, al realismo: con particolare attenzione per i motivi della quotidianità, dell’effettività. La condizione umana – si tratti di maschi, di femmine, di bambini - appare in effetti costellata da passaggi ‘dinamico-relazionali’ e da momenti ‘statico-solitari’: neo-posizioni da rifinire tutte, allora, su ambedue i versanti: la piazza e il "buen retiro", il dentro e il fuori, il sole e l’ombra, gli strepiti e i ronzii nostalgici, più appartati”.
Nel mese di giugno il professor Paolo Cendon chiudeva l’intervista a Perlungavita.it affermando “ Penserei ora di cercare di mettere in piedi una rete web, “Diritti in movimento”, per tentare alcune battaglie, legislative, riorganizzative”. Nella presentazione del libro di Cendon, nelle domande formulate nell’intervista, oltre che l’adesione all’iniziativa espressi anche l’auspicio, che peraltro erano anche nelle intenzioni del professore Cendon, che questo movimento sapesse, pur mantenendo la specificità del suo retroterra professionale e tematico, coinvolgere le diverse professionalità e conoscenze che incontrano le persone “fragili”.
Nel corso di questi ultimi anni si è sviluppato un confronto e un’elaborazione del concetto di cura che ha coinvolto gli operatori della sanità e dell’assistenza sociale, filosofi e sociologi, pedagogisti e psicologi, di cui in più occasioni Perlungavita ha ospitato riflessioni e proposte.
Parlare di cura obbliga a confrontarsi con: in primis la volontà della persona, poi caregiver formali e informali, famigliari e volontari, con l’ambiente di sostegno, la diagnosi e le prescrizioni sulle condizioni di salute in senso lato, i criteri e gli strumenti per valutare la non autosufficienza,  i servizi sociali e assistenziali disponibili, la costruzione di percorsi e progetti di vita per l’attore principale.
Nel documento del Movimento si parla di “progetto di vita”. A fronte della complessità della persona, per di più se in condizione di vulnerabilità fisica, psichica e psicologica, bisogna rifuggire con molta fermezza dalla tentazione di potersi “inventare” conoscenze ed esperienze al di fuori del proprio campo abituale di lavoro. Necessita al contrario saper ricercare e conoscere per confrontarsi con quanto già esiste per compiere un ulteriore passo in avanti. Purtroppo esiste sempre una separazione tra le varie discipline e professioni. Quando però il destinatario dell’azione è una persona, quando l’azione determina cambiamenti irreversibili nella sua vita solo l’integrazione dei saperi può dare risposte soddisfacenti o al meglio delle possibilità.
Con queste premesse Per lungavita.it con le opportunità che può offrire, per fare conoscere e incontrare i diversi attori, seguirà con attenzione e interesse questo movimento.
Un secondo avvenimento mi ha interessato. A San Cesario sul Panaro un piccolo Comune della pianura modenese. A giugno si è svolta la festa di chiusura delle attività 2017/2018 del centro socio- aggregativo “ I saggi” un luogo e un’attività promossa dal Comune, gestita da volontari, che ha per protagonisti, destinatari e attori principali gli anziani, ma non solo.
Il Centro è stato inaugurato nella primavera del 2013 e su PLV, nel giugno dello stesso anno, pubblicai una conversazione con l’allora assessora Maria Borsari, su progetti e programmi. Oggi a cinque anni di distanza ho voluto fare un piccolo bilancio di quella esperienza perché, come è scritto nel logo del Centro è una “Casa per la salute della comunità”, in cui il concetto di “salute” ha due declinazioni. La prima deriva dalla compresenza nello stesso spazio (un’ex scuola materna) del Centro e dei servizi distrettuali dell’ASL, con una facilitazione per gli utenti del Centro per prenotazioni e ritiro referti, ma nel contempo è la comunità che ricerca e riceve benessere.
Non stiamo parlando di un Centro sociale in cui si fanno iniziative per gli anziani per informarli di tutti i possibili pericoli e acciacchi cui vanno incontro e di tutte le precauzioni che dovrebbero prendere per evitarli, né di un Centro assistenziale in cui “custodire” anziani non autonomi. È anche questo ma soprattutto è diventato un punto di riferimento per le scuole, per i cittadini di San Cesario che partecipano alle iniziative, per la progettazione di azioni di comunità, come la raccolta delle sue storie attraverso le autobiografie degli anziani.
L’allora assessora è diventata coordinatrice del Centro, ma -altro aspetto interessante- attorno a lei sono cresciuti i tutor delle varie attività, i responsabili dei laboratori, i referenti nel territorio, che ritrovano in questa attività di volontariato anche un loro specifico riconoscimento.
Ci sono tanti settori di questa esperienza che meritano di essere approfonditi e conosciuti perché, a mio avviso, esprimono e concretizzano un’idea di integrazione e convivenza all’interno di una comunità in primo luogo di quelle persone, giovani anziani o grandi vecchi, che nei prossimi decenni saranno oltre un quarto della popolazione e non potranno, socialmente, economicamente e culturalmente essere lasciati in disparte.
Del Centro anticipiamo i titoli delle attività che partono a settembre, ma riprenderemo in successivi approfondimenti il filo conduttore e i principi di questa esperienza.
I diritti dei singoli cittadini, con attenzione ai più deboli e delle comunità di appartenenza vanno inseriti in un percorso in cui sono indicati i contenuti di quelli da tutelare, nella loro continua evoluzione e rilevanza, le condizioni per esercitarli, i supporti necessari, gli obiettivi cui devono tendere, i benefici che ne devono trarre i titolari.
Non a caso si parla di un welfare dei diritti che si sovrappone al welfare dei bisogni, con implicazioni sui principi delle politiche sociali, economiche e di sviluppo dell’assetto dei servizi. Anche di questo occorrerà parlare.

 

 


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