Il 15 giugno è stata la giornata mondiale, proclamata dall’OMS, (qui) contro gli abusi sulle persone anziane.
Il 16% delle persone oltre i 60 anni ha subito un abuso: psicologico (11,6%), finanziario (6,8%), trascuratezza (4,2%), fisico (2,6%) o sessuale (0,9%). Tutti questi abusi hanno una ricaduta sullo stato di salute, fisica e psichica.
Non se ne parla molto anche se i 140 milioni di vittime odierne si calcola che saliranno a oltre 320 milioni nel 2050, in parallelo alla crescita degli ultrasessantenni.
C’è un abuso, che non è neppure considerato come tale, di cui si parla ancor meno: le diseguaglianze nelle cure per la salute per questa fascia di persone, rispetto al resto della popolazione.

Nella deriva di questa società con troppa medicina, dannosa per la salute, per gli anziani c’è un secondo livello di pericolosità: gli effetti anche letali crescono in maniera esponenziale per iperprescrizione di farmaci. Formalmente non è un abuso, tutto è legittimato nel Piano di cura, dalle comorbilità, dalle fragilità legate all’età, dall’assenza di un tutor sanitario riconosciuto.
Esiste poi un terzo livello di pericolosità. Se sono soli, o con un partner anziano, spesso non sono in grado di gestire una corretta assunzione della terapia.
Se soli e istituzionalizzati sono possibili vittime di somministrazioni di terapie costruite per sommatoria di farmaci, per le prescrizioni dei medici curanti, degli specialisti, dei medici ospedalieri, con tutti i danni da ciò derivanti.
I farmaci spesso però scompaiono quando dovrebbero servire per le cure palliative per gli anziani, specie se con demenze in fase terminale o per assicurare una morte dignitosa.
Dello scorretto uso dei farmaci abbiamo parlato più volte su PLV, grazie anche al contributo di Ferdinando Schiavo.
Sull’iperprescrizione è più difficile avviare un confronto, specie se riguarda anziani soli a domicilio o residenti in strutture assistenziali o ricoverati in reparti ospedalieri, perché il tema coinvolge categorie professionali diverse, dai medici di medicina generale agli specialisti, dagli operatori del nursing e dell’assistenza tutelare, sino ai responsabili della gestione dei servizi domiciliari e residenziali.
Nel 2012 partecipai alla stesura di un numero monografico “ Gli anziani e i farmaci” di una rivista (pubblicazione cessata) “Oggi domani anziani”, trimestrale edito dalla Federazione Nazionale pensionati CISL.
Quel numero, come altri della rivista era coordinato da Massimo Campedelli e affrontava il binomio farmaci/anziani da diversi angoli di visuale: dalla programmazione delle politiche sanitaria, alle scelte politiche ed economiche, dalle iperprescrizioni per gli anziani al peso della spesa farmaceutica specifica, dalla possibilità di risposte diverse al ricorso esclusivo ai farmaci all’effetto “consumismo” anche per l’accesso diretto a internet sino agli intrecci che esistono tra anziani, farmaci e servizi e il funzionamento delle reti e delle organizzazioni di assistenza.
Quest’ultimo era  il tema da me affrontato, che credo ancora di attualità.
Da più parte si invoca l’appropriatezza delle cure, siano esse esami, farmaci, interventi sanitari, anche se spesso in funzione di un risparmio economico e non di salvaguardia della salute degli individui.
Si parla anche di “Welfare e domiciliarità”. Una delle ragioni che più spesso inducono il ricovero dell’anziano in una residenza assistenziale è proprio la sua incapacità a gestire l’assunzione corretta dei farmaci.
Nello stesso tempo però niente è stato finora previsto perché chi assiste l’anziano a casa - solo o con il vecchio coniuge o con una badante provvisoria- possa avere un ruolo nella sorveglianza e nella somministrazione dei farmaci, evitando il ricovero.
Nello stesso tempo però la permanenza in struttura, come del resto in un reparto ospedaliero, è spesso foriera di un ricorso ai farmaci, all’interno di regolari prescrizioni, ma rispondenti più alle esigenze della gestione e organizzazione interna che alla salute del vecchio.
Se un anziano demente gira per tutti gli ambienti, aggredisce gli altri, rischia di farsi male, “per il suo bene” è meglio ricorrere ad un sedativo, che non sarà mai più eliminato. Anzi si sommeranno altri farmaci per combattere gli effetti collaterali del sedativo stesso.
Dice una ricerca citata da Bobbio nel suo libro (vedi foto) , che il 92% degli anziani ricoverati nelle case di riposo assume più di cinque farmaci diversi e il 65% più di dieci.
Il settore “farmaci” ha una valenza multipla: sulla salute individuale delle persone, sulle loro scelte assistenziali ( a casa, in luoghi protetti, in struttura residenziali), sulla spesa sanitaria –pubblica e privata- sull’organizzazione delle reti dei servizi, sui nuovi profili professionali sociosanitari di cui si è parlato recentemente per un emendamento inserito nel disegno di legge Lorenzin sul riordino degli Ordini professionali e le sperimentazioni cliniche.
Ha anche una sua rispondenza intrinseca a una serie di azioni attive e valutative, da adottarsi da soggetti diversi a tutela della salute degli anziani per una medicina “sobria, rispettosa e giusta”.
Anche l’idea di un modo diverso di essere della casa di riposo a sostegno del territorio, come Centro Servizi, all’interno di un Polo sociale assistenziale rientra in una possibilità concreta di gestire il rapporto anziani/farmaci. Anche di questo abbiamo già parlato (qui).
Nei servizi pubblici e privati possono essere monitorati il consumo procapite e complessivo, le modalità di gestione, le reazioni avverse, ma anche i risultati positivi, il ruolo e le funzioni delle figure professionali e i livelli di responsabilità.
Dai titolari delle politiche sociali e della spesa pubblica possono essere messi sotto controllo sprechi, usi impropri, conflitti d’interesse.
Dagli specialisti delle varie branche della medicina possono essere valutati, in ambienti omogenei, l’effetto dei farmaci e delle modalità di somministrazioni.
Poi, e pure di questo si è parlato più volte su PLV, l’area anziani, senza dover scegliere campioni particolari, per l’alta composizione femminile, potrebbe essere traino ad una politica della salute attenta al genere.
Sono certa che ci sono esperienze in vari ambiti non adeguatamente pubblicizzate, ma anche che ci sia ancora molto da fare.
Accompagno questa riflessione con link ai documenti citati o riproduzione di stralci degli stessi e delle relative note.

 

Farmaci Bobbio

Bobbio Farmaci note

 

 

 

 

 

 

 

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