Perlungavita.it inizia il suo settimo anno di attività, ripartendo dall’inizio: quale qualità nella cura e nell'assistenza agli anziani e quindi quale qualità richiedere nei servizi, aggiornata alla realtà odierna.
Presentando il progetto di questo sito avevo sottolineato “I nostri obiettivi: dare strumenti di conoscenza ai cittadini per scegliere servizi di qualità, ai professionisti per migliorare la loro capacità operativa e ai decisori delle politiche sociali suggerimenti e idee per innovare il nostro sistema sociale”.
Sul primo obiettivo una tappa è stata la pubblicazione, nel 2013 dell’ebook “Guida alla vecchiaia del terzo millennio”, che, riaggiornando un’edizione cartacea precedente, era indirizzata in particolare ai cittadini, agli utenti, proponendo criteri con cui scegliere un servizio, percorsi da adottare per prendere decisioni, aspetti da osservare quando si è dentro quel servizio.

Agli operatori sono stati proposti nel corso di questi anni, approfondimenti, contributi e letture, su due temi in particolare: la promozione di un invecchiamento attivo nella vita quotidiana e la cura e il rapporto con i vecchi con demenza.
Parlare di Alzheimer e patologie similari, chiama l'attenzione sui caregiver: famigliari e badanti. Un Focus specifico è dedicato su PLV a questo argomento.
I terzi destinatari, i decisori delle politiche sociali non so quanto abbiano potuto trarre giovamento. Dovrei dire, per le condizioni in cui navigano i nostri servizi, che forse non ho proposto suggerimenti condivisibili e/o non sono stata chiara o convincente.
Per informare e contribuire a un arricchimento condiviso sono intervenuti 190 autori, come redattori di contributi o come protagonisti nelle interviste. Molti di questi sono stati presenti più volte sia con articoli di settore, sia perché animatori di spazi dedicati come “Voci dalla rete”, perché, come mi ero riproposta, ho cercato di coinvolgere esperti, ma anche persone che con la vecchiaia quotidianamente si confrontano e si raccontano.
Della qualità dei servizi per anziani e disabili, (che hanno molti tratti comuni di base), residenziali e territoriali, assistenziali e sociali, non se ne parla più. Al contrario trovano solo spazio su giornali e TV le denunce di contenitori di custodia d’infimo livello, ove regnano maltrattamenti e abusi come forme eclatanti, ma anche, quasi come norma, regole istituzionalizzanti e lesive della dignità umana.
Però, sempre più spesso, sponsorizzate dietro le quinte, appaiono fantomatiche graduatorie di strutture di eccellenza (RSA e servizi residenziali analoghi) senza che sia dato sapere quali sono i punti qualificanti, come sono stati individuati e valutati e da chi.
Andando più nel profondo, sorge il dubbio che queste classifiche siano frutto di autocertificazione da parte degli stessi gestori!
Il percorso di accreditamento istituzionale delle strutture socio-assistenziali o socio sanitarie che tra il 2008/2010 aveva impegnato gli Enti pubblici in laboriose e molteplici riunioni per costruire lunghe liste di requisiti- strutturali, assistenziali, organizzativi – è scomparso dal dibattito. Forse non si era sufficientemente valutato l’impatto economico e gestionale, ma anche i conflitti d’interesse più o meno latenti.
Si può, con grande amarezza, concludere che, pur di fronte ad un aumento della speranza di vita, ma anche del fabbisogno di assistenza, vi è stata una retrocessione complessiva della qualità dei servizi per anziani e disabili, non giustificabile dalla crisi economica, ma da ascrivere a ragioni diverse, prima delle quali, l’assenza tra i decisori delle politiche sociali e tra i politici tout cour di un interesse per il welfare in generale, per il ruolo di garanzia del pubblico, per la difesa dei diritti dei più fragili.
Le risposte non possono essere le telecamere di vigilanza, per mettersi in pace la coscienza, né le barricate parlamentari sulle decisioni di fine vita.
Le tante belle esperienze diffuse nel territorio, di cui PLV ha cercato anche con difficoltà, di dare notizia, non sono mai sufficientemente conosciute e valutate in un processo collettivo di formazione, almeno tra gli enti pubblici. Purtroppo anche tra i gestori più innovatori molto spesso prevalgono l’autoreferenzialità ( ci si racconta e poi si parte) o la sottovalutazione del valore di una peer revew.
Da questo quadro, pur con tante contraddizioni, sono però convinta che possa prendere avvio un percorso costruttivo, che con una collaborazione e un coinvolgimento ampio dei protagonisti, rielabori e riaggiorni principi e requisiti di una buona assistenza rispondente alle aspettative, ai valori, ai concetti oggi riconosciuti.
E’ possibile, dato anche il poco materiale presente, selezionare alcuni testi o norme che, almeno metodologicamente, siano una base di partenza.
Possono anche essere individuati, con buona approssimazione, gli ambiti e i settori in cui principi e requisiti su cui lavorare sono nello stesso tempo, più urgenti ma anche carenti, perché quasi mai analizzati e tradotti in criteri e indicatori. Indico alcuni temi affrontati volutamente da PLV, proprio perché avvertiti come urgenti: il rapporto struttura residenziale e territorio, una politica assistenziale (sociale e sanitaria) di genere, (per le donne vecchie, la maggioranza tra gli utenti dei servizi), l’adozione di protocolli per le cure palliative e i protocolli di fine vita, la vigilanza sull’appropriatezza nell’uso dei farmaci e dei presidi.
L’elaborazione di indicatori di buona qualità assistenziale è stata interrotta al primo traguardo di tappa (sperando che almeno si sia aggiornato): il rispetto dei diritti civili e costituzionali e dei bisogni primari, riconoscendo all’anziano di essere portatore come gli altri cittadini di queste istanze. All’anziano cittadino dobbiamo sovrapporre e integrare l’anziano persona, l’essere umano, il soggetto unico nella sua identità, per il quale le priorità possono essere diverse ( leggasi in proposito la presentazione del libro “Essere Mortale”). L’anziano cittadino si vede riconosciuto, almeno sulla carta, il diritto a votare, a praticare la propria religione, a scegliere il medico, a ricevere cibo, farmaci, un letto e un tetto.
All’anziano- persona deve essere riconosciuto il suo essere uomo o donna o omosessuale, di poter definire le proprie priorità per la vita che ancora le aspetta e per la sua morte, di vedere allentate e detronizzate se non abolite tutte quelle regole di vita e di comportamento che l’organizzazione della gestione sembra non poter abbandonare.
In altri termini resta ancora da fare il salto dal servizio istituzione, alla residenza casa.
Esattamente come trent’anni fa forse ci saranno in molti che diranno che non è possibile, prima ancora di dire “proviamoci, rompiamo lo schema”. Si può provare, non per creare una nuova graduatoria, ma per ragionare tra tutti i soggetti interessati, su quale qualità misurarsi.