Mille parole per l'eguaglianza

Si chiamano “buone pratiche”. Sono i risultati di un agire nei vari campi delle attività umane per migliorare la realtà.
Spesso si consolidano in quel luogo, in quel servizio, tra quei cittadini e/o quegli operatori, proseguono nel corso degli anni.
Le buone pratiche connotano tutto il sistema di welfare. C’è uno sforzo da parte di soggetti diversi, dagli Enti pubblici alle Fondazioni, dai Centri culturali alle Associazioni di diversa natura, alle Università a raccoglierle.

Il 15 giugno è stata la giornata mondiale, proclamata dall’OMS, (qui) contro gli abusi sulle persone anziane.
Il 16% delle persone oltre i 60 anni ha subito un abuso: psicologico (11,6%), finanziario (6,8%), trascuratezza (4,2%), fisico (2,6%) o sessuale (0,9%). Tutti questi abusi hanno una ricaduta sullo stato di salute, fisica e psichica.
Non se ne parla molto anche se i 140 milioni di vittime odierne si calcola che saliranno a oltre 320 milioni nel 2050, in parallelo alla crescita degli ultrasessantenni.
C’è un abuso, che non è neppure considerato come tale, di cui si parla ancor meno: le diseguaglianze nelle cure per la salute per questa fascia di persone, rispetto al resto della popolazione.

Accoglienza, inclusione, integrazione. E ancora: curiosità, desiderio, progetto oppure rifiuto, isolamento, solitudine.
Sullo sfondo la marcia di Milano contro razzismo e discriminazione “ Insieme senza muri”.
Cosa c’entra tutto questo con la vecchiaia?
È stata una successione di collegamenti, a ruota libera, casuali, tra sollecitazioni provenienti dalle notizie (la manifestazione di Milano), da attività in corso (lettura dei due libri di Massimo Ammaniti e Tahar Ben Jelloun) da riflessioni e da interrogativi su una sensazione di inadeguatezza degli attuali parametri e strumenti (nelle mie conoscenze) per dare concretezza a un’idea di qualità di vita e benessere per i vecchi, sia che siano nella propria casa sia che accedano a qualche servizio di cura.

…Il problema vero, che si presenta oggi sulle direttive anticipate, è che in una società multietnica e multiculturale è imprescindibile abbandonare gli integralismi, sia religiosi che scientifici, e abbracciare la libertà di pensiero.

…Il movimento a favore del testamento biologico nasce per riappropriarsi appieno del proprio diritto di autodeterminazione. Chi vi aderisce pensa che dobbiamo essere liberi di programmare la nostra vita, ma anche la sua fine, con dignità”. Umberto Veronesi qui su Perlungavita.it (aprile 2011)

Strano paese è l’Italia, in politica ma anche nelle relazioni sociali. Basta leggere le notizie degli ultimi giorni.
Rimane e in che forma la pensione di reversibilità al coniuge superstite (se ne parla all’interno della legge delega di contrasto alla povertà)? Perché tra i dieci milioni di italiani poveri, molti sono i componenti delle famiglie numerose, ma anche molti anziani soli perché vedovi.
I trasferimenti alle Regioni degli stanziamenti del Fondo per le politiche sociali e del Fondo per la non autosufficienza sarà invariato, sarà decurtato, se non azzerato? Che sia decisione dello Stato o indicazione delle Regioni dove togliere questi nuovi pochi spiccioli per il welfare, resta il fatto che si sommano già all’ulteriore riduzione degli stanziamenti per il Servizio sanitario nazionale.

L’anziano –persona è quindi prima di tutto “un essere pensante e intelligente, che ragiona e riflette, può considerare se stesso come unico, una cosa che pensa, in tempi e luoghi diversi” (libera e approssimativa traduzione di una definizione filosofica). È una persona/umana non solo anagrafica, non solo un corpo più o meno in salute, non solo un generico titolare di diritti universali. È tutto questo, ma anche tanto altro.
Scrivevo nell’ultimo aggiornamento:
“All’anziano- persona deve essere riconosciuto il suo essere uomo o donna o omosessuale, di poter definire le proprie priorità per la vita che ancora le aspetta e per la sua morte, di vedere allentate e detronizzate se non abolite tutte quelle regole di vita e di comportamento che l’organizzazione della gestione sembra non poter abbandonare.”

Perlungavita.it inizia il suo settimo anno di attività, ripartendo dall’inizio: quale qualità nella cura e nell'assistenza agli anziani e quindi quale qualità richiedere nei servizi, aggiornata alla realtà odierna.
Presentando il progetto di questo sito avevo sottolineato “I nostri obiettivi: dare strumenti di conoscenza ai cittadini per scegliere servizi di qualità, ai professionisti per migliorare la loro capacità operativa e ai decisori delle politiche sociali suggerimenti e idee per innovare il nostro sistema sociale”.
Sul primo obiettivo una tappa è stata la pubblicazione, nel 2013 dell’ebook “Guida alla vecchiaia del terzo millennio”, che, riaggiornando un’edizione cartacea precedente, era indirizzata in particolare ai cittadini, agli utenti, proponendo criteri con cui scegliere un servizio, percorsi da adottare per prendere decisioni, aspetti da osservare quando si è dentro quel servizio.

È una partita a flipper, una sfida alla rete digitale sperando che in un passaggio escano ricerche, studi, dati interessanti.
Il tema “le donne vecchie” è nascosto, in un qualche cassetto o in un nodo e solo se riesci a fare uscire almeno una luce puoi avviare un percorso.
Provai un mese fa. Al primo colpo con “donne vecchie” apparirono elenchi di siti porno, chissà perché.
Poi digitai “donne anziane” e alla secondo pagina, dopo i siti porno, si parlava solo di truffe, di paure, di persone vittime di abusi e maltrattamenti. Ne parlai su facebook.