×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 62

Ruggero Po, conduttore Radio anch’io, vicecaporedattore Radio 1.

Innanzitutto, come si suol dire: complimenti per la trasmissione. Ho letto i dati di ascolto recentemente diffusi sul successo di Radio 1 e di Radio anch’io. Avrete, tra i vostri dati, quanti sono gli anziani che ascoltano la Radio, quali programmi preferiscono e quanti, in particolare, ascoltano Radio anch’io. Mi dica, per cortesia, alcune cifre significative per informarci tutti

I dati d'ascolto sulla radiofonia (Auditel) sono purtroppo fermi a fine 2009 per un contenzioso aperto fra le varie emittenti che ne fanno parte. Avendo cominciato la conduzione di Radio Anch'Io proprio nel gennaio 2010 non ho un solo dato che possa certificare le mie performances. Facendo tuttavia riferimento alle rilevazioni citate posso dire che l'ascoltatore medio di Radio1 è decisamente maturo: oltre il 55 per cento ha più di 55 anni e l'età media è stimata in 58 anni e due mesi. Va aggiunto che la metodologia di rilevamento accettata fino a fine 2009 contemplava solo l'ascolto da postazione dotata di telefono fisso. Erano perciò esclusi gli automobilisti che rappresentano una grossa fetta dell'ascolto e che abbassano la media dell'età. Tornando alla domanda voglio aggiungere che, stando ai contatti della trasmissione, agli ascoltatori, cioè, che ogni giorno ci telefonano, mandano sms, mail o messaggi su Facebook, il nostro pubblico si conferma adulto e con una preparazione spesso approfondita sui temi trattati.

Lei ha una duplice vesta di conduttore e di vicecaporedattore di Radio uno. Può quindi dirmi la sua opinione su quanto l’informazione ha un’agenda autonoma, quanto strettamente legata o imposta dalla politica?

La scelta editoriale di una testata giornalistica, e dei suoi programmi, è di stretta competenza del Direttore che sorveglia, direttamente e attraverso i suoi vice, tutto ciò che va in onda. Tutti i miei ospiti, per esempio, sono preventivamente vagliati dal Direttore che, in precedenza, ha valutato le mie proposte sui temi da trattare e ne ha scelto uno. Personalmente non ho mai avuto pressioni di alcun genere da esponenti di partito. Cosciente della mia funzione di operatore del servizio pubblico sono sempre attentissimo a rappresentare tutte le posizioni in campo, impegno che mi è spesso riconosciuto anche pubblicamente e che, proprio in questi giorni, mi ha fruttato l'assegnazione del Premio Giornalistico Amalfi per la radiofonia, uno dei due più importanti d'Italia.

La mia angolatura, dalla parte dei vecchi, è sicuramente di parte e un po’ distorta, ma voglio allargare la visuale con uno slogan schematico: quando l’informazione cesserà di essere legata al PIL e alla politica per occuparsi del Bil ( Benessere interno lordo)?

Ritengo che l'informazione sia legata necessariamente alla notizia ed è “notizia” ciò che è eccezionale. A noi giornalisti viene spesso bonariamente rimproverato di eccedere nel riferire le “cattive notizie” trascurando il paese che funziona. Mi piace rispondere che il paese che funziona, quello del benessere, non “fa notizia” in quanto è, fortunatamente, la norma.

Certi temi come la salute, gli anziani, le discriminazioni, la violenza alle donne sono delegati a programmi specifici nelle ore per “casalinghe e pensionati” o per nottambuli, a meno che non ci sia la notizia di malasanità o dell’extracomunitario omicida. L’informazione segue l’audience o ha anche, specie in un servizio pubblico un ruolo diverso?

Occorre distinguere fra “giornali” (GR e TG) e programmi. Un giornale è necessariamente generalista e in quanto tale, avendo durate limitate, previlegia le notizie tralasciando le inchieste. Un GR e un TG si limitano ai “topics” del giorno. L'inchiesta è necessariamente delegata ai programmi, come peraltro il mio, tra i quali ci sono quelli che lei definisce per casalinghe o per nottambuli.

 

Infine la mia ultima domanda è sempre personale. Nel suo spazio su FB lei mantiene sempre un legame con la sua città d’origine. Si dice anche che da anni ha nel portafoglio un quadrifoglio donatogli da una vecchia signora. Perché?

Vivo bene nella campagna romana dove probabilmente passerò anche i miei anni da pensionato. Carpi non mi manca ma è sempre nel mio cuore. E se non mi manca è anche perché la tecnologia mi permette, oggi, di continuare a viverci, se pur virtualmente, continuando a frequentare gli amici degli anni giovanili. Come diceva mia madre, che però non è riuscita a realizzare in pieno questo suo sogno, “voglio vivere fino a cent'anni per potere vedere cos'altro ci inventeranno”. Il quadrifoglio che da ventidue anni mi segue in ogni portafoglio che ho cambiato mi venne donato da una signora modenese molto, molto anziana che incontrai in una struttura protetta quando, nell'89, realizzai una serie di documentari sui servizi per anziani del Comune di Modena. Non ne ricordo il nome ma ho davanti a me il suo sorriso e il suo sguardo e, pur non essendo superstizioso, mi piace attribuirle parte delle soddisfazioni che la vita mi ha regalato.