fulvia signaniFulvia Signani- Psicologa, sociologa della salute, esperta di salute e genere, Dirigente Azienda Usl di Ferrara 

 

 

Nella presentazione del  suo libro "Salute bene comune- Domande e resposte" avevo lasciato in sospeso due temi che, per la loro importanza, avendone avuta la possibilità, mi sembra giusto approfondire direttamente con lei: la Promozione della Salute (PdS)e i Fattori Determinanti di Salute, per costruire un quadro d’insieme. La prima domanda è: perché c’è questo legame tra “Promozione della Salute” e un concetto di “Salute come bene comune globale”?

 Il tema bene comune in questi anni di privatizzazione di servizi pubblici (o minacce imminenti), sta orientando il dibattito pubblico verso una necessaria riaffermazione, in ottica moderna, dell’idea che esistano e debbano essere ben identificati i cosiddetti “beni comuni” indispensabili per la vita della società. Tra questi, noi affermiamo che la salute e la sanità rappresentano un prezioso bene comune, ma molte sono le minacce e già solo il fatto che la sanità è considerata una spesa e non un investimento, la dice lunga. La tutela della salute, anche se ci stupisce, non sempre è intesa come diritto umano imprescindibile. Infatti, mancano politiche e leggi che affermino questo principio in modo incondizionato in tutti i Paesi del mondo. Per esempio, in nome di questo principio prevalente, non dovrebbero permanere nel mondo le oltre quattrocento guerre e conflitti attualmente in atto con esito di morti, traumatizzati fisici e psichici.

Nella vita quotidiana di tutti noi è ormai molto frequente la tendenza a considerare la salute, (e con essa la prevenzione), come un bene da perseguire e godere privatamente. Una ricerca Censis dello scorso anno, per esempio, mette in evidenza come quella che viene denominata spesa out-of-pocket, cioè cure e farmaci che una persona paga appieno e direttamente, ammonti in Italia a un terzo dell'investimento pubblico complessivo e come il 64% degli italiani si dichiari insicuro rispetto alla copertura sanitaria pubblica futura. La crisi economica, non ha fatto che aggravare la situazione: l'out-of-pocket sta diminuendo, ma solo perché le persone sono in difficoltà a pagare. Siamo di fronte a grandi diseguaglianze sociali. Quando penso alle aberrazioni a cui può portare l'intendere la salute come spesa, penso al provvedimento del protocollo Liverpool Care Pathway che, in Inghilterra dal 2012, autorizza a cessare le cure a persone anziane ricoverate, “per risparmiare”. Non è questa la sanità che vogliamo.


Come rientrano in questo quadro i “Fattori determinanti di salute”?


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Lei giustamente cita la teoria dei fattori determinanti di salute, che, se applicata, nella pratica, aiuta a considerare che il ricorso ai servizi sanitari, non rappresenta, come invece comunemente si pensa in modo frainteso, “la salute”, ma solo un aspetto di ricorso alle cure, in situazioni di acuzia.
Il preservare la propria salute e la propria qualità della vita nel quotidiano sono gli aspetti di cui può occuparsi la promozione della salute, investendo in modo significativo nell'accrescimento di conoscenze e competenze della persona. Nessuno è miglior medico di se stesso è un motto che ben rappresenta quello che in altri termini viene definito l'empowerment del paziente.
Purtroppo, però, le azioni di promozione della salute sono sostanzialmente poche, episodiche e risentono di una discontinuità temporale e frammentarietà di conoscenze e applicazioni veramente sbalorditive, molto legate al fatto che, non venendo comprese strutturalmente in un Piano nazionale, risentono di finanziamenti (pochi) occasionali.
Salute Bene Comune 61L'OMS nel 2013 con la Dichiarazione di Helsinki “La salute in tutte le Politiche”, ha ripetuto con nuova enfasi l’esortazione di includere la salute in politiche non solo strettamente sanitarie. Ha anche coraggiosamente denunciato i Governi ritenuti responsabili di non prendere provvedimenti adeguati a contrastare le numerose e inaccettabili diseguaglianze. Servirebbero coraggio, visione strategica e politiche coerenti con le dichiarazioni formali. I concetti e metodi, come cerco di dimostrare nel libro, sono già a disposizione.


La teoria della PdS si è sviluppata per successivi arricchimenti concettuali con l’apporto sia di “esperti” di area sanitaria, sia di filosofi come Edgar Morin sia di pedagogisti ed educatori come Paulo Freire. La sintesi o il rinvio immediato è al paradigma della complessità, termine oggi diffuso in diversi sistemi. Cosa significa in questo contesto e perché non se ne può prescindere?


Morin che, quasi centenario, ancora esterna le sue preoccupazioni per l'avvenire dell'umanità, parla di una impellente necessità di un nuovo umanesimo, una riforma globale che interessi ogni ambito dell’esistenza, dalla politica all’ecologia, dall’educazione al lavoro. Egli sottolinea con forza come si sia persa la memoria delle “relazioni circolari”, che dovrebbero caratterizzare i livelli di relazioni dal globale al locale. La settorializzazione delle discipline andrebbe contrastata – afferma - recuperando così un pensiero che possa davvero essere in grado di ricucire le divisioni dei saperi. Egli invoca uno sguardo d’insieme sul divenire e fa un chiaro riferimento a quella che chiama la “concezione complessa” dell’umano, costituita da individuo-società-specie. Il suo pensiero si affianca a quello di coloro che già da tempo invitano a considerare la persona nel suo contesto e alla consapevolezza che la conoscenza solo specialistica impedisce una visione globale. L'idea che sulla salute si possa incidere solo trattando di sanità, rappresenta una distorsione e non comprensione della complessità. Includere in politiche di trasporti, scuola, ambiente, l'attenzione ai risvolti sulla salute, significa invece connettere cose e temi diversi tra loro e ricomprenderli in un contesto comune. Ma - ci rassicura Morin - è in atto un processo di ibridazione tra le scienze e stanno nascendo scienze cosiddette polidisciplinari. Anche il noto Modello salutogenico di Antonovsky considera la complessità come concetto base per l'aiuto alle persone. Promuovere la salute, d'altro canto – egli affermava - significa favorire quella capacità di adattamento attivo che può aiutare le persone ad ottimizzare il proprio stato di salute, sempre e in ogni situazione.


Complessità significa molteplicità di conoscenze, interdisciplinarietà e interprofessionalità. Progetto e prospettiva attraenti, ma che suscitano un interrogativo. La salute, come altri settori-economia, ambiente, informazione e informatizzazione- sarà materia solo per esperti, in cui saranno questi esperti “più aggressivi o veicolati” ad esempio gli economisti a dettare le norme (pareggio di bilancio) mentre la salute diventa una subordinata?

Salute Bene Comune 104La preoccupazione che nell'ibridazione di discipline qualcuna fagociti l'altra, è autentica. Se poi permane e vince una visione di sanità solo legata ad una valutazione di costi, sembra proprio che l'economia finanziaria – che, ricordiamo sempre, non è una scienza esatta e manifesta veri e propri disastri sociali nella sua applicazione – prevalga su tutto. E' una vera e propria sfida quella che ci si prospetta, che richiede uno slancio di valori e cultura, che possano supportare altri tipi di valutazioni economiche. Sorprendentemente alla valutazione finanziaria delle aziende sanitarie pubbliche non viene mai affiancato un bilancio sociale, una valutazione cioè in termini di vite salvate, invalidità scongiurate, traumi fisici e psichici evitati. Spesso, nella quotidianità aziendale, mi chiedo se scindere, nell'organizzazione delle aziende sanitarie, la parte amministrativa, dalla parte di programmazione, quasi come fossero aziende di produzione e non di servizi, non contribuisca a rinforzare la prevaricazione della economia finanziaria e a mortificare il valore sociale della prevenzione e cura.


Domanda più personale che interroga direttamente la sua esperienza per parlare dei Fattori determinanti di Salute in relazione al genere e all’età. Per una donna che invecchia quali saranno le variabili interne ed esterne che potrebbero incidere sul suo benessere, nel corso della vita?

Al giorno d’oggi molti sono gli esempi di una vecchiaia vissuta non come limitazione. Uno per tutti, prenderei il noto cantante Charles Aznavour che a oltre novanta anni tiene concerti e parla dei propri progetti per il futuro. Un modo di vivere questa parte della vita, assai positivo e da emulare. Se una persona non è sentita, per varie condizioni contrastanti, protagonista della propria vita, nell’età saggia, ha modo di diventarlo, quella che noi psicologi chiamiamo futurizzazione cioè la capacità di immaginarsi anticipatamente il proprio futuro, con nuovi orizzonti e attivando resilienza, cioè la capacità di adattamento alle condizioni avverse, esercitando una propria capacità di scelta, progettualità, fiducia, confermando o ritrovando una soddisfacente costruttività del vivere.
Le variabili che incidono sul benessere di donne e uomini sono per lo più le stesse (a parte le gravidanze) ma con influenze diverse. Come sa, l’approccio di medicina e psicologia di genere che io promuovo, tiene conto sia di donne che di uomini in modo comparato. La considerazione, per esempio dell’importanza della salute e l’impegno a preservarla, è più presente nelle donne che però, pur vivendo più a lungo degli uomini, arrivano a quella che mi piace definire la parte più saggia della vita, con più acciacchi, quello che viene denominato paradosso donna.
Recentemente mi ha colpito una ricerca che ha dimostrato che l’abitudine a leggere libri, a leggere in generale, allunga la vita. Una possibilità che ogni persona può offrirsi e che non è legata dal percorso scolastico più o meno lungo che si è seguito, ma alla curiosità, disponibilità a mettersi in gioco e, in fondo, a crescere, anche se si è già grandi.

NB Le figure riprodotte sono tratte dal libro  "Salute bene comune- Domande e risposte" editore Volta la carta

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