edoardo patriarcaEdoardo Patriarca, deputato PD, primo firmatario della proposta di legge


Partiamo con le informazioni. E’ stata presentata alla Camera dei Deputati la proposta di legge(link cliccando) avente per titolo “Disposizioni per il riconoscimento e il sostegno dell’attività di cura e assistenza familiare”, di cui lei è primo firmatario. Analoga proposta è stata presentata al Senato, sempre dal gruppo parlamentare del PD. Ora cosa succede o dovrebbe succedere, secondo le procedure parlamentari e secondo gli auspici?

 

L’obiettivo realistico – e per nulla scontato - che dobbiamo darci è la calendarizzazione dei testi di legge collegati al medesimo tema. Non è noto a tutti, ma alla Camera sono depositati più proposte che riguardano il tema del caregiver familiare. Una volta calendarizzato si nomina il relatore e si dà avvio al procedimento in Commissione che porta alla stesura di un testo che cercherà di tener conto delle proposte e degli emendamenti depositati dai commissari. Passaggio finale: il dibattimento in aula per l’approvazione definitiva con il successivo passaggio al Senato. L’auspicio è che la proposta di legge venga approvata in questa legislatura; i tempi non sono lunghi ma sono sufficienti per giungere ad una approvazione definitiva che assieme ad altri provvedimenti, come il “dopo di noi” , indicano una prospettiva strategica per un nuovo welfare. Non da ultimo è bene ricordare che un ruolo importante lo possono e lo debbono svolgere le associazioni, le famiglie, che spingendo a favore della proposta di legge possono dare un impulso significativo per l’accelerazione del procedimento.


Più volte si è parlato del ritardo in questo ambito dell’Italia rispetto ad altri paesi europei. I provvedimenti più significativi degli ultimi anni hanno riguardato l’ISEE o altre regolamentazioni economiche. Che significato e che messaggio generale, nell’ambito di una riconsiderazione del sistema di welfare italiano, può avere questa iniziativa?

La ritengo una proposta che porta con sé una visione strategica del welfare che verrà. Anzitutto rimette al centro il tema della cura e del prendersi cura delle persone care come recita l’articolo uno. Parole che indicano come l’attività di cura, la presa in carico delle persone vulnerabili, il valore dell’attività solidale, di accompagnamento, di vicinanza siano temi chiave per ridisegnare il welfare al futuro. Non meno welfare, mi piace dire, ma più welfare, con una architettura diversa e innovativa, possiamo dire poliarchica, nella quale sono protagonisti più soggetti “pubblici”: le famiglie, i servizi sociali e sanitari dei territori, le imprese che promuovono welfare aziendale con una peculiare attenzione alla conciliazione tra vita lavorativa e vita di cura; non da ultimo il volontariato e più in generale il terzo settore che può sostenere la tessitura di relazioni comunitarie e servizi a misura di persone. Una sussidiarietà virtuosa dunque, costituzionale, nella quale non vige la regola del “fai da te” ma la capacità determinata di coprogettare insieme, ciascuno con le proprie responsabilità, distinte ma non separate, nella quale all’Ente locale e alla politica in genere viene assegnato il compito difficile ma straordinariamente generativo di offrire servizi a misura di persona da una parte e, dall’altro, di mantenere la rete sempre attiva e connessa attorno alla famiglia e al Caregiver. Non si tratta di una privatizzazione dell’attività di cura (è quello che accade oggi) ma di un vero e proprio processo di “pubblicizzazione” dell’attività di cura, una presa in carico da parte dei servizi sociali e sanitari oltre che della comunità tutta. La proposta di legge ha il merito di valorizzare le ingenti risorse economiche che le famiglie investono nella curarsi i propri cari (si parla di una decina di miliardi) inserendole in un sistema di welfare che non se ne appropria ma che le valorizza in modo virtuoso, potrei dire che le moltiplica producendo più benessere sociale, più coesione, più solidarietà.


Può sintetizzarci i contenuti della proposta di legge ed anche le motivazioni che li hanno sostenuti?

Sono in tutto nove articoli, un testo semplice e comprensibile come non mai.
Il primo articolo dichiara che la repubblica “riconosce e promuove la cura prestata a persone care e la solidarietà come beni sociali”, valorizzando e tutelando chi assume il compito di cura con il sostegno alla conciliazione tra vita lavorativa, vita sociale e vita familiare. Il secondo articolo da una definizione chiara e semplice del Caregiver familiare, e specifica le azioni che egli promuove nella attività di cura. I successivi articoli 3 e 4 assegnano ai servizi il riconoscimento formale del caregiver , e nell’ambito del piano assistenziale individuale esplicitano il contributo di cura, gli ausili, i contributi necessari affinché l’attività di cura sia sostenuta adeguatamente. Il riconoscimento formale costituisce titolo per la richiesta al datore di lavoro di flessibilità oraria e di permessi finalizzati.

Successivamente, nell’articolo 4 vengono dettagliate le azioni che comuni e aziende sanitarie devo garantire affinché il Caregiver svolga la propria attività di cura con serenità, per quanto possibile. Si parla d’informazione sulle problematiche di cui soffre la persona assistita, di opportunità formative, di supporto psicologico e soluzioni condivise nelle situazioni di emergenza, di interventi di sollievo anche con sostituzione temporanee attraverso assistenti familiari iscritte in appositi albi territoriali, di domiciliarizzazione delle visite specialistiche, di sviluppi di reti solidali e di gruppi di auto mutuo aiuto.
Gli articoli successivi trattano la valorizzazione delle competenze attraverso una certificazione formale (compresa quella scolastica se il Caregiver è uno studente), il ministero del lavoro sarà impegnato a favorire la ricollocazione in ambito lavorativo del familiare una volta conclusa l’attività di cura. Sono estesi i permessi previsti dalla legge 104/92, e attraverso il sostegno a intese fra associazioni sindacali e imprenditoriali si favorisce flessibilità e servizi di welfare aziendale; non da ultimo un fondo ferie solidale. Gli articoli successivi stabiliscono il sostegno economico tramite premi agevolati per le polizze assicurative e detrazioni fiscali relativamente al 50% delle spese sostenute, fino ad un massimo di dodicimila euro annui. Viene istituita la giornata nazionale del Caregiver Day, campagne di informazione tra i giovani, indagini multiscopo mirate ad approfondire aspetti qualitativi rilevanti ai fini dell’adeguamento delle politiche in materia.


Ci sono nel testo della proposta di legge alcuni termini ed anche alcuni istituti, che credo possano essere letti come un’innovazione nell’idea dell’assistenza alle persone, ma anche del linguaggio ufficiale. Si parla della “cura di una persona cara” in una sintesi del termine inglese e della lingua italiana, si prevede l’istituzione di un Fondo ferie solidale, si considera complessivamente l’impegno del caregiver non solo come atto dovuto verso un familiare ma come un “atto sociale” da riconoscere sotto vari aspetti (economico, contrattuale, professionale), ma anche di responsabilità, stress, difficoltà.
Cosa ha indotto questo mutamento anche rispetto al linguaggio e allo “stile burocratico”?

Come accennavo in precedenza l’inserimento di un “lessico della vita”, cioè di parole che ci accompagnano nella vita reale, hanno il potere di introdurre significati e paradigmi che il linguaggio burocratico e talvolta barocco non intercettano. La legge è comprensibile a tutti come dovrebbero essere tutte le leggi approvate dal parlamento. Si tratta di norme che recuperano la dimensione e il valore nel costruire comunità attente e premurose, soprattutto verso le persone più vulnerabili. Fanno uscire dalla solitudine che coinvolge milioni di persone, soprattutto donne che svolgono in silenzio attività di cura senza la quale questa società crollerebbe. Si riconosce alla loro attività un valore res-pubblicano, delle cose pubbliche, le cose che riguardano tutti. E si riconosce, con un sostegno economico, che attività gratuite hanno anche un valore economico ineguagliabile e forse incalcolabile. Ci ricorda che la cura e il sistema di welfare vive di relazioni, tra persone e tra comunità. Ci rammenta come oggi un’impresa che voglia essere competitiva e responsabile debba farsi carico per quanto possibile del capitale umano e sociale costituita anzitutto dai propri dipendenti. Ci rammenta che l’attività del volontariato, e più in generale del terzo settore, è anzitutto la tessitura di relazioni, esperti di umanità che agiscono attraverso opere e servizi. Tema per nulla ascoltato laddove spesso si tende a usare l’azione volontaria come una “prestazione d’opera”, seppur gratuita.


E’ sempre più personale. Lei ha una storia, che continua tuttora, nel mondo del volontariato per il quale è stato portavoce nel Forum. In questo parlamento è componente della Commissione Affari Sociali. Quali sono i provvedimenti che in quest’ambito, dopo questa proposta di legge, vorrebbe veder approvati?

Non nascondo un avvio faticoso, di delusione soprattutto nel primo anno di attività parlamentare. Poi credo vi sia stata una accelerazione inaspettata che ha reso il sociale nuovamente protagonista: penso al rifinanziamento dei fondi, alla riforma del terzo settore, al “dopo di noi”, al contrasto allo spreco, alla legge sulla cooperazione internazionale, alla legge sul commercio equo solidale.
Mancano due anni: mi auguro di vedere approvata la legge sull’invecchiamento attivo, quella sul cyberbullismo, un contrasto definitivo contro il gioco d’azzardo, non da ultimo le dichiarazioni anticipate di trattamento (il cosiddetto fine vita) e una riforma sulle adozioni. Forse troppo, ma ci proviamo.