Alberto Arlotti, dirigente Servizio Sanità Pubblica della Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali della Regione Emilia-Romagna.

Una notizia mi ha colpito. Perché nella lista delle città “amiche degli anziani” la campagna promossa, sin dal 2006, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Global network of age-friendly cities'-OMS), con cui lei lavora, non c’è neppure una città italiana? E casuale o vi è qualche altra ragione,visto che nella rete delle città sane è un comune italiano, Modena, ad essere oggi presidente di turno?

 Non sono in possesso di dati per una risposta puntuale. Posso dire la mia impressione. L’Italia è in genere sottorappresentata nelle iniziative e nelle banche dati dell’OMS, forse per un problema di lingua o forse perché la nostra realtà geografica non ci aiuta nelle relazioni con gli altri stati europei e con le organizzazioni sovranazionali.L’altro motivo che mi sembra importante è il seguente. Il nostro patrimonio di città storiche, grandi e piccole, quasi perfette dal nostro punto di vista, con tutta probabilità ci ha fatto vedere più tardi i problemi di accessibilità, relazioni sociali, accesso al verde pubblico, ecc. che si andavano profilando con il rimodellamento dei centri urbani avvenuto negli ultimi 30 anni.

Come presenterebbe, in alcuni indicatori essenziali, una città amica degli anziani?

E’ una città che ha quartieri caratterizzati da un giusto mix di funzioni e da alta pedonabilità; brutte espressioni, ma si dice così. In altre parole, quartieri che vedono la compresenza di case di abitazione, negozi di vicinato, dei servizi essenziali, abitati da persone delle diverse classi sociali e delle diverse età, serviti da una rete di trasporto efficiente.
Quartieri con poco traffico automobilistico e larghi marciapiedi, con aree verdi grandi e piccole, con luoghi per incontrarsi, luoghi per esercitare la mente e luoghi per esercitare il corpo. Quartieri fatti in questo modo assicurano la presenza nelle strade dei cittadini impegnati nelle varie occupazioni e garantiscono il controllo sociale del territorio, cioè la sicurezza.

Lei da tempo sta lavorando, per conto della sua Regione, l’Emilia-Romagna per linee guida per una città e un ambiente non solo a misura di persona (bambino, adulto anziano) ma anche promotore di salute e di ben- essere. Ce ne vuole illustrare i punti salienti e le ricadute?

Nell’ultimo secolo, la disciplina che si occupa della salubrità delle città e dei quartieri è stata fondata sul principio di “allontanare dagli ambienti di vita e di lavoro le noxae patogene di natura fisica, chimica e biologica ed apportarvi, al contrario, gli elementi di natura fisica, chimica e biologica che rinforzano la salute”.
Le modalità di urbanizzazione che hanno caratterizzato gli ultimi decenni, tuttavia, come per esempio la costruzione di cinture periurbane a bassa densità abitativa, hanno prodotto modificazioni dei comportamenti della persone che toccano pesantemente aspetti assai importanti della fisiologia, vedi per esempio la sedentarietà, e della psicologia, vedi per esempio la solitudine delle persone. Le linee guida che abbiamo studiato, che sono principalmente indirizzate al personale del servizio sanitario, mostrano quali sono le caratteristiche fisiche delle città che sono correlate con i comportamenti salutari. 
Ci attendiamo che la diffusione di tali elementi culturali promuova tra tutti i tecnici del settore la conoscenza dello stretto legame esistente tra forma della città e comportamenti dei cittadini, da un lato, e comportamenti dei cittadini e la loro salute, dall’altro, e permetta agli urbanisti ed ai decisori politici di assumere le decisioni basandosi su una scala di valori più completa. (Le linee guida sono sottoposte ora alla consultazione degli EELL, prima di essere approvate. NdR)

In un progetto così impegnativo sulla città e l’ambiente, oltre alle amministrazioni centrale e locali quali altri soggetti sono chiamati ad agire e in quale ruoli?

E’ un problema culturale, bisogna iniziare a pensare la città come la risorsa più grande, da migliorare e correggere dove necessario, e non più come il luogo dove catrame e cemento e inquinamento dell’aria fanno vivere alle persone una vita innaturale.
Le associazioni, soprattutto quelle dei principali “portatori di interesse”, possono fare molto nella diffusione di questa visone della città. I decisori politici saranno facilitati nell’intraprendere queste politiche innovative se i cittadini potranno davvero comprendere il loro significato.

Tra sogno e realtà: se lei avesse un potere di intervenire nell’immediato quali misure imporrebbe in una città perché sia vivibile da tutti, ma in primo luogo da chi ha già degli svantaggi nella vita quotidiana, come anziani disabili e per altri versi i bambini?

Inizierei da una razionale separazione delle strade dove il pedone è l’intruso dalle strade (quelle di quartiere) dove è l’automobile l’intruso. Potenzierei il servizio di trasporto pubblico e l’uso della bicicletta. Dopo, tutto il resto dovrebbe venire più facilmente.

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Author: Alberto Arlotti
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