altFausto Podavini - Fotografo vincitore nei concorsi foografici World Press Photo e Sony World Photography Awards

Lei ha vinto recentemente  il 1° premioalt nella categoria “Vita quotidiana/ Storie” del World Press Photo e si è classificato 3° al Sony World Photography Awards, che  nel 2013 ha registrato 62654 partecipanti al concorso  Professionisti.

 

 

 

 

La storia vincitrice al WPP e la fotografia finalista al SPA hanno una protagonista Mirella. Accanto a lei il marito, con il morbo d’Alzheimer. Ci racconti questi due eventi e la scelta di presentare queste opere?

Il World Press Photo e il Sony al quale sono arrivato terzo, sono due dei più importanti concorsi fotografici a livello mondiale. Mirella per l’argomento che tratta, andava sicuramente presentato ad entrambi i concorsi. E’ una tematica che andrebbe diffusa con ogni mezzo perché la conoscenza e la consapevolezza dell’esistenza del morbo d’Alzheimer aiuterebbero ad affrontare meglio questa malattia. I concorsi di questa portata permettono una visione del proprio lavoro a livello mondiale, diventando un’ottima possibilità di comunicazione.

Qual è  stato il suo percorso umano, emozionale e professionale nell'affrontare questo dramma del nostro tempo e nel rapportarsi con Mirella e suo marito e cosa voleva raccontare?

Ogni volta che si decide di raccontare una storia, diciamo così al limite, si viene coinvolti in una maniera personale da quello che si sta vivendo. E’ l’insieme di varie sfaccettature che permette di ottenere un lavoro d’alto spessore. Se non ci si emoziona non si riesce a fare determinati scatti che, a loro volta, possono essere fatti solo se viene fatta emergere la professionalità. L’aver avuto modo di fotografare in certe situazioni e vivere determinato momenti, ha fatto sì che il percorso umano affrontato è stato molto intenso. Mirella e Luigi, che conoscevo da sempre, hanno accettato il mio progetto fotografico che inizialmente era quello di raccontare l’Alzheimer. Non ero però soddisfatto di questa lettura e così, osservando quello che era il quotidiano, mi è emerso questo rapporto d’amore che ancora c’era tra Mirella e Luigi e così, ho provato a raccontare il morbo, attraverso il sentimento di Mirella.

Non voglio parlare di messaggio, però nello scattare queste foto  pensava che queste immagini rimanessero nel circuito degli appassionati di fotografia o si augurava che potessero interessare e coinvolgere  un pubblico più ampio?

Quando si scatta, si pensa a farlo nel migliore dei modi. Cercare di comunicare, di emozionare, di far arrivare qualche cosa a chi ne usufruirà, indipendentemente se sarà nel circuito degli addetti al lavoro o se coinvolgerà un pubblico più ampio. Ovviamente più il lavoro prodotto ha visibilità in un pubblico più ampio e più vi è soddisfazione, ma è una cosa che viene successivamente alla fase di scatto. Insomma, nei progetti personali si cerca sempre di dare il meglio, ma non vi è pensiero di dove e a chi interesseranno le foto.

Lei ha vinto molti premi nella sua carriera. Di quali si sente più orgoglioso, senza sottovalutare gli altri, per il prestigio che gli è stato riconosciuto e per il soggetto fotografato, se i due aspetti non coincidono?

Tutti! Tutti hanno identificato un ben preciso percorso. A livello personale non ce ne sono di più importanti. Ognuno ha avuto una sua storia, un suo percorso che poi è fatto di tante sfaccettature. Sicuramente per il tema trattato, il lavoro che mi rende più orgoglioso è proprio “Mirella”

Una domanda personale finale: un artista, ma non solo lui, ha sempre un sogno da realizzare. Qual  è il suo?

Il mio sogno era quello di fare il fotografo e così è stato, poi ogni giorno vivo un sogno che è quello fatto di piccole cose che mi porteranno a viverne altri, insomma il mio sogno di adesso è fatto di tanti piccoli sogni.

La storia fotografica di Mirelle e Luigi è visibile sul sito del World Press Photo. Clicca qui