alt

Pier Luigi Emiliani- Direttore di ricerca Istituto di Fisica apllicata (IFAC)Centro Nazionale Ricerche (CNR) Firenze

Invecchiamento attivo. Nelle nostre interviste a protagonisti del '900, tutti ultra ottantacinquenni, abbiamo tratto un messaggio: tutti devono alla loro volontà, ai loro numerosi interessi, alla loro partecipazione anche con mille difficoltà alla vita attiva, l'essere ancora protagonisti attivi. Lei si occupa di tecnologie dell'informazione e della comunicazione, come possono agevolare questo obiettivo dell’invecchiamento attivo?

Le tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni possono agevolare le persone anziane a due livelli. Possono favorirne la vita indipendente, monitorando la loro salute e facilitandone le attività (ad esempio, controllando le condizioni ambientali, garantendo la sicurezza nell’uso delle attrezzature casalinghe, verificando la diponibilità di cibo e medicine, ricordando scadenze e impegni sociali). Inoltre, possono contribuire alle relazioni sociali sia dall’ambiente domestico (servizi di comunicazione interpersonale) sia supportandoli nei loro spostamenti nell’ambiente esterno (sistemi di navigazione e di comunicazione mobile).

 

Leggendo sue interviste e suoi scritti si capovolgono anche i referenti di alcuni termini, come accessibilità ed emergono alcuni concetti che ritengo molto interessanti. Il primo quando parla di una nuova frontiera della tecnologia, in cui è il sistema, l'oggetto, l'ambiente che si adatta alla persona e non viceversa. Cosa significa?

Le previsioni di sviluppo della società dell’informazione vanno verso una sua realizzazione come sistema d’intelligenza ambientale. Questo implica che le persone siano circondate da oggetti intelligenti in grado di fornire in modo trasparente le funzionalità necessarie. Le specifiche di sviluppo richiedono che l’ambiente si adatti alle richieste esplicite e implicite delle persone, permettendo loro d’interagire con tali funzionalità ,non come ha deciso il progettista ma nel modo che ognuno considera naturale.

 

Il secondo principio si esprime con un aggettivo: "naturale". Tutto dalle "città intelligenti" alla cucina, dall'ambiente di lavoro alla cura, deve essere naturale, non richiedere un adattamento o una preparazione della persona, disabile, anziano, ma anche cittadino medio con una cultura informatica ridotta. Ci può illustrare questo concetto?

Naturale non corrisponde ad una definizione astratta. Naturale è quello che ogni individuo considera tale. Ad esempio, la maggior parte delle persone considera naturale controllare un televisore con un telecomando o un calcolatore con una tastiera e un mouse. Probabilmente nel prossimo futuro considererà naturale usare uno schermo tattile o la voce. La cosa fondamentale è che la tecnologia si deve adattare a fornire l’interazione che le persone, individualmente, considerano naturale.

 

Nel nostro paese non è diffusa nel territorio una tecnologia avanzata se non per le telecomunicazioni e anche queste a macchia di leopardo. Nel settore sociale i progressi più diffusi si sono registrati nelle disabilità, in particolare dell'infanzia. Ci sono anche preclusioni culturali. Solo ora, si parla del prendersi cura ( e non solo curare) dei soggetti fragili a rischio d'emarginazione , si sta elaborando della centralità della persona, dell'importanza della relazione, dell'ascolto reciproco. La tecnologia renderà tutto più impersonale e meccanico, come si teme, o può essere d'aiuto per un nuovo rapporto medico/paziente?

Il rapporto medico paziente non è un problema tecnologico, ma etico. La tecnologia può ridurre il tempo che deve essere dedicato ad acquisire i dati fisici sulla situazione del paziente. Quanto di questo tempo risparmiato il medico decide di dedicare al rapporto personale con il paziente attiene non alla tecnologia ma alla sua deontologia professionale.

 

Nel nostro " format" di interviste per usare un termine dei media, l'ultima domanda è più personale. Da esperto in materia, cosa vorrebbe di tecnologicamente avanzato, nella sua vita, nei prossimi anni?

Da esperto in  tecnologia, la mia speranza è che, in accordo con i principi di sviluppo della società dell’informazione come intelligenza ambientale, la tecnologia non sia percepibile come tale nell’ambiente che la integra e sia di aiuto a una fruizione della conoscenza e dei rapporti sociali  in modo più naturale, nel senso che si adatti al singolo individuo come descritto precedentemente.