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Roberto G Marino, Capodipartimento Politiche per la famiglia

Al suo dipartimento è stato assegnato l’incarico di coordinamento delle iniziative nazionali dedicate al 2012-“Anno Europeo per l’invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni. Ci può fare un breve quadro degli eventi già programmati?

Il coordinamento nazionale per l’Anno 2012 è affidato al Dipartimento per le politiche della famiglia, che assicura un raccordo tra le amministrazioni interessate, sia a livello centrale che locale, e gli altri attori coinvolti, in vista della programmazione e della realizzazione delle attività nazionali. Il Programma nazionale di lavoro, richiesto dall’Unione Europea a tutti gli Stati membri, è in fase di pubblicazione e diffusione e rappresenta lo strumento di sintesi degli obiettivi dell’anno. Nel documento, sono state evidenziate le principali iniziative previste, prima fra tutte un evento di celebrazione dell’Anno 2012, in cui le istituzioni, ai vari livelli, le associazioni e il mondo accademico si confronteranno per mettere a fuoco le principali sfide che una società che invecchia pone e le potenzialità che ne conseguono, unitamente alla valorizzazione delle esperienze in chiave di solidarietà tra le generazioni e coesione sociale.

Le iniziative riguarderanno gli ambiti prioritari dell’anno: il settore dell’occupazione e della formazione, la partecipazione degli anziani nella società ed il loro coinvolgimento in attività di volontariato e la promozione di stili di vita sani. A titolo esemplificativo, si svolgeranno anche dei seminari sui temi della formazione permanente, sull’educazione degli adulti, sul volontariato e i giovani.

Per i dettagli, vi invito a leggere il Programma Nazionale, pubblicato sul sito italiano dell’Anno europeo, curato direttamente dal Dipartimento per le politiche della famiglia (http://www.invecchiamentoattivo.politicheperlafamiglia.it/).

Sullo stesso sito, si pubblicizzano gli eventi, i progetti, gli studi e le ricerche che ci vengono segnalati da operatori e cittadini grazie all’attivazione di una casella di posta elettronica (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e ciò costituisce un mezzo prezioso per rappresentare la ricchezza delle iniziative sul territorio nazionale ed europeo e permette di mettere in rete buone pratiche.

Vorrei anche ricordare che è previsto il lancio di una campagna di comunicazione ad hoc, ideata dall’Unione europea e diffusa in tutti gli Stati membri che, grazie a del materiale informativo ed uno spot, si propone di promuovere dei messaggi positivi sull’invecchiamento, al fine di superare gli stereotipi connessi all’età e di incoraggiare la partecipazione di anziani e giovani ad iniziative comuni.

Parallelamente, si svolgeranno delle iniziative nelle scuole per sensibilizzare, in maniera mirata, i ragazzi al tema della solidarietà tra le generazioni.

 

Da parte del governo ci sono indirizzi, obiettivi e anche supporti specifici, individuati per chi vuole promuovere attività su questo tema?

In un quadro europeo e nazionale di profonde trasformazioni demografiche, caratterizzato da denatalità e allungamento della speranza di vita, il tema dell’invecchiamento attivo assume un’importanza crescente in diversi ambiti: lavorativo, previdenziale, sanitario, sociale, economico e, conseguentemente, pone gli Stati e la società davanti a sfide importanti.

Ed è in questa prospettiva che il Dipartimento per le politiche della famiglia intende innanzitutto sensibilizzare i cittadini e gli operatori sul significato dell’Anno europeo, sui principali obiettivi che esso si pone e sulle implicazioni che le sfide demografiche impongono.

In proposito, alcuni dati illustrano con impressionante evidenza le tendenze che ci si aspettano nel prossimo futuro. Se, infatti, la popolazione degli ultra65enni (i nonni) supera già adesso di oltre mezzo milione quella con meno di 20 anni (i nipoti), stime accreditate mostrano come tra vent’anni il divario potrebbe superare i 6 milioni e nel contempo sembra prospettarsi, poco prima del 2030, anche il sorpasso numerico della popolazione ultraottantenne (i bisnonni) su quella con meno di dieci anni (i pronipoti). Se ci spingiamo fino al 2051, le proiezioni indicano chiaramente quanto ancor più grande sarà la sfida: la popolazione con meno di 65 anni dovrebbe diminuire di 6 milioni e mezzo, mentre quella con almeno 65 anni aumenterebbe di poco più di 8 milioni e gli ultra90enni sarebbero destinati ad accrescersi di 1,7 milioni di unità.

Di fronte a tali prospettive è indubbio che alcune questioni meritano un’attenzione particolare, anche in relazione alle caratteristiche sociali e demografiche del nostro paese. In particolare: l’importanza dell’apprendimento e della formazione permanente, anche in chiave di genere; la promozione dell’impegno civile e dell’attività del volontariato; la trasmissione del sapere e delle conoscenze dagli anziani ai giovani e il superamento del conflitto tra le generazioni; l’attenzione alla solidarietà, alle relazioni familiari e alle persone anziane fragili; l’educazione a stili di vita sani ed attivi e lo sviluppo di contesti strutturali che favoriscano l’invecchiamento attivo, come ad es. la mobilità urbana o le infrastrutture.

In termini di programmazione, innanzitutto, si è ritenuta rilevante la ricognizione di esperienze ed attività già svolte sulle suddette questioni ed è stata richiamata l’importanza delle reti nazionali e transnazionali anche come strumento di comparazione e di valutazione delle buone pratiche.

Tra le iniziative rivolte agli operatori, si segnala che s’intende bandire un Premio per la valorizzazione delle migliori iniziative sui temi dell’Anno, che saranno raccolte in una pubblicazione finale.

Infine, si vogliono tradurre i risultati dell’Anno e le prospettive future nella Carta Nazionale Per un invecchiamento attivo, vitale e dignitoso in una società solidale, frutto del lavoro del comitato tecnico- scientifico e dell’Osservatorio Nazionale sulla famiglia, da condividere con tutti i soggetti pubblici e privati interessati.

 

Invecchiamento attivo e solidarietà significano politiche di prevenzione, coesione sociale, benessere della popolazione”? Su questo evento europeo quali le politiche che si possono innescare e chi i soggetti coinvolti?

La celebrazione dell’Anno intende essere l’occasione per promuovere una cultura dell’invecchiamento attivo fondata su una società per tutte le età, favorendo, al contempo, la solidarietà e la cooperazione tra le generazioni e tenendo conto delle diversità e della parità di genere.

In chiave di continuità e sinergia, l’Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni (2012) dovrà tenere conto delle esperienze dell'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010) e dell'Anno europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza attiva (2011).

Ciò comporta innanzitutto un supporto alle regioni e agli enti locali per la promozione di iniziative a sostegno di politiche a favore della terza età e dello sviluppo delle condizioni sociali e territoriali ottimali per la piena e attiva partecipazione degli anziani alle comunità locali.

E' altresì fondamentale l’apporto delle associazioni o reti di associazioni impegnate sui temi dell’Anno e in tale senso è stato apprezzato il loro contributo per l’elaborazione del programma nazionale.

 

Invecchiamento e politiche per la famiglia. Quali sono le connessioni e le relazioni tra questi due termini?

Una società che invecchia pone una serie di questioni e di adattamenti sociali, economici, occupazionali, che non riguardano solo le persone mature o ultra cinquantenni ma tutte le componenti di un nucleo familiare. Uno stile di vita sano sin da giovani costituisce, ad esempio, una premessa necessaria per un invecchiamento sano e dignitoso.

In un quadro demografico in continua evoluzione, è ineludibile riflettere su rinnovate politiche per la famiglia e soluzioni nuove che possano supportare ed accompagnare delle carriere lavorative diverse e più lunghe e che, d’altra parte, possano sostenere famiglie e soggetti vulnerabili.

 

La nostra ultima domanda è sempre più personale. Nella sua carriera professionale, come molti dirigenti pubblici, ha cambiato spesso settore, ma sempre nell’ambito delle politiche sociali: dalle politiche giovanili a quelle della famiglia (bimbi, asili nodo, immigrati) ed ora sull’invecchiamento attivo. Qual è il filo conduttore che lo ha guidato e lo guida in questo impegno?

E’ vero che negli ultimi dieci anni ho avuto l’occasione (e la fortuna!) di occuparmi di temi tra loro vicini, sebbene presso uffici diversi: quello del servizio civile prima, poi al dipartimento per le politiche giovanili e ora alle politiche per la famiglia. Temi legati da un filo comune evidente, perché tutti riferibili all’ambito sociale, e in parte sovrapponibili. Legati anche dalla caratteristica della trasversalità: perché il sostegno all’autonomia dei giovani o alle famiglie implica l’integrazione di politiche e competenze diverse, sia dell’amministrazione centrale che delle regioni e degli enti locali.

Legati infine, e quello che è più importante, dall’avere a che fare con la vita e i bisogni delle persone. Sebbene le competenze della Presidenza del Consiglio non siano mai quelle di erogare direttamente i servizi, questa consapevolezza ha sempre accompagnato il mio lavoro e di chi ha lavorato con me in questi anni: aggiungendo valore ai successi, e rammarico e frustrazione a tutte le volte in cui non si è riusciti ad incidere sulle condizioni di vita delle persone.