Ci rivolgiamo ad  assessori alle politiche sociali neonominati, di metropoli e città medie, del nord e del sud, anche con maggioranze che si sono alternate. La prima domanda: questo vostro nuovo incarico  cade in uno dei momenti di maggior crisi di risorse. Con quali priorità vi muoverete?

D’AngeloBattere le diseguaglianze per una città aperta e solidale

La situazione delle politiche sociali a Napoli è ancora più grave che altrove: alla contrazione delle risorse finanziarie per i tagli imposti dal governo nazionale, si aggiungono il commissariamento  ad acta da parte della Regione Campania della spesa sociale e i ritardi nei pagamenti agli enti del terzo settore per i servizi socio-assistenziali, lasciati in eredità dalla precedente amministrazione comunale.

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In questo quadro, la mia priorità non poteva non essere quella di garantire almeno lo stesso livello d’investimento nella spesa sociale che per il Comune di Napoli ammonterà a 65 milioni di euro. Nonostante le difficoltà, dunque, i servizi offerti finora ai cittadini non verranno intaccati e si cercherà di utilizzare al meglio le risorse  disponibili, in particolare, in questo periodo estivo, rafforzando l'offerta dei servizi alle persone anziane, ai disabili e ai bambini in condizione di disagio e di emarginazione.

Stiamo poi lavorando per adottare ulteriori strumenti che ci permettano di azzerare il debito accumulato fino al 2010 e per riuscire a finanziare adeguatamente le Politiche sociali per il 2012/13. In particolare, stiamo attivando una proficua collaborazione con una serie di istituti bancari affinché garantiscano anticipazioni agli enti del terzo settore per coprire i costi dei servizi, oltre all’attivazione di un fondo di garanzia – per lo stesso scopo - con la Fondazione con il Sud. Abbiamo inoltre ripreso a collaborare fattivamente con la Regione Campania e stiamo definendo un accordo quadro sul welfare.

 

 

 

 FamulariLa salute sociale nasce dalla coesione sociale

(risponde anche alla domanda 2) La salute sociale riflette lo stato della coesione sociale del territorio, che è un elemento essenziale perché si crei un ambiente favorevole alla crescita della sua economia: vanno quindi sviluppati i fattori che sono alla base di tale coesione,  quali le buone politiche sanitarie e sociali.

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E’ prioritario quindi lavorare per una comunità avanzata sul piano dei servizi, dell’inclusione e della diffusione delle opportunità.

Con questa prospettiva, il Sindaco di Trieste ha già lanciato una proposta per la primavera del prossimo anno: la prima Conferenza sulla salute della città, alla cui organizzazione contribuirò insieme all’Assessore all’Ambiente e ai Direttori dei principali presidi sanitari del territorio (Azienda Ospedaliera, Azienda Sanitaria, Istituto di Ricerca a carattere scientifico “Burlo Garofolo”).

In secondo luogo, abbiamo intenzione di trasformare in risorsa esportabile una peculiarità della nostra città, che la rende unica in Italia insieme a Genova: una concentrazione pari a quasi il 28 % di popolazione over 65, rispetto alla media nazionale del 20%; con queste caratteristiche demografiche,Trieste può a buon diritto diventare laboratorio per una miglior qualità della vita delle persone anziane.

Terzo punto fondamentale è l’attenzione prioritaria alla povertà, considerata in modo trasversale, ovvero non solo quella strettamente economica, ma intesa anche nel senso di uno stato di privazione nei vari contesti di vita (habitat periferici degradati), nelle situazioni di solitudine, o di chi vive in un’istituzione pur potendo, con un opportuno sostegno, affrontare la non autosufficienza con maggiore autonomia.

 

OrrùGerarchia delle priorità per passare dalla tolleranza alla valorizzazione

Le nostre società sono in continua evoluzione e credo possiamo assumere la metamorfosi come metafora del nostro vivere associato.

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Le diversità sono un connotato di fondo delle nostre città e, dal mio punto di vista, costituiscono una vera e propria fonte di ricchezza, umana, sociale, economica e antropologica più in generale.
La sfida vera è quella di accompagnare i processi di trasformazione per vincere la paura dell’instabile, del continuamente diverso, per sradicare da ciascuno di noi il terrore, spesso legittimo, di ritrovarsi costantemente in un ecosistema nuovo, per scongiurare il rischio della liquidità.

Per procedere con degli esempi dobbiamo convincerci che gli immigrati sono oggettivamente una ricchezza economica e culturale, e non soltanto perché con il loro contributo sostengono in maniera decisiva il nostro sistema previdenziale, ma anche e soprattutto perché innescano il continuo processo di rinnovamento anagrafico assolutamente essenziale; che i diversamente abili portano in dote sensibilità che vanno portate a valore in una società che premia in modo sempre crescente il fattore conoscenza dell’uomo rispetto alla sua mera forza lavoro fisica; recuperare il rapporto intergenerazionale, dai bambini ai nonni, tutti insieme nelle piazze, nelle scuole, nelle comunità di transito diventa un’arma formidabile per fronteggiare il senso di solitudine dell’individuo moderno. Ritengo si debba procedere ad un vero salto di paradigma: dalla tolleranza alla valorizzazione, per dirla con uno slogan.

La crisi di risorse è purtroppo destinata ad aggravarsi per effetto dell’ultima manovra finanziaria recentemente approvata, che prevede ulteriori tagli di trasferimenti agli EE.LL.

E’ quindi evidente che sarà decisivo saper qualificare la spesa, individuando con rigore e senso di responsabilità la gerarchia delle priorità.

Personalmente mi sto muovendo su due binari con l’intenzione di farli incrociare il prima possibile.

Da un lato fronteggiare l’emergenza: bisogni e domande lasciate colpevolmente inevase durante il periodo elettorale che richiedono interventi immediati anche in relazione alla sopraggiunta stagione estiva, che in molti circostanze costituisce una fase critica per molte tipologie di persone, anziani, disabili e bambini in primo luogo.

Ma emergenza è anche la modalità attraverso cui questo assessorato è stato gestito: molti progetti senza un serio monitoraggio, impegni di spesa al di fuori di ogni coerenza di merito, un ricorso eccessivo all’istituto dell’affidamento diretto, totale assenza di sistemi di rilevazione della qualità dei servizi; e al contempo una marginalizzazione della “macchina interna”, professionalità mortificate e private di ogni protagonismo. Quindi è mia intenzione limitare al necessario il meccanismo degli affidamenti diretti per mettere in piedi una procedura che sia trasparente e soggetta a verifica e monitoraggio; e d’altro canto mi sto muovendo per motivare, coinvolgere e valorizzare al meglio le risorse interne, persone straordinarie, esperte e con un profondo senso di responsabilità professionale.

Dall’altro pianificare, con metodologie trasparenti e partecipate. Del resto la nostra stessa affermazione elettorale ha posto al centro il tema della trasparenza e della partecipazione.

Ritenete che sia necessaria una nuova progettualità per il welfare a fronte di un mutamento dei bisogni e della domanda, in uno scenario istituzionale ed economico diverso o, data la crisi, è sufficiente agire sugli indirizzi attuali?

D’Angelo- Programma pluriennale per la disabilità e agenzia di valutazione

Credo che sia importante continuare a battersi anche in sede istituzionale affinché il welfare sia inserito tra le priorità dell’agenda politica di chi governa la città, con una forte sinergia tra i diversi assessorati, una maggiore collaborazione interistituzionale e un dialogo sempre aperto con le organizzazioni sociali. L’Amministrazione sta già lavorando a un Programma pluriennale sulla disabilità, nel quale è previsto il  coinvolgimento sia della Commissione comunale sulla disabilità che dell’intero Consiglio comunale. Il Programma prevede la costituzione di un’Agenzia che valuti l’impatto di tutte le politiche cittadine - dall’ambiente all’urbanistica alle politiche della sicurezza - sui temi della disabilità. Nonostante i tagli, siamo riusciti a garantire anche per quest’anno il programma dell’Estate Serena, un insieme di attività e di servizi per gli anziani, i disabili e le famiglie che restano in città nel periodo dell’anno in cui più si scontano la solitudine e la mancanza di opportunità sul territorio. Abbiamo poi aperto due strutture di accoglienza per i senza dimora e avviato le procedure per la realizzazione di nuove soluzioni abitative per i rom e ci siamo organizzati per garantire l’assistenza scolastica ai bambini disabili.

Così come era nel programma di de Magistris, è prioritaria la lotta alle disuguaglianze come presupposto per garantire la sicurezza urbana, insieme a una maggiore attenzione ai servizi per le donne, ai bambini, alla famiglia, agli anziani e ai migranti, puntando a una vera integrazione tra pubblico e privato sociale e alla realizzazione di Piani Sociali di Zona fatti su scala municipale.

Famulari- (vedi risposta precedente)

Orrù- Responsabilità di territorio e welfare community

Nel corso degli ultimi trenta anni la domanda sociale da singolare si è fatta plurale. Prima i sistemi di welfare erano pensati e costruiti per offrire una soluzione massificata e pressoché serializzata di servizi, scuola, sanità e previdenza, direi indipendentemente da situazioni individuali e di contesto geo-sociale.

Oggi si è consolidata, come esito di un processo di modernizzazione e di riscatto dell’individuo nella dimensione sociale, una domanda che si fa tendenzialmente sempre più singolare: domande di nuovi diritti, personalizzazioni delle cure, vincoli e limiti di singoli contesti territoriali, dal quartiere all’isolato.

Dinanzi a tale esplosione di bisogni che si aggiungono ai tradizionali, è del tutto evidente che bisogna progressivamente ripensare le modalità di soluzione e di gestione, così come diventa necessario introdurre nuove modalità per recuperare le risorse necessarie perché quelle soluzioni abbiano gambe e benzina sufficiente.

Ritengo che in generale vada alimentata una cultura della responsabilità di territorio. Un imprenditore, un libero professionista e comunque tutti quelle categorie socialmente più fortunate, a mio modo di vedere, devono cominciare a farsi carico delle problematiche del contesto nel quale loro stessi esercitano le proprie attività. Non sto parlando ovviamente di nuove quanto inutili imposizioni su base locale; ma del lavoro minuto e paziente di ricostruzione di una sorta di patto di comunità. Tu imprenditore trai beneficio da questo contesto e ti chiedo in maniera volontaria di restituire parte di quel beneficio, sul presupposto che la salute complessiva di una comunità ha ricadute positive, anche in termini economici sui suoi singoli componenti.

Questo significa attivare un grande lavoro di fund raising, naturalmente sui livelli istituzionali superiori, ma ribadisco soprattutto puntando sulla componente della responsabilità sociale dei soggetti economici.

Il passaggio progressivo dal welfare state al welfare community impone un ridisegno delle responsabilità locali: ma tutto questo è possibile se riusciamo nell’operazione culturale di ricomporre la trama del nostro contesto territoriale. 

Nel confronto aperto sul welfare alcuni temi sono ricorrenti: il rapporto con la sanità,  un ambiente a misura d’uomo, politiche sociali integrate. Come pensate di muovervi su questi nodi o su altri inerenti le policy?

D’Angelo - Welfare tra le spese prioritarie e patto di collaborazione

Napoli deve tornare ad essere una città aperta, inclusiva e solidale. Per questo, oltre a una programmazione di bilancio che consideri il welfare tra le spese indispensabili e prioritarie, occorre promuovere una serie di azioni che vadano dal reinserimento socio-lavorativo per le persone in condizioni di disagio alla definizione di un piano cittadino per i poveri e per gli anziani, dalla promozione di percorsi istituzionali e sociali di sostegno e sviluppo della genitorialità e di adozione sociale delle famiglie multiproblematiche, alla creazione di un osservatorio e di un’anagrafe sui bisogni delle persone diversamente abili, fino alla definizione di un piano socio-sanitario a lungo termine condiviso con l’Asl cittadina. Si tratta di azioni e investimenti necessari per ristabilire un patto di collaborazione forte con il terzo settore, affinché possa contribuire alla concreta soluzione di tanti problemi delle persone e delle famiglie, e tornare a percorrere strade innovative in materia di welfare e di inclusione sociale.

Famulari-  Trieste laboratorio per la qualità della vita anche nelle aree critiche, centri di aggregazione per la promozione dello sviluppo economico sociale

Si tratta di una sfida complessa che vogliamo affrontare con un lavoro integrato tra Assessorati  che abbia come obiettivo  il miglioramento della qualità della vita anche nelle aree critiche della città e per le fasce più vulnerabili di cittadini, attraverso la pianificazione e realizzazione di strumenti urbanistici, attrezzature sportive, verde pubblico, inserimenti lavorativi, sistema dei trasporti agevolati, politiche della casa.

Intendo valorizzare il ruolo delle associazioni di volontariato e di promozione sociale e quello della cooperazione sociale, coinvolgendo più soggetti possibile nella concertazione della programmazione territoriale, continuando a perseguire gli indirizzi contenuti nella normativa nazionale e regionale in tema di welfare (Legge 328/2000, Legge Regionale 6/2006 e Legge Regionale 23/2004) relativamente al “sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali”, un sistema che prevede il coinvolgimento della comunità locale nella programmazione secondo un modello di partecipazione, sussidiarietà e governance.

Modello esemplare di questa strategia è il Piano di zona (quello per il triennio 2009-2011 è già il secondo Piano del Comune di Trieste), strumento programmatorio territoriale che integra le operatività di diversi soggetti operanti in ambito socio-sanitario.

Un punto forte delle politiche sociali di questo territorio sarà inoltre,  proprio per le caratteristiche cui accennavo prima, l’estensione dell’esperienza dei centri diurni e dei luoghi di incontro sociale. Un modello a cui ispirarsi è ad esempio l’esperienza pilota del Centro di aggregazione Marenzi di Via dell’Istria, la cui genesi ed evoluzione è stata improntata a modalità di sviluppo di comunità, di partecipazione attiva dei cittadini nel welfare innovation, di integrazione pubblico/privato.

Vanno implementati in generale i servizi che consentono il più possibile l’adozione di soluzioni alternative alle case di riposo, o, in generale, alle altre situazioni di istituzionalizzazione. In questo senso, promuovere la domiciliarietà significa garantire le condizioni per la permanenza di minori, anziani, nuclei familiari disagiati e persone sole prive di mezzi in un contesto di vita familiare. La pluralità di situazioni di bisogno e fragilità che interessa varie fasce di popolazione rende necessario dotarsi di strumenti diversificati e integrati.

Trieste sarà insomma un laboratorio qualificato dedicato ad un confronto a vari livelli su uno degli assi strategici delle attuali politiche sociali, ovvero la promozione dello sviluppo socio-economico attraverso lo sviluppo della coesione sociale e l’attivazione delle persone-cittadini.

Per realizzare questi obiettivi intendo valorizzare il lavoro di rete con volontariato ed associazionismo, come già detto, ma anche con il privato sociale e gli altri enti pubblici.

Del resto, per allinearsi alle nuove strategie dell’Unione Europea,  è necessaria una risposta integrata ed innovativa alle sfide economiche e sociali che la crisi economica ha evidenziato ed aggravato.

Orrù- problemi di metodo: pianificare, collaborare, essere trasparenti

Nella fase di elaborazione del programma di governo abbiamo progettato in maniera condivisa con il mondo del sociale un documento dal titolo, a mio modo suggestivo: “Rimettiamo in gioco le politiche sociali”.

L’idea è quella di ribaltare l’approccio sin qui utilizzato.

Intendo partire da un problema di metodo: 1. Recuperare la capacità strategica di pianificare, con tempi, risorse, priorità e responsabilità ben chiare; 2. Utilizzare quanto più possibile modalità partecipative e collaborative, coinvolgendo non soltanto gli addetti ai lavori, i portatori di interessi, ma per quanto possibile i cittadini, nelle scelte dell’amministrazione; 3. La trasparenza come elemento essenziale per recuperare una relazione di fiducia tra il momento della discussione partecipata, il momento della decisione e il momento dell’operatività. Vorrei che il mio assessorato divenisse uno spazio wikicratico (per citare Alberto Cottica) laddove le tecnologie abilitano e facilitano tale processo largo ed inclusivo.

In secondo luogo intendo, attraverso le modalità sopra descritte, imprimere una direzione alla gestione delle Politiche Sociali in stretta collaborazione con l’azione complessiva dell’Amministrazione cittadina: politiche abitative per i giovani oggi costretti a lasciare la città per vivere nei comuni del circondario, politiche dello sport per recuperare spazi al degrado soprattutto a vantaggio dei bambini, politiche attive del lavoro per consegnare un’opportunità a ciascuno.

Nello specifico vorremmo costruire la Casa delle Associazioni, un Incubatore dell’imprenditoria sociale, così come intendo affrontare il tema dei diritti e dell’anagrafe delle Unioni Civili, affermare con forza il diritto di culto per tutti offrendo spazi adeguati ai migranti.

Mi piace pensare a una città capace di sorridere e coltivare una socialità consapevole nei suoi abitanti, vecchi e nuovi, stanziali e transitori.

Siete tutti  nominati in Giunte di centro sinistra, ma rompete una prassi diffusa dai tempi dell’Ulivo, che ha sempre visto in questo ruolo donne (forse per discriminazione di genere) di cultura cattolica e d’esperienza nel volontariato ecclesiale. Era una “pigrizia”politica, una “sottovalutazione” della carica,  una mancata integrazione tra cultura laica e cultura cattolica o tutte e tre assieme? Questo ha influito nell’elaborazione di politiche sociali?

D’Angelo- Superamento contrapposizione Stato e Chiesa e evoluzione forme di collaborazione

A dire il vero, potremmo al contrario sostenere, che già da qualche anno è in atto il superamento della contrapposizione tra Stato e Chiesa e la ricerca di nuove forme di collaborazione  non solo tra cultura laica e cattolica, ma anche l'evoluzione di ulteriori forme di collaborazione che nella logica della sussidiarietà si sono andate delineando nel rapporto tra pubblico e privato sociale. Credo che a partire dalla legge 328 del 2000, si sia maggiormente consolidata l'idea che la delega alle Politiche sociali, non riguardi esclusivamente politiche di natura assistenziale, ma che anch'esse concorrano allo sviluppo del territorio. Questa nuova cultura ha influenzato più in generale le politiche degli Enti locali ed è il risultato di un nuovo modo di affrontare fenomeni sociali più recenti legati ai flussi migratori, ad una nuova concezione della composizione e del ruolo della famiglia e del ruolo stesso della donna.

Famulari- Dall'evoluzione del pensiero psichiatrico e convivenza tra volontariato cattolico ed esperienze laiche innovative

Può darsi che in linea generale abbiano influito tutti questi fattori, ma l’elaborazione delle politiche sociali nella mia città ha una storia a sé, su cui hanno inciso enormemente la straordinaria storia dell’evoluzione del pensiero psichiatrico, che ha a Trieste il suo epicentro, e la sua componente multiculturale; quindi, non sarebbe corretto dire che le politiche sociali di questa città non siano il frutto, anche, di un approccio laico, piuttosto direi che sono il risultato di una interessante convivenza fra la grande esperienza del volontariato cattolico ed esperienze laiche ed innovative come le microaree, e l’interazione con la cooperazione sociale e l’associazionismo di matrice laica.

Orrù- La presenza del mondo cattolico nei contesti di maggior disagio e il livello d'integrazione

Sono donna e non provengo dal mondo cattolico. La mia esperienza si è consolidata nel campo delle politiche di inclusione sociale e nella mia militanza politica a sinistra. Sono comunque molto consapevole del ruolo e della presenza del mondo cattolico nei contesti di maggiore disagio e marginalità. Credo che se questa prassi c’è stata probabilmente è stata frutto di pigrizia, ma non in senso negativo: in quel mondo esistono esperienze di frontiera, di presidio del bisogno sociale, che hanno molto spesso garantito capacità e rigore etico nelle persone che ne erano interpreti. Posso comunque dire, per quel che conosco di Cagliari, che ho potuto constatare positivamente un buon grado di integrazione tra mondo cattolico e laico, e d’altro canto un’apertura e una capacità progettuale che ha ormai messo alle spalle un’impostazione di tipo esclusivamente caritatevole. 

La quinta domanda a tutti nostri intervistati è sempre di carattere personale.Con la vostra esperienza politica, professionale e umana, quale contributo specifico e quale apporto pensate di poter dare  nell’attuale incarico?

 

D’Angelo- Dall'esperienza nel Terzo settore, propensione al dialogo, ascolto e lavoro di squadra

L'esperienza accumulata nel corso degli oltre  venti anni di lavoro svolti nell'ambito del Terzo Settore locale e nazionale, una particolare propensione al dialogo e una forte capacità di ascolto, nonché il lavoro di squadra di cui sono da sempre un convinto sostenitore, rappresentano gli elementi con i quali ritengo di dover caratterizzare questo mandato. Sono cosciente, inoltre, che le politiche sociali hanno un oggetto piuttosto sfuggente e proprio per questo occorre continuamente progettare le risposte, verificarle nell'esito per poterle riprogettare e non farsi mai tentare sia dall'idea che esistano ricette miracolose, sia che i problemi si possano risolvere eliminando i conflitti, piuttosto che governarli.

Famulari- Impegno politico, esperienza professionale, propensione alla collaborazione

L’impegno all’interno del Partito Democratico, unita alla mia esperienza professionale, mi hanno consentito di acquisire una visione ad ampio raggio delle problematiche sociali presenti su questo territorio, con particolare attenzione verso le politiche di genere e quelle relative all’immigrazione. Credo anche di poter mettere in campo una mia propensione alla cooperazione con tutti soggetti della comunità e tutte le competenze, risorse necessarie perché si possa mettere in campo un cambiamento che vada oltre le prassi. E’ necessaria una forte alleanza tra istituzioni, enti, singoli e associazioni per poter affrontare la grave crisi sociale e culturale che stiamo vivendo, e mi impegnerò in modo molto convinto in questo senso.

Orrù- Passione politica, impegno e percorso collettivo

Intendo sottolineare con forza e convinzione il fatto che la scelta della mia persona giunge ad esito di un lavoro collettivo, in cui si intrecciano passione politica, esperienze professionali, l’impegno di tanti di noi che abbiamo sostenuto l’idea di promuovere un vero cambiamento a Cagliari. Abbiamo iniziato a ragionare intorno alla città di Cagliari ed alla sua trasformazione profonda nell'ottobre scorso. Gruppi di lavoro, approfondimenti tematici, incontri e confronto con molte soggettività della città, studio e analisi di esperienze di successo a livello nazionale ed internazionale, la campagna elettorale nelle sue forme variopinte, sempre alla ricerca del contatto con le persone e dell'ascolto delle loro esigenze.

Consci delle difficoltà che l'Amministrare comporta, abbiamo sempre buttato il cuore oltre l'ostacolo, con responsabilità ma rifiutando l'idea che Cagliari non possa essere migliore di quella che è.

L'Assessorato alle Politiche Sociali è un impegno gravoso che comporta scelte difficili. Immaginare una comunità più equa, offrire spazi e servizi, opportunità e socialità, costituiscono il dover essere che animerà sempre il mio lavoro, come d'altronde Pianificazione, Partecipazione e Trasparenza sono le tre parole d'ordine dal punto di vista del metodo.

La scelta del mio impegno in politica è animata dall’attenzione per temi come le pari opportunità, l’uguaglianza nella diversità, il riconoscimento dei diritti di ciascuno, e questo spiega, almeno in parte, la mia collocazione a sinistra.

Intendo onorare questo delicato incarico risolvendo giorno dopo giorno problemi riferibili a persone e categorie, contribuendo a rimuovere gli ostacoli che inibiscono il dipanarsi di una cittadinanza piena e compiuta.