luca gelatiLuca Gelati-Incarico presso Direzione Operativa dell’Azienda USL di Modena . Docente presso le Università di Modena, Università Sapienza di Roma, Università di Sassari e Nuoro, Università telematica UniPegaso. Membro del Comitato di Redazione Board Editoriale del SIMEU journal (organo ufficiale della Società Italiana di medicina d’emergenza e urgenza).

Il progetto CRAPSOS è iniziato da due anni. Può farci una sintesi, partendo dall’acronimo e illustrando quali sono gli obiettivi, quale il contesto locale in cui s’inserisce e qual è il livello di attuazione raggiunto?
Buongiorno, CRAPSOS è un acronimo che nasce dalle prime lettere delle parole Casa Residenza Anziani, Pronto Soccorso e Ospedale. Il tentativo era di creare una “parola nuova” in grado di togliere i trattini, purtroppo ancora presenti, in molti progetti di salute che coinvolgono Ospedale e Territorio.
La scelta del nome per questo Progetto è stata discussa e approvata da un Gruppo di lavoro composto da n° 64 Operatori appartenenti all’Azienda USL di Modena, al Nuovo Ospedale di Sassuolo e alle Case Residenza Anziani. Obiettivo del Progetto è l’implementazione di “percorsi protetti” per le Persone ospiti delle CRA, anche attraverso l’utilizzo di “pacchetti diagnostici”, condivisi e concordati tra Medici del Territorio e Ospedalieri.

Nel confronto, nella comunicazione di qualità e nelle buone relazioni tra i diversi Operatori sanitari del territorio e dell’Ospedale, avviene il processo decisionale condiviso a garanzia di un’efficace continuità di cura.

Fig.1
Il primo embrione del Progetto CRAPSOS nasce nel Distretto sanitario di Mirandola nel 2014. L’esigenza sentita allora dagli Operatori delle Casa Residenza Anziani era legata alla necessità di poter comunicare e avere un riferimento in Ospedale per le situazioni cliniche non di emergenza ma che avessero avuto necessita di un approfondimento riguardante le Persone ospiti della CRA. Nel 2015 il Distretto di Pavullo e il reparto di Medicina di Pavullo promuovono lo stesso tipo di progettualità inserendo anche elementi legati alla comunicazione in fase di dimissione del Paziente dalla Medicina alla CRA.
Da queste esperienze è nato il gruppo di lavoro CRAPSOS che al termine di n° 52 ore di lavoro ha prodotto il “percorso protetto” e il progetto formativo specifico. A oggi i percorsi CRAPSOS sono operativi nei Distretti e nei PS di Carpi e Mirandola dove è stata completata la formazione degli Operatori. E’ stata completata la formazione del distretto di Sassuolo a dicembre 2017 e calendarizzata la formazione per gennaio-febbraio 2017 nei Distretti di Pavullo, Vignola e Castelfranco. Sono in corso i contatti per implementare il percorso CRAPSOS nel Distretto di Modena e nei Pronto Soccorso di Policlinico e Baggiovara governati dall’Azienda Ospedaliera Policlinico.

È sicuramente un progetto complesso: quali sono stati i presupposti, le conoscenze, le metodologie di lavoro, le risorse umane che avete ritenuto necessario acquisire nelle diverse realtà territoriali, partendo dalle CRA sino a giungere ai reparti ospedalieri e alla loro organizzazione, passando ovviamente nel Pronto soccorso, snodo tra territorio e luoghi di degenza?
Fig.2Tengo a precisare che il progetto CRAPSOS non prevede un impegno economico aggiuntivo, fatto salvo le ore di lavoro necessarie agli incontri e alla progettazione e le ore di formazione del Personale. Questo è possibile perché in CRAPSOS non è previsto utilizzo di Personale aggiuntivo e non sono previste nuove tecnologie.
Tutti i ruoli e le figure professionali erano\sono già presenti sia in Ospedale come sul Territorio. Il progetto non ha fatto altro che indicare con metodo, rigore e disciplina le necessarie attività di comunicazione tra Operatori del territorio e dell’Ospedale a garanzia di un’efficace trasmissione delle informazioni che riguardano le Persone ospiti delle CRA. Il progetto ha creato cruscotti informativi, contenenti tutte le informazioni (Operatori di riferimento, contenuti assistenziali, norma di funzionamento dei servizi, orari, presenza medica, presenza infermieristica) che consentano una reciproca conoscenza delle attività e delle modalità di lavoro dei vari servizi territoriali e ospedalieri.
Per la prima volta gli Operatori dell’Ospedale conoscono quali sono le opportunità di cura all’interno delle CRA, mentre gli Operatori delle CRA sono a conoscenza dei contenuti dell’Ospedale (riferimenti, presenza specialista, meccanismi di dimissione).

In periodo di tagli continui alle risorse del sociosanitario, dalle CRA agli ospedali, nasce un primo dubbio. Questo grande sforzo di ricerca, elaborazione e organizzazione quali obiettivi si pone, oltre ad evitare il sovraffollamento dei Pronto Soccorso da parte degli anziani fragili, da Codice verde, delle CRA? L’esperienza sin qui condotta cosa indica? Quali i vantaggi per le persone?
Le Persone anziane ospiti delle CRA sono spesso affetti da due o più patologie croniche. Lo studio clinico di un paziente cronico necessita spesso di medici specialisti e di più indagini diagnostiche.
Fatto salvo le situazioni di vera emergenza in cui è necessario rivolgersi al 118, nei pazienti cronici vi è la necessita, nelle fasi di riacutizzazione della malattia cronica, di eseguire contemporaneamente due o più indagini diagnostiche.
Fig.3Quello che accadeva prima di CRAPSOS, fatto salvo le situazioni di emergenza con chiamata al 118, era la necessaria compilazione da parte del Medico CRA di più ricette per visita specialistica (ricetta rossa barrata U). In queste situazioni si rendeva necessario organizzazione più trasporti in giorni diversi per lo stesso paziente da indirizzare, ad esempio, verso la radiologia per eseguire una radiografia, o verso la cardiologia per un elettrocardiogramma, un’ecografia etc.
Attraverso il percorso CRAPSOS è offerta la possibilità per il medico CRA di confrontarsi con un collega medico di riferimento dell’Ospedale su un problema clinico. La successiva condivisione di un pacchetto di esami diagnostici a cui sottoporre il Paziente ospite della CRA consente un accesso pianificato e temporizzato al Pronto Soccorso di riferimento evitando per la Persona anziana inutili perdite di tempo e il disagio di un accesso non pianificato. Per il Pronto Soccorso conoscere in anticipo l’arrivo di un Paziente è certamente un vantaggio perché offre l’opportunità di dedicare personale, preparare risorse, tempi e luoghi adeguati alle fragilità\vulnerabilità della Persona anziana.
Il PS è stato individuato come luogo di attuazione dei percorsi CRAPSOS perché luogo dotato di tutte le risorse diagnostiche contenute nei pacchetti diagnostici condivisi per situazioni di patologia (aritmia-dispnea-convulsioni-tia-trauma cranico-scompenso cardiaco-sincope-trombosi venosa profonda-febbre).
Quando avremo in futuro le Case della Salute in grado di erogare le risorse diagnostiche necessarie potremo in assoluta sicurezza attuare il percorso CRAPSOS presso queste strutture; come avverrà a breve per la Casa della Salute di Castelfranco Emilia.

Tra i percorsi di CRAPSOS uno è dedicato agli anziani in fase terminale, per i quali l’accanimento terapeutico, a volte anche nascosto in un inutile trasferimento al PS, deve essere sostituito da cure palliative e ora, con la legge approvata, anche con il rispetto delle volontà dell’anziano.
Come avete affrontato questo nodo nella cura della persona fragile?
Fig.4Il progetto CRAPSOS s’innesta nel programma della Rete Locale di Cure Palliative dell’Azienda USL di Modena che prevede già strumenti e attività formativa per intercettare gli Ospiti all’interno delle CRA in condizioni di fine vita.
Uno dei gruppi di lavoro presenti nel progetto CRAPSOS ha avuto come obiettivo di fornire strumenti di riferimento per le CRA che ospitano Persone in condizioni di fine vita.
Per tutte queste Persone già inserite in un progetto di palliazione si è voluta fornire l’opportunità di un contatto rapido con i PS più vicini per rispondere a bisogni specifici senza interruzione del percorso palliativo intrapreso.
Questi bisogni/situazioni a cui il percorso CRAPSOS risponde sono stati identificati in: ferite che necessitano di sutura chirurgica, cadute con sospetta frattura, ritenzione acuta urina non cateterizzabile, tracheostomia non gestibile, volontà del paziente o famigliare.

 

L’ultima domanda interroga sempre il professionista intervistato.
Lei ha coordinato questa esperienza sin dal suo avvio all’Ospedale di Mirandola dove lei lavorava, come coordinatore infermieristico del PS. Cosa ha più apprezzato di questo progetto e cosa invece ritiene sia ancora deficitario?
Il tentativo di umanizzare per quanto possibile i percorsi dei pazienti anziani è assolutamente apprezzabile.
Non possiamo permettere che una Persona anziana entri nel flusso di attesa ordinario dei nostri Pronto Soccorso dove regna ormai da anni sovraffollamento e a volte caos. Parimenti è da apprezzare il tentativo in forma proattiva di leggere anticipatamente i bisogni delle Persone sul territorio, un Pronto soccorso che non è solo il luogo dove si risponde in modo efficace all’emergenza (10% del totale degli accessi annui). Se il 90% delle prestazioni di Pronto Soccorso non è urgente, il tentativo di pianificare un ingresso in PS significa essere in grado di destinare idonee risorse, attenzioni e tempi a ciascuna Persona in funzione del bisogno espresso.
Fig.5Occorre migliorare la volontà di comunicare in modo efficace tra gli Operatori del Sistema Sanitario. Nella parcellizzazione della conoscenza dell’attuale mondo della medicina, l’Operatore sanitario che non è in grado di comunicare in modo efficace non è in grado di garantire le migliori opportunità di cura alla Persona che assiste.
Quando le Persone che stiamo assistendo non si accorgeranno più dei molteplici passaggi di consegna clinico/assistenziale e dei molteplici conseguenti rimpalli di responsabilità tra diversi Operatore Sanitari, potremo dire di aver raggiunto la vera continuità di cura.