lidia raveraLidia Ravera- scrittrice e sceneggiatrice, testi di canzoni e commedie musicali, romanzi rosa sotto pseudonimo, migliaia di articoli, radiodrammi, novelle, racconti, un libro per bambini, situation comedy (la prima Casa Cecilia per Rai Uno è del 1980/81/82), film, testi per documentari, per cabaret, per Lucia Poli, monologhi (La donna Gigante).

Dopo Iris di “Piangi pure” (qui) e Carlo ed Elisabetta de “Gli scaduti” (qui) a un’altra voce femminile, Costanza, affida un dialogo sulla vecchiaia. Ho seguito questo suo cammino, ho letto interviste da lei rilasciate a giornali e riviste, ho rivisto sue partecipazioni a programmi.
In questa sua ultima opera mi è parso di cogliere non solo un racconto sulla vecchiaia, in particolare delle donne, ma una rilettura anche della “gioventù” delle donne, che ha plasmato la vecchiaia. Il progetto di Costanza, “antropologa della vecchiaia e portatrice di malinconia positiva” alla ricerca dell’allegria e della felicità non è un tentativo di rimpadronirsi di un tempo passato, ravvivando il proprio ruolo e la propria immagine?

No, o almeno non nelle intenzioni.
Costanza si fa un punto d’onore di lasciare il passato dov’è. Se ricorda lo fa controvoglia e per ristabilire una verità che spesso gli adulti dimenticano: non si è felici da giovani. L’allegria è difficile da acchiappare anche quando la morte è, statisticamente, lontana.
Però nel romanzo sì, ha ragione lei, c’è una rivisitazione, un racconto di certe giovinezze femminili di quegli anni. La mia, per esempio. Quando mi studiavo di essere sessualmente trasgressiva mentre il mio corpo voleva soltanto coccole e carezze...

Nei flash back ritornano i ruoli da leader degli uomini, nel periodo delle lotte studentesche degli anni ‘70, che le donne compensavano se potevano con la seduzione. Nelle immagini del presente questi uomini sono in fondo dei “falliti” mentre le donne, pur con tante difficoltà, anche in prossimità della morte, sono quelle che resistono o come dice Massimo Ammaniti hanno più capacità di recupero e adattamento. È la sua risposta a chi definisce una donna vecchia come fosse un ortaggio?
Le donne sono esseri umani più completi, sono state, soprattutto quelle della mia generazione, programmate per la relazione. E , anche se ne rifiutano la centralità (vedi maternità consapevole e fine del matrimonio come aspirazione principale), continuano a godere dei benefici di una maggiore apertura agli altri, ai loro bisogni , ai propri desideri. Invecchiano meglio, le donne. Anche se soffrono di più, anzi, forse, proprio perchè soffrono di più. Essere trattate da ortaggi ( “fresche” tutta la vita?) genera salutari ribellioni. Dover essere per forza belle ( o almeno “guardabili”) aiuta a tenere sotto controllo gli addominali ( gli uomini coetanei spesso hanno pance sferiche e sproporzionate), il portamento, i capelli, la pelle. Io sono contraria alla chirurgia estetica perchè è una forma di menzogna ed è perdente, ma uso e approvo creme, massaggi, palestre e tutto quello che aiuta a piacere ancora un po’, soprattutto ciascuna a se stessa.

Se Costanza fosse una donna reale, (forse lo è?) come la definirebbe, per il suo continuo cambiar parere, per il suo rapporto con l’ex marito, con il padre, con il figlio, con le amiche: simpatica o antipatica, egocentrica o generosa, allegra o malinconica, spontanea o cervellotica, vincente o perdente, sincera o fasulla, ingabbiata nell’immagine che vuole dare di sé?
Costanza è, come tutti noi, tanti degli aggettivi che lei ha indicato. Comprese le coppie di opposti. E’ egocentrica e generosa, allegra e malinconica, spontanea (e perciò simpatica). Capce di perdere senza perdere slancio. Vincente perchè indomabile, mai riconciliata, autenticamente vitale.

Nel libro appaiono altri personaggi femminili, camei importanti per raccontare di donne giovani e meno giovani, che inseriscono la realtà odierna: la badante Dorina, la giovane Chelsie, la serena Evelyn con la giovane figlia un po’ confusa. Però nessuna pare erede degli interrogativi e degli “spiriti rivoluzionari” di Costanza e dei suoi compagni. Pensa che questa sia la realtà odierna?
Quella che mi piace di più, è Chelsie, la ventiduenne mezza ciociara e mezza inglese: pensa che ogni donna ha il compito di realizzare un cittadino quasi perfetto, amando nel modo giusto e dedicandosi nel modo giusto al suo bambino. Sono due righe in un testo di 500 pagine, ma sono certa che ad una lettrice acuta come lei non sono sfuggite. E poi, certo, non c’è più l’impegno politico. Ma perchè la politica è diventata una professione, non è più una passione. O un ideale per cui lottare. Interessa,perciò, solo a chi è un professionista e come carriera. Forse perchè non c’è più un idea di società alternativa. Viviamo nel modello unico, nel pensiero unico. Prendere o lasciare. La maggior parte lascia.

L’ultima domanda interroga Lidia Ravera, scrittrice e politica su il filo conduttore del libro: l’idea di Costanza di far nascere una”comune” che ora si chiama “cohousing” (per sterilizzare un termine datato e pericoloso!). Se si escludono le coabitazioni con finalità assistenziali, mi sembra che l’interesse su questa esperienza provenga solo da donne, contrariamente ad altri paesi. Spesso manifestato come un sogno irraggiungibile. Due domande in proposito. C’è secondo lei una ragione o un elemento specifico in questa aspirazione femminile e, in secondo luogo, potrebbe anche rientrare in un programma da incoraggiare e promuovere dall’organizzazione sociale per prevenire e combattere solitudini, emarginazioni, risposte inevase a bisogni elementari, economici, abitativi, logistici?
Due volte sì, le rispondo.
Le donne sanno stare insieme più degli uomini ( duemila anni di discriminazione da condividere ci hanno fatto bene). Le donne non si riaccoppiano con facilità con uomini coetanei , meno ancora con i più giovani. Gli uomini , spesso, scelgono di invecchiare con donne più giovani, o molto più giovani. Quindi le donne sole sono molte di più degli uomini soli.
Io sogno una comune in cui si costruisca insieme un copione degno di essere recitato. Gente intelligente che riflette su questa fase della vita come ha riflettuto su tutte le altri. Gente che sappia ridere e discutere. Gente che sappia smussare gli spigoli duri del proprio carattere per adattarsi agli altri. Che sappia ancora amare e farsi amare.
( Sono aperte le iscrizioni, fatevi avanti)
E sì anche al programma politico.
Se mi affidassero il ministero alle politiche senili lavorerei per costruire tante piccole case del terzo tempo, dove gli anziani possono vivere insieme, mettere insieme le loro magre pensioni, risparmiare con la convivenza/ divisione delle spese e ricevere un aiuto dallo stato in termini di affitti bloccati o vendite agevolate.
Tante piccole cooperative , dove sia sconfitta la povertà e alleviata la solitudine.