Cinque domande a...

sergio trammaSergio Tramma- Professore di Pedagogia generale e sociale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Sull’invecchiamento ha pubblicato tra l'altro:  Il vecchio e il ladro, Guerini, 1989, Gli anziani nelle strutture residenziali  ; Inventare la vecchiaia, 2000; I nuovi anziani, 2003; Pedagogia della vecchiaia, 2017.

La vecchiaia dai titoli di sue pubblicazioni: “Il vecchio e il ladro”, “Inventare la vecchiaia”, I nuovi anziani, e da ultimo, a quindici anni di distanza “Pedagogia dell’invecchiare”. Sono due filoni intrecciati: cosa è la vecchiaia e come vivere (bene) la tarda età. Iniziamo dal primo: cosa è la vecchiaia, una categoria anagrafica, una condizione fisiologica, una storia personale con esperienze, scelte, opportunità?
La vecchiaia è tutte queste cose insieme, e forse anche qualcosa in più: è una categoria anagrafica, ma una categoria della quale risulta sempre più difficile individuare l’inizio; è una condizione fisiologica che è molto mutata nel corso degli ultimi decenni; una storia individuale sì, ma collocata all’interno di molte e diverse storie collettive. In altri termini, è difficile identificare, descrivere e definire la vecchiaia, anche se questa è una tentazione, forse un’esigenza, diffusa tra le persone, magari solo per capire se si è già, o non si è ancora, in un’età che, ancora oggi, è ritenuta problematica. L’incertezza attorno alla vecchiaia è dovuta anche ai cambiamenti sociali che si sono verificati negli ultimi anni.

loretta rocchettiLoretta Rocchetti-  Medico. Diploma di Specialità in Medicina del Lavoro. Diploma in etica e filosofia della medicina, Fond. Internazionale Fatebenefratelli, Roma- PhD Santé publique (Bioéthique) "magna cum laude" Facoltà di Medicina dell'U.C.Lovanio - Bruxelles- Formatrice-  Membro dell'Organismo provinciale trentino di coordinamento della rete per le cure palliative.

Dopo quattro anni di corsi sull’accompagnamento alle ultime fasi della vita, rivolti agli operatori delle RSA- in prevalenza infermieri e operatori sociosanitari- ha preso corpo questo libro (qui), dove la narrazione è di chi nella pratica quotidiana accompagna, oltre che con attività assistenziali- con uno sguardo, una carezza, una presenza silenziosa, un ascolto disponibile- il fine vita degli ospiti. 

giorgio bertGiorgio Bert- Medico, specialista in medicina interna e cardiologia, libero docente in semeiotica medica presso la Facoltà di Medicina dell'Università di Torino. Tra i fondatori  dell’Istituto di Counselling Sistemico CHANGE (1989), fondatore e primo presidente (1988-2003) della Società Italiana di Counselling  Sistemico (SICIS).I suoi attuali ambiti di studio sono la narrazione e l’autobiografia applicate alla formazione dei medici e degli altri professionisti della cura

Di medicina narrativa ora si parla spesso, forse con idee diverse. Provando un po’ a chiarire, cosa è la “medicina narrativa” e cosa non è. Perché costruisce una relazione terapeutica e di cura?

luca gelatiLuca Gelati-Incarico presso Direzione Operativa dell’Azienda USL di Modena . Docente presso le Università di Modena, Università Sapienza di Roma, Università di Sassari e Nuoro, Università telematica UniPegaso. Membro del Comitato di Redazione Board Editoriale del SIMEU journal (organo ufficiale della Società Italiana di medicina d’emergenza e urgenza).

Il progetto CRAPSOS è iniziato da due anni. Può farci una sintesi, partendo dall’acronimo e illustrando quali sono gli obiettivi, quale il contesto locale in cui s’inserisce e qual è il livello di attuazione raggiunto?
Buongiorno, CRAPSOS è un acronimo che nasce dalle prime lettere delle parole Casa Residenza Anziani, Pronto Soccorso e Ospedale. Il tentativo era di creare una “parola nuova” in grado di togliere i trattini, purtroppo ancora presenti, in molti progetti di salute che coinvolgono Ospedale e Territorio.
La scelta del nome per questo Progetto è stata discussa e approvata da un Gruppo di lavoro composto da n° 64 Operatori appartenenti all’Azienda USL di Modena, al Nuovo Ospedale di Sassuolo e alle Case Residenza Anziani. Obiettivo del Progetto è l’implementazione di “percorsi protetti” per le Persone ospiti delle CRA, anche attraverso l’utilizzo di “pacchetti diagnostici”, condivisi e concordati tra Medici del Territorio e Ospedalieri.

antonio guerciAntonio Guerci- Già ordinario di Antropologia presso l’Università degli Studi di Genova, titolare della Cattedra UNESCO “Antropologia della salute – Biosfera e sistemi di cura” e curatore del Museo di Etnomedicina A. Scarpa. 

Salute, benessere, equilibrio, felicità sono i termini più diffusi quando si parla della vita delle persone cui sono associati elementi, condizioni e requisiti per poterli raggiungere: cura, ambiente, relazioni sociali con gli altri esseri viventi- uomini, animali, piante- cultura, sogni e bisogni. Però in questi comparti essenziali emergono carenze, difficoltà, vuoto di idee e indirizzi, invalicabili per i soggetti fragili come gli anziani.
Se riavvolgiamo il nastro della nostra società occidentale, da dove possiamo ripartire?

carla bruschelliCarla Bruschelli Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Specializzazione in Medicina Interna, Master Universitario in Ipertensione Arteriosa e Master Universitario Internazionale in Fitoterapia, Animatore di Formazione, Medico Sperimentatore del farmaco iscritto Azienda RMA, Regione Lazio, Ricercatore in Gestione del Farmaco; Ricercatore Health Search dal 2005 al 2016, Consigliere SIMI (Società Italiana Medicina Interna), Docente a contratto Master Universitario Internazionale in Clinical Pharmacy (Milano, Cagliari, Granada) Dal 2005 partecipa a dirette televisive (Rai 1, Rai 3, Canale 5) come ospite Medico.

Inizio questa intervista prendendo a prestito i titoli di alcuni libri che ho presentato su PLV e che racchiudono a mio parere tante idee della cura: una relazione di fiducia (Antonella Ficorilli), una filosofia per il bene proprio e altrui (Luigina Mortari), un’attenzione alla persona, scrupolosa, giusta e ingegnosa Atul Gawande, lasciar scegliere sino alla fine come vivere la propria vita (ancora Atul Gawande). Lei dove si collocherebbe, cosa aggiungerebbe o cosa toglierebbe?

andrea fabboAndrea Fabbo-Medico Geriatra- Responsabile del Programma Demenze- Direzione Sanitaria A.USL Modena- componente. Componente del gruppo di lavoro Piano Nazionale Demenze- Componente del gruppo di lavoro “Linee attuative L.R.E.R. n° 2/2014: Norme per il riconoscimento e sostegno del caregiver familiare”.

Nel mese di settembre, dedicato alla sensibilizzazione sulla malattia di Alzheimer e le demenze si presentano le diverse azioni e a ottobre si fanno bilanci.
PLV al suo esordio, con le interviste, nel 2011, fece con lei un primo bilancio; l’ultimo lo scorso anno.
Quest’anno è un bilancio a più voci (Ministero della salute, ISS, e AUSL di Modena) perché questa provincia è stata scelta da ISS e Ministero della salute come luogo in cui sperimentare i modelli delle migliori pratiche per la seconda Joint Action (2016/2018) promossa dall’Unione Europea e denominata “DEM2- Act on Dementia”, a conferma di quanto già avvenuto con il Piano nazionale Demenze
A lei, responsabile del Programma Demenze per l’Azienda USL, oltre che consulente della Regione Emilia Romagna, chiediamo di illustrarci le premesse e le ragioni di questa scelta. Cosa è successo in questi anni nella provincia di Modena?

rosanna vaggeRosanna Vagge- medico, specialista in Nefrologia, già responsabile di Pronto Soccorso e terapia subintensiva dell'Ospedale di Lavagna (GE) e di strutture per anziani. Attualmente responsabile sanitario della residenza protetta Fondazione A. Morando di Chiavari e presidente dell'Associazione di promozione sociale, I Fili.

Ci collochiamo tra la categoria delle interviste, ma aggiriamo il “protocollo” e proseguiamo in maniera esplicita un colloquio, professionale e amicale iniziato sul PLV quattro anni fa con “Lo chiamerò Ubaldo” e poi con “Curare la cura”. Tra i tanti temi che hai affrontato ritorna in più occasioni, il tuo scetticismo sugli strumenti di valutazione oggi utilizzati nei servizi socio-sanitari ad esempio il MMSE (Mini Mental State examination) e in Regione Liguria la scheda AGED (Assessment of Geriatric Disability) non dissimile da altri strumenti analoghi delle altre regioni. Perché questa diffidenza, questo rifiuto concettuale di questo approccio valutativo, perché come scrivi gli essere umani “sono unici e irrepetibili”?