Cinque domande a...

lidia raveraLidia Ravera- scrittrice e sceneggiatrice, testi di canzoni e commedie musicali, romanzi rosa sotto pseudonimo, migliaia di articoli, radiodrammi, novelle, racconti, un libro per bambini, situation comedy (la prima Casa Cecilia per Rai Uno è del 1980/81/82), film, testi per documentari, per cabaret, per Lucia Poli, monologhi (La donna Gigante).

Dopo Iris di “Piangi pure” (qui) e Carlo ed Elisabetta de “Gli scaduti” (qui) a un’altra voce femminile, Costanza, affida un dialogo sulla vecchiaia. Ho seguito questo suo cammino, ho letto interviste da lei rilasciate a giornali e riviste, ho rivisto sue partecipazioni a programmi.
In questa sua ultima opera mi è parso di cogliere non solo un racconto sulla vecchiaia, in particolare delle donne, ma una rilettura anche della “gioventù” delle donne, che ha plasmato la vecchiaia. Il progetto di Costanza, “antropologa della vecchiaia e portatrice di malinconia positiva” alla ricerca dell’allegria e della felicità non è un tentativo di rimpadronirsi di un tempo passato, ravvivando il proprio ruolo e la propria immagine?

marco bobbioMarco Bobbio- Medico, specialista in Cardiologia e Statistica Medica. È stato ricercatore negli Stati Uniti, cardiologo responsabile dei trapianti di cuore a Torino e infine primario di Cardiologia all’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo 
A sette anni dall’uscita del suo libro “Il malato immaginato. I rischi di una medicina senza limiti” pubblica “Troppa medicina. Un uso eccessivo può nuocere alla salute”. Leggendoli in sequenza, nel primo sembra apparire l’immagine dell’uomo vitruviano di Leonardo nella sua perfezione e armonia con la natura (e l’arte) su cui la ricerca medica, l’industria farmaceutica, il distacco dei medici dai pazienti cercano di disegnare la mappa di tutti i possibili danni che possono infierire su quel corpo. Su quel malato immaginato e teorico, con una pressione alle spalle a diventare una realtà, si è, infatti, indotto un bisogno che richiede “troppa medicina”. Cosa significa “troppa medicina”?

massimo ammanitiMassimo Ammaniti- psichiatra infantile, psicoanalista dell’International Psychoanalytical Association, Professore Onorario in Psicopatologia dello Sviluppo della Sapienza Università di Roma,Docente del Master “Healing the wounds” Harvard University 

 Escono ogni anno, anche solo sul mercato italiano, decine di libri per lettori non professionali sulla vecchiaia, sull’invecchiamento, sulle buone regole da seguire, sui saggi consigli che in tanti, forse troppi, si sforzano di elargire. Lei ha scelto, scrivendo “La curiosità non invecchia- Elogio alla quarta età” (Mondadori editore) una “ricerca” sul campo dialogando con dei grandi vecchi e una chiave di conversazione, certo dettata dalle sue conoscenze professionali, che definirei emozionale, quasi intima, ottimista con parole che quasi non fanno più parte del linguaggio quotidiano- desiderio, curiosità, sogni- soprattutto quando si parla di vecchi. Credo anche rilevante il valore che assegna al sapere dei vecchi, minacciato dalla “rottamazione”?

salvatore biascoSalvatore Biasco- Professore di Economia internazionale. Ha studiato insegnato a Modena e Roma. Premio Saint-Vincent per l’Economia. È stato Vice-Presidente (1992-95) della Società Italiana degli Economisti. Autore del "libro bianco" sull’imposizione sulle imprese che porta il suo nome.

Ho letto il suo libro assumendo come case study o termine di confronto il sistema di sicurezza sociale dell’Italia, trasferendo qui, senza forzature, le sue riflessioni. In questo paese, come altrove, si confrontano capitalismo e democrazia definendo di volta in volta equilibri diversi, in relazione a chi ha più forza a orientare norme e comportamenti, dando vita a strutture economiche e istituzioni diverse. Quali sono oggi rapporti di forza tra i due ordinamenti in Italia in primo luogo, sulla base di quali indicatori?

silvia faggianSilvia Faggian - psicologa psicoterapeuta. Referente  dell’Università di Bradford per l’Italia del Dementia care Mapping- consulente presso Centro Servizi Anni Sereni di Scorzè (VE).Docente Università di Padova)

Questa intervista s’inserisce in un programma di approfondimento di Perlungavita.it sulla qualità delle cure e dei servizi per gli anziani, un contenitore molto ampio in queste termini, iniziato con la presentazione del pensiero di Tom Kitwood. Vorrei partire chiedendole una sua illustrazione di alcuni nodi basilari di questo approccio, seguendo la traccia degli acronomi: il modello Cura Centrata sulla Persona(CCP), il paradigma rafforzativo VIPS ( Valorizzazione, Individuo, Prospettiva - della persona- e ambiente Sociale) e lo strumento Dementia Care Mapping (DCM) . Come si raccordano, cosa significano, quale linea li unisce?

luisa bartorelliLuisa Bartorelli, geriatra. Consulente clinico-scientifico del Centro Alzheimer di Fondazione Sanità e Ricerca. Presidente di Alzheimer Uniti Roma

Si parla sempre più frequentemente nei convegni e sui media del Villaggio Alzheimer, esperienza già presente all’estero ma in fase di avvio in Italia. Per la Fondazione Roma, Lei segue il progetto di realizzazione di una di queste strutture proprio nella capitale.
Può illustrarci le caratteristiche di questa proposta residenziale?

Partendo dal pluriennale impegno di Fondazione Roma nell’ambito dei servizi socio-sanitari a favore delle persone anziane fragili, in particolare affette da deficit cognitivi e da demenza, raccogliendo e integrando tutte le risorse culturali disponibili e le esperienze da noi precedentemente effettuate, vogliamo realizzare una struttura innovativa, complessa e articolata, che vada ben oltre la vecchia concezione di istituzionalizzazione applicata nelle attuali Residenze Sanitarie Assistenziali, andando a superare persino l’approccio pur positivo centrato sulla persona, proponendo un nuovo progetto basato sulla reciprocità.

luciano orsi Luciano Orsi- socio fondatore e membro della Commissione di Bioetica della SIAARTI -Direttore scientifico della "Rivista italiana di cure palliative".

Leggendo la sua storia professionale, partendo dalla specializzazione in Anestesia e Rianimazione sino al suo impegno odierno nelle Società scientifiche e nelle associazioni e Commissioni di Bioetica c’è un filo costante: cure palliative, cure del malato morente, decisioni anticipate di fine vita. Quasi sempre si ha in mente il paziente con tumore. In questo suo impegno si è inserito un paziente specifico: il malato di Azheimer o di altra patologia dementigena, in fase terminale. É un approccio nuovo, che supera gli atteggiamenti mentali e comportamentali sia verso la morte di un vecchio, sia verso la stessa patologia. Quali le sue considerazioni, perché ha pensato che i malati di Alzheimer avessero diritto a queste cure?

elvioraffaello martiniElvio Raffaello Martini- psicologo di comunità e formatore
Partiamo dalle sue riflessioni pubblicate su questi spazi, su cosa si deve intendere per comunità, i diversi significati che il termine assume per ognuno di noi. Però, afferma in quella situazione, oggi le comunità sono da costruire perché non ci sono storie comuni, percorsi condivisi, ma la loro nascita dovrebbe essere un compito diffuso, anche degli anziani. Come riassumerebbe i connotati generali della comunità da costruire e cosa possono fare gli anziani?