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Due avvenimenti, opposti, ma per me intrecciati da una condivisione di ideali e impegno costante, sono successi in questi giorni: l’elezione di Laura Boldrini a Presidente della Camera dei Deputati e la morte di Monsignor Giovanni Nervo.

Laura Boldrini, forse non nota al grande pubblico se non in occasione di qualche tragico episodio  che ha coinvolto i migranti , oggi è quotidianamente presente per il suo nuovo incarico. Il suo viso, molto italiano, dolce, bello ed espressivo di cinquantenne, che da  oltre vent’anni è presente in tanti teatri di guerra, appare nel circuito mediatico, in tv e nei blog, con gli apprezzamenti che la circondano, ma anche con quei commenti, che appaiono questa volta come non mai, dettati da pregiudizi politici prevalenti sul valore della persona. Deludente, scontato, banale ( il discorso d’insediamento) espressione della partitocrazia la sua figura, sono stati i più ripetuti. Non si può non pensare, come motivazione  il suo  richiamo al Mediterraneo come tomba anonima e crudele di migliaia di esseri umani in fuga da guerre, carestie, eccidi e tra gli altriil suo appello contro l’umiliazione e la violenza sulle donne, in Italia non meno che nei paesi più arretrati e in guerra.

Ho intervistato nel 2008  Laura Boldrini, in qualità di portavoce dell’UNHCR in Italia, per parlare di  immigrazione e di dialogo multietnico.

Tra tutte  le altre riflessioni che raccolsi una mi fu sottolineata: la sua preoccupazione di come il fenomeno migratorio, allora come adesso, fosse percepito in misura solo negativo, a causa anche di una “retorica anti-mmigrazione che è stata sviluppata dai mass-media…..”. Parlò anche in quell’occasione della Caerta di Roma,, un codice deontologico  dei giornalisti nel settore dell’immigrazione e dell’asilo, approvato dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI9 e dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Di questo suo rammarico mi sono ricordata quando,presente in una  trasmissione televisiva, soottolineava come i migranti siano la prima espressione della globalizzazione a cui tutti ci riferiamo parlando di denaro, merci, scambi, ma dimentichiamo quando ci riferivano agli esserei umani.

Il bene delle persone, la loro dignità e le loro speranze erano anche il riferimento costante di Monsignor Giovanni Nervo. Lo conobbi nei primi anni ’80, quando non era più alla Caritas, alla Fondazione Zancan, nella sede di Malosco  ad un  corso di aggiornamento per operatori del sociale, come ero io allora  (ma spero anche ora).

Poi  i rapporti furono anche di lavoro comune  per un progetto  avviato tra la Fondazione e l’amministrazione comunale  di cui ero dipendente, per i diritti degli anziani non autosufficienti.

Spesso mi sono rivolta a Monsignor Nervo anche in periodi successivi, perché se si doveva parlare di volontariato o di anziani restava sempre una delle voci più significative, ma io dico, anche più” fresche”, stimolanti e mai banali. Ho intervistato Monsignor Nervo, lo scorso anno, quando per celebrare il 2012 come anni dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni, aprii la mia  carrellata sui protagonisti del ‘900 proprio con il suo apporto . Due suoi commenti che riporto: dignità e diritti della persona anziana alla base di politica e volontariato ( che divenne il titolo) e  la frase finale riguardante i giovani:

“Grazie a Dio il Signore li crea nuovi. Se non li roviniamo noi, con loro possiamo cambiare il mondo, … almeno quel pezzetto di mondo di cui abbiamo responsabilità noi.” In quell’intervista mi precisò anche che lui non parlava mai di anziani, ma di persone anziane.

Non so se questo mio accostamento è azzardato, ma per me è stato naturale.

Leggete le biografie e le interviste di  Monsignor Nervo e di Laura Boldrini