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altaltContinuiamo i nostri aggiornamenti sulla situazione delle zone  terremotate della Bassa Modenese. Abbiamo scelto un piccolo comune Camposanto3600 abitanti. Ne abbiamo parlato con il sindaco Antonella Baldini e il vicesindaco Luca Gherardi.  

Antonella Baldini, sindaco

Quali sono stati i danni maggiori nel vostro comune?

I danni maggiori nel nostro territorio si sono avuti dopo la scossa del 29 maggio. Danni materiali che si sono aggiunti a quelli avvenuti dopo la scossa del 20 maggio e smarrimento fra le persone che, seppur provate, stavano lentamente cercando di tornare alla normalità.

Attualmente il paese si trova con tutte le scuole inagibili, la Chiesa crollata, il campanile da mettere in sicurezza, così come la Torre Ferraresi che è la “nostra Torre”. Ad oggi ho già firmato circa 150 ordinanze di inagibilità per le abitazioni, ma la situazione è molto difficile ed in evoluzione.

Molte attività commerciali sono nella “zona rossa”. Stiamo però già procedendo alla riperimetrazione di questa zona per consentire qualche accesso in situazione di sicurezza sempre tenendo conto della situazione precaria del campanile della chiesa. Per fortuna nessun capannone è caduto, abbiamo avuto delle lesioni e gli imprenditori stanno attivando le procedure relative alla messa in sicurezza. Nelle campagne poi abbiamo crolli di vecchie case coloniche.

 

Cosa è successo agli anziani?

La nostra popolazione è relativamente anziana. Su 3.200 abitanti gli anziani sono circa 700.

Sul territorio abbiamo la presenza di due comunità alloggio che ospitavano una decina di anziani

Collocati attualmente presso una struttura nel bolognese.

Un’altra quindicina sono stati trasferiti in alberghi sulle nostre colline.

In paese circa  20/30 anziani sono stati accolti presso la Sala Civica in gestione alla Croce Blu; alcuni non hanno voluto lasciare le loro abitazioni e per chi è potuto restare è continuata l’assistenza domiciliare già in atto e la somministrazione dei pasti a domicilio. Nel complesso la situazione è sotto controllo.

Chi e cosa rappresenta il Sindaco in questi frangenti?

Naturalmente in una piccola comunità come la nostra il Sindaco è generalmente un punto di riferimento primario. Ci s’incontra per strada, si portano i figli nella stessa scuola, si frequentano gli stessi posti… il Sindaco è “uno di noi”. Io poi sono nata qui, i miei genitori sono stati i fornai del paese, sono a casa.

Di fronte a una situazione catastrofica come quella che dobbiamo affrontare è naturale che tutti si rivolgano al Sindaco.

Si fa tutto quel che si può per andare incontro a tutte le esigenze possibili, anche minime, sapendo che non si possono fare miracoli ed accontentare tutti. Ci vuole sempre molto buon senso, le persone vanno ascoltate, ma purtroppo a volte bisogna saper dire anche dei no, sicuramente giustificati.

Devo dire che io sono fortunata. Ho degli assessori che sono dei pilasti!! e posso contare sulla disponibilità assoluta dei dipendenti comunali che non si sono risparmiati e non si risparmiano. Sono competenti, davvero, e hanno saputo lavorare in squadra da subito mettendo in campo tutte le loro disponibilità. Di fronte all’emergenza sono usciti dai ruoli prettamente amministrativi in cui il quotidiano a volte può confinare, hanno fatto “squadra”, si sono caricati dei problemi…e anche loro sono dei terremotati!

Di quali strumenti, collaborazioni, aiuti sente il bisogno?

altE’ evidente che in questo momento le figure tecniche, ingegneri, geometri… sono fondamentali, ma devo dire che siamo stati supportati dalle competenze offerte dalla Protezione Civile e dai tanti volontari. Abbiamo a disposizione un tecnico della Provincia ed è in corso l’attuazione di un protocollo con il Comune di Modena da attivare come Unione dei Comuni.

 

Quali sono le priorità che giunta e sindaco si sono dati?

La Commissione Regionale ha dichiarato l’inagibilità di tutte le nostre scuole, materne, elementari e medie. Dobbiamo al più presto ricostituire per i nostri ragazzi luoghi e spazi che consentano una ripresa il più normale possibile della loro vita scolastica e di comunità. Ne va del loro futuro. Per questo abbiamo attivato da subito il progetto “adottiamo le scuole” e consultando il nostro sito www.comune.camposanto.mo.it si possono avere le coordinate del conto bancario attivato per accogliere le donazioni espressamente dedicate alla ricostruzione delle scuole. Contemporaneamente dobbiamo assolutamente ripartire con le attività economiche e commerciali e cercare di attivare tutti i percorsi possibili per le nostre famiglie che hanno perso la casa, che devono risistemarla, che devono al più presto tornare a vivere dove hanno vissuto prima di questo tragico evento.

 

 Luca Gherardi, vicesindaco

 

In che forma i giovani sono attivi per l’aiuto alle popolazioni terremotate?

Credo sia questa una delle vere notizie di cui non si sente mai parlare abbastanza nei telegiornali: fin dalle prime ore dopo il sisma decine di giovani da tutta la Provincia e anche oltre si sono riversati nelle nostre strade e si sono messi a disposizione della popolazione.

È stata un’emozione enorme nei primi momenti di sconforto totale, aver potuto condividere con loro questa tragedia che ha colpito la nostra comunità. Hanno risistemato negozi, soprattutto centri commerciali di alimentari, hanno dato un contributo essenziale nell’allestimento della palestra che avrebbe ospitato nei giorni successivi oltre cento persone tutte le notti e che ancora oggi ospita una quarantina di cittadini; hanno aiutato a scaricare i doni che camion provenienti da tutta Italia ci hanno fatto pervenire e soprattutto – mi preme sottolinearlo – hanno aiutato noi della Giunta e l’intera comunità con i loro sorrisi, con la loro forza, con il loro mettersi gratuitamente a servizio. Una bella testimonianza di solidarietà di cui forse c’era bisogno e che fortunatamente si è verificata.

Chi sono questi giovani: del luogo, provenienti da altre città e regioni, lavoratori, migranti?

Un po’ tutte queste categorie. Sono ragazzi militanti nei partiti, nelle associazioni, ragazzi di Camposanto che si sono sentiti in dovere – come è giusto che sia – di aiutare il proprio Comune a rimettersi in piedi dopo quei brevissimi momenti che lo hanno sconvolto e che ci fanno ancora tanta paura. Giovani conosciuti e non, provenienti da tutta la Provincia fino a Pievepelago (comune dell’Alto Appennino ai piedi del monte Cimone, NdR) dalla Provincia di Bologna, dalla Liguria, dalla Romagna e così via. Non saprei elencare i luoghi di provenienza e ripensando alla loro presenza in queste nostre giornate difficili, mi rincuoro sempre di più e ritrovo il coraggio e la forza per continuare a lottare.

Gli anziani dei paesi della Bassa, si fidano dei giovani? Cosa chiedono loro?

Io posso parlare solo di quanto è successo a Camposanto: avuta la rassicurazione che si trattava di persone conosciute e non di ipotetici sciacalli, anche gli anziani così come l’amministrazione, hanno visto in loro un punto di riferimento importante! Qualcuno a cui chiedere una mano nel risistemare casa, nel portare via beni o più semplicemente qualcuno con cui scambiare qualche chiacchiera e raccontare ciascuno la propria versione del terremoto, dov’era, cosa gli è successo mentre usciva velocemente di casa, chi ha incontrato sulla strada. Insomma qualcuno con cui condividere le impressioni dei primi momenti che sono molto simili le une alle altre, ma che sono anche ognuna diversa dalle altre perché ognuno di noi – nel proprio animo – si è trovato solo davanti al terremoto.

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