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Con le 2 scosse sismiche del 20 e 29 maggio sono stati evacuati n° 265 anziani residenti nei posti accreditati del Distretto di Mirandola (totale n° 326 posti accreditati) dalle strutture di Mirandola (Cisa-Centro Integrato Servizi Anziani), Cavezzo (Cra Villa Rosati), Concordia (Cra Villa Richeldi), S.Felice (CRA “Augusto Modena). Sono stati chiusi il Consultorio per i Disturbi Cognitivi (Unità Valutativa Alzheimer) e tutti i presidi ambulatoriali territoriali e semiresidenziali, come i Centri Diurni.

Solo la casa protetta di Finale è ancora aperta, ospita 65 anziani, ma presto una ventina di loro, i più gravi, saranno trasferiti. Anche per gli altri 45 si porrà il problema, perché, per ragioni di pronto intervento, sono tutti ospitati al piano terra e al piano rialzato, non essendo permesso l’uso dell’ascensore.

In alcuni casi si è fatto il pronto intervento due volte, perché dopo la prima scossa di domenica 20, gli ospiti di San Felice sono stati spostati tra Castelfranco (CRA di Manzolino) e Concordia (CRA Villa Richeldi) mentre quelli di Finale erano stati spostati in un albergo della città.

Dopo le due scosse di martedì 29, con l’evacuazione di tutti gli ospedali dell’area Nord (Ospedali di Mirandola e Finale già evacuati il giorno 20, Ospedale di Carpi evacuato il giorno 29) è iniziato anche il trasferimento degli anziani presso le altre strutture del Distretto.

Al Cisa, che al momento ospitava 189 anziani (non solo gli anziani della struttura ma anche alcuni anziani provenienti dal domicilio) l’operazione ha richiesto un lavoro ininterrotto dalle 10 del mattino, dopo la prima grande scossa, sino alle 24 di sera, mentre la terra continuava a ballare, le case a cadere e la sabbia liquefatta sollevarsi nei tombini e nei pozzi. Infatti, agli ospiti del CISA si sono aggiunti, nei giorni seguenti al 20 maggio, anche tutti gli anziani in assistenza domiciliare per i quali, in assenza dei presidi distrettuali di supporto con il personale necessario, si era preferito, se non vi erano familiari o parenti disponibili, assicurare loro una cura adeguata presso una residenza.

Questo è stato un impegno immane per gli operatori che, nella gestione dei servizi, hanno referenze contrattuali diverse suddivise fra A.USL, ASP e Cooperative.

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Foto: il trasferimento degli anziani la mattina del 29 maggio in altri presidi

Dalle zone terremotate sono partiti circa 1000 anziani per presidi della regione Emilia Romagna, da Cesena a Bologna a Parma e Reggio e a Piacenza e poi in alcune strutture di confine di altre regioni. Nell’enormità del lavoro, si è cercato di mantenere unite le coppie, di garantire l’assistente familiare a chi ne fruiva, di mantenere uniti, per garantire continuità d’assistenza, i centri Alzheimer e i frequentatori dei Centri Diurni anziani.

Questa è la situazione che ci descrive Andrea Fabbo, dirigente medico geriatra dell’A.USL di Modena, che oltre ad essere responsabile aziendale del Progetto Demenze, è impegnato da 12 anni nel Distretto 2 (Mirandola), che comprende tutti i 9 comuni terremotati della zona, in qualità di responsabile dell’U.O. Fasce Deboli (che comprende l’assistenza agli anziani, ai disabili adulti e alle cure domiciliari) e del locale Consultorio Psicogeriatrico (o Centro Disturbi Cognitivi).

Ad oltre 20 giorni dal terremoto, quando ancora le scosse sono chiaramente avvertibili- stamane 12 giugno 2012, all’alba, una scossa di magnitudo 4.3- come si presenta il quadro dell’assistenza agli anziani?

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Foto: l'interno del Consultorio psicogeriatrico, sotto il dottor Fabbo all'interno dell'OBI (Osservazione breve intensiva geriatrica)

“Stiamo ancora cercando di completare la mappa. Mentre per gli anziani nelle residenze protette, conoscendo la destinazione, possiamo assicurare la continuità assistenziale, così come per gli anziani d’assistenza domiciliare ricoverati, dobbiamo ancora finire di individuare tutti gli assistiti. Il distretto di Mirandola, nelle varie forme assistenziali (assistenza domiciliare integrata, assistenza medica programmata ecc.) seguiva 1780 anziani a domicilio. Non tutti li abbiamo rintracciati, forse perché i familiari sono sfollati, portando giustamente con se l’anziano, oppure si sono trasferiti da parenti o amici. Per noi è necessario completare questa ricognizione”

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Stiamo ricostruendo una quasi normalità nell’emergenza, dice Fabbo. All’interno del parcheggio in cui ci troviamo, fra l’Ospedale di Mirandola, la sede del Distretto e il CISA è stato allestito un Punto Medico Avanzato (PMA) che è dotato di quattro moduli: emergenza-rianimazione, internistico-cardiologico, chirurgico ortopedico eostetrico-ginecologico-pediatrico (nell’area ostetrica sono nate in questi giorni 2 bimbe poi trasportate al Policlinico di Modena). Tutti i moduli sono presidiati 24 ore su 24 da medici specialisti e infermieri. A disposizione del punto medico anche un centro per l'effettuazione di esami del sangue urgenti salvavita; è stata inoltre installata ed è in funzione un'apparecchiatura radiologica.

Nel Punto Medico Avanzato opera personale - medici e infermieri - dell'Azienda USL Modena in collaborazione con numerose associazioni di volontariato.

Tra questi sotto una tenda della Protezione civile è allestito il consultorio Psicogeriatrico, un presidio per i medici di Medicina generale e a fianco una tenda con 8 posti letto per ricoveri urgenti per anziani e/o disabili in situazione di “scompenso” o con necessità di monitoraggio clinico-assistenziale e infermieristico e l’OBI (osservazione breve intensiva –geriatrica). Oltre 50 persone vi sono transitate in questi giorni seguiti sempre dai loro medici e assistiti dal personale infermieristico dell’AUSL nelle 24 ore.

Qui si cerca di dare continuità al percorso d’assistenza e ai PAI degli anziani, fornendo i Piani Terapeutici alle strutture d’accoglienza, i farmaci necessari immagazzinati in un’altra tenda, che funziona da Farmacia Ospedaliera.

Mentre si svolge la nostra conversazione arrivano medici e infermieri sia dell’équipe del Distretto sia delle altre strutture residenziali, di ritorno dalle visite agli anziani nei luoghi ove sono ospitati. Le visite, salvo esigenze diverse, avvengono ogni due o tre giorni, per dare informazioni necessarie ai nuovi operatori assistenziali e per far sentire gli anziani non abbandonati.

Sempre nel corso di quell’ora di conversazione, c’è un anziano un po’ agitato e confuso che dal Pronto soccorso generale è stato inviato qui al Consultorio geriatrico, un signore, la cui moglie, con problemi cognitivi è stata trasferita in una struttura di Bologna, chiede del dentista perchè nella confusione generale l’anziana non riesce a mangiare. Tanti anziani poi passano a ritirare i farmaci, a farsi fare le ricette o semplicemente a chiedere informazioni e per poter trovare un supporto adeguato.

Da qualche giorno presso lo stesso punto da cui parliamo sono presenti i volontari della locale associazione Alzheimer (ASDAM) che, con l’aiuto di una psicologa, forniscono informazioni alle famiglie, indicazioni sugli operatori del Consultorio ed attività di supporto.

Se non fosse che si è sotto a delle tende con un operatore delle pulizie che passa continuamente, sembrerebbe una normale attività d’ambulatorio, se in mezzo a quei tigli non ci fossero i fantasmi di tre strutture- ospedale, CISA e distretto- un continuo entrare e uscire di ambulanze, mezzi di volontariato, pattuglie delle Forze dell’Ordine.

Cosa insegna questa vicenda, su cui riflettere per fare prevenzione?

La prima positività da rimarcare- il dottor Fabbo ne è convinto- di questa capacità di dare una risposta immediata, ma poi di poter continuare a seguire gli anziani è stata possibile solo perchè nel Distretto di Mirandola è sempre stato “privilegiato” il dialogo fra le diverse figure professionali (tutti “lavorano allo stesso obiettivo pur con competenze diverse) e soprattutto il “fare squadra” evitando formalismi e privilegiando contatti diretti e poco formali. Questa costante attenzione al lavoro d’équipe ha coinvolto non solo gli operatori interni, ma anche le infermiere, le RAA (Responsabili attività assistenziali), le caposala e gli infermieri professionali, i medici di medicina generale che avevano in carico i residenti, i coordinatore delle strutture. Abbiamo costruito una pratica, un linguaggio e una cultura condivisa che ha permesso ad ognuno di noi di muoversi con responsabilità e autonomia pur rispettando le indicazioni del coordinamento provinciale.

Sicuramente ci sono state e si saranno criticità, ma credo che la risposta all’emergenza sia stata all’altezza.

Poi occorrerebbe riflettere su aspetti che non sono mai stati presi in considerazione, mancando l’esperienza diretta. Ad esempio scelte edilizie e logistiche. Questi servizi non possono essere su più piani: non si riesce ad evacuare dalle scale antincendio anziani allettati, con disturbi cognitivi, magari con terapie complesse in atto (fleboclisi, nutrizione enterale ecc.).

Ancora c’è da riflettere per costruire, con i dipartimenti della Protezione civile o dei Vigili del Fuoco un protocollo d’emergenza per l’evacuazione che tenga conto delle particolari condizioni di questi ospiti allettati come negli ospedali, ma spesso hanno disturbi cognitivi e comportamentali tipici di certe patologie come la demenza è frequente (circa il 60 % degli ospiti) nelle residenze per anziani.

Anche se esiste la cultura della prevenzione e della sicurezza non si è mai abbastanza pronti ad affrontare una grande emergenza come un terremoto al quale, tra l’altro, questa terra era poco abituata.

Il futuro? Se si riuscisse a rendere agibili alcune strutture della zona, riportando a casa gli anziani e a sistemare i servizi ambulatoriali in una situazione stabile e a riprendere una certa “quotidianità” (anche da parte degli operatori, molti dei quali senza casa), si può ricominciare. Come si dice qui in dialetto “As tina a bota” Si tiene duro.