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Attenzione

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La prevenzione è una pratica poco diffusa in Italia, in qualsiasi ambito la si cerchi: il territorio, i beni comuni, i monumenti d’arte e i siti archeologici e poi il benessere dei cittadini.

 

La salute, il bisogno assistenziale, la coesione sociale, la fiducia nelle istituzioni, la partecipazione alla vita pubblica, il coinvolgimento nelle scelte individuali e collettive, la speranza nel futuro sono tutte le variabili che incidono sul senso di soddisfazione e di ben vivere delle persone. Sono interdipendenti e collegati. Sempre più studi mettono in relazione lo stato di salute fisica e quella psichica, il percorso di guarigione e quello d’inclusione sociale, il bisogno assistenziale, il sistema di relazioni esterne e il rischio d’emarginazione.

La prevenzione è frutto d’analisi e motivazioni diverse e qui riassunte anche impropriamente, in relazione all’ “oggetto” preso in considerazione:

1.     Prevenzione in una comunità per coltivare solidarietà e condivisione ed evitare o alleggerire conflitti, ingiustizie e spaccature al proprio interno;

2.     Prevenzione – primaria, secondaria e terziaria- come misura contro l’insorgere o l’aggravarsi di stati di malattia e di bisogni di cura ed assistenza, comportanti un pesante carico umano, economico e organizzativo;

3.     Prevenzione nei programmi di manutenzione dei beni individuali e pubblici (immobili, monumenti, infrastrutture, territorio) per una salvaguardia del bene stesso e una riduzione del rischio di eventi tragici e luttuosi, con perdita di vite umane, dissesti, dispersione di patrimoni storici e culturali e con continue esigenze di interventi d’emergenza costosi e spesso solo di tamponamento.

 

Vincolo in cui spesso, specie gli amministratori pubblici, si trovano compressi è la scarsità di risorse di cui dispongono – e sempre più in riduzione- che li costringe a tamponare le emergenze e garantire la sopravvivenza dei servizi aperti, senza poter investire in prevenzione.

Altri motivi, non sempre nobili fanno sì che la scelta di politici ed amministratori si concentri su interventi immediatamente visibili e spendibili per il proprio tornaconto elettorale, mentre nella prevenzione i benefici sono a scadenze più lontane. Si potrebbe forse dire che nell’investimento sulla prevenzione in qualsiasi ambito si può misurare la scelta di chi amministra a favore di un interesse pubblico e non per un tornaconto personale.

Investire in prevenzione richiede lungimiranza e ampiezza di vedute, perché i risultati non sono immediati, ma a medio e lungo termine.

La prevenzione è solo investimento o- almeno dell’area sociale e sanitaria- anche stile di vita, cultura, comportamenti, cambiamenti, anche micro, nella quotidianità e nei rapporti tra le persone?

Da qui vorremmo partire, da ciò che non richiede investimenti straordinari, da ciò che può entrare a far parte di un welfare leggero, che, proprio perchè tale, può essere sostenuto economicamente, può coinvolgere cittadini, organizzazioni di volontariato, ma anche economiche, sindacali, produttive, può e deve essere costruito nel territorio, assumendo quindi lo spessore di un welfare locale e di comunità.

Abbiamo già affrontato questo tema sia nella rivista “Servizi sociali oggi”[i], sia nei precedenti Forum sulla non autosufficienza[ii], sia su questo sito[iii].

I campi della prevenzione della non autosufficienza- filo conduttore di Per lunga vita possono essere compresi, in questo primo schema, da arricchire e anche modificare, in:

  1. Prevenzione della salute
  2. Prevenzione dell’emarginazione e dell’esclusione sociale
  3. Prevenzione dell’istituzionalizzazione o comunque del ricorso pesante e definitivo a presidi sociosanitari.

Abbiamo tenuto distinto le tre azioni di prevenzione solo per un artificio esplicativo ed espositivo, perchè questi tre ambiti concorrano alla promozione del benessere dell’individuo e della società, ma le misure programmatorie e organizzzative coinvolgono soggetti diversi, almeno in fase operativa, pur nella consapevolezza che ogni prevenzione ha una matrice e un obiettivo unitario: il benessere appunto del singolo e della comunità.

Quali sono i requisiti intrinseci della prevenzione perchè possa essere considerata tale? Ne indichiamo alcuni:

1.     I tempi d’intervento, la capacità di cogliere in anticipo il bisogno e di intervenire con tempestività a fronte di un mutamento della condizione sotto controllo, sia essa di una persona o di una categoria di persone, sia essa riferita al territorio e all’ambiente di vita, o a mutamenti sociali e demografici;

2.     L’appropriatezza dell’azione, la capacità cioè di cogliere il giusto rapporto di risorse (interventi e modalità degli stessi) tra le misure di prevenzione e i danni evitati;

3.     Il costante monitoraggio dei programmi e delle azioni per verificarne la corrispondenza tra i bisogni del settore oggetto d’intervento e la proposta operativa;

4.     Una corretta valutazione dei benefici della prevenzione e delle azioni adottate in rapporto al fabbisogno delle popolazioni e del territorio;

5.     Un’azione flessibile e mirata nel territorio di competenza con tutte le sue componenti: persone, servizi, infrastrutture, opportunità, risorse umane ed economiche.

Emerge quindi con evidenza la stretta compenetrazione tra azioni preventive e territorio con le sue caratteristiche. Per questo solo se frutto dell’intelligenza locale e della partecipazione l’azione di prevenzione potrà avere esiti positivi.

Molto spesso si compie l’errore di pensare che la prevenzione debba essere attuata con grandi progetti e ingenti investimenti. Non è però solo questo. Il progetto nazionale “ Guadagnare salute” del Ministero della salute ha investito tutto il territorio con iniziative diverse sugli stili di vita sani, promuovendo attività fisica e corretta alimentazione e combattendo fumo ed alcol. Questi programmi possono però essere condotti anche a livello territoriale con un rapporto di partecipazione con le associazioni e le organizzazioni sportive culturali e di volontariato locali.

Così come tutte le attività e iniziative sul versante dell’impegno culturale, conoscitivo e di svago: dalla musica all’arte, all’utilizzo del computer. Sollecitare i cittadini ad adottare questi comportamenti non è sufficiente.

L’impegno del soggetto pubblico va oltre: deve creare le condizioni ambientali, investire del tema tutte le organizzazioni, il mondo della scuola, della cultura, le attività produttive, i bar e le fabbriche, le filiere alimentari e le palestre. Con una strategia di marketing sociale la Finlandia, che trent’anni fa aveva il più alto numero di morti per malattie cardiovascolari e dei polmoni, oggi ha la popolazione più sana dell’Europa. In ventenni ci fu un calo del 65% dei decessi per queste due patologie[iv].

Fu un progetto a lungo termine, per la tutela della salute, in grado di promuovere un alto coinvolgimento intersettoriale. 

Molte delle misure di prevenzione, come quelle promosse dalla Regione Lombardia[v] con l’accordo con i panificatori locali per ridurre il sale nel pane, sono frutto di politiche sociali, programmi d’intervento e sensibilità dei soggetti pubblici e privati. Infatti, in molti casi serve dare un senso alle cose che s’intendono fare, darne una corretta informazione e finalizzarle ad un obiettivo.

Come in ogni campagna di sensibilizzazione occorrono due condizioni: condividere con gli interessati il programma, restituire le informazioni sui risultati ottenuti.

Cosa ci proponiamo con questo invito a riflettere sulla prevenzione e successivamente su integrazione intersettoriale e funzionamento dei servizi territoriali?

Vorremmo ricevere segnalazioni, suggerimenti ed idee, con un’attenzione particolare ad eliminare o combattere le cause di rischio- culturali, economiche, sociali e sanitarie- che possono intaccare l’autonomia personale o aggravare situazioni già compromesse, nella consapevolezza che si presenteranno nei prossimi anni, probabilmente diverse da quelle odierne.

Non è questo il luogo per affrontare le specificità scientifiche della prevenzione, né le ragioni sociali, sanitarie, umane che ne sostengono il valore. La letteratura scientifica e le esperienze internazionali sono ricche e disponibili. C’interessa, partendo da esperienze e buone prassi costruire un “manuale” on line in grado dare quelle informazioni di promozione e gestione di azioni e attività che concorrono a preservare l’autonomia fisica e psichica dei vecchi e dei disabili o ritardarne la comparsa, garantendo una qualità di vita accettabile. Non vorremmo essere solo un raccoglitore- per questo sarebbero sufficienti i vari motori di ricerca- ma un luogo di confronto e di rielaborazione collettiva per trasformare le buone prassi in un know how condiviso e fruibile.

Oggi è ampia la disponibilità di comunicazione e confronto on line. PLV ha un suo profilo su Facebook su cui interagisce con diversi gruppi d’interesse centrati sul tema anziani, Alzheimer, qualità dell’assistenza. Ognuno di questi interlocutori può essere fonte di contributi, ma anche diffusore degli stessi, sempre ovviamente che si sappia offrire qualcosa di valido e riproducibile. Ci sono sicuramente intelligenze, energie e capacità nel mondo dei servizi a cui attingere per realizzare questo obiettivo.

 


[i] Liliana Leone, Liliana Coppola, Strategie di prevenzione integrata, politiche intersettoriali e anziani: sostenibilità finanziaria e innovazione dei modelli d’intervento, Servizi sociali oggi, n.5/2010 Maggioli editore.(archivio PLV)

[ii] Forum non autosufficienza, 3 novembre 2010, Piani di prevenzione regionali per la salute degli anziani: pratiche innovative di integrazione di servizi e politiche, a cura di Liliana Leone - Studio CEVAS

 

[iii] Sul sito PLV interviste e articoli di Antonio Guaita, Sandra Capitolo, Gianbattista Guerrrini, Elisabetto Elianto, Fabio Firenzuoli, Gabriella Lo Cascio, Fabrizio de Gennaro e altri ancora su diverse attività di prevenzione

[iv] Rita Rambelli, La prevenzione della salute e i messaggi dei media, Servizi sociali oggi, n.5/2010 Maggioli editore (Archivio PLV)

 

[v] Liliana Leone, Liliana Coppola, op.cit.