Libri

la curiosita non invecchiaLa vecchiaia esce dagli studi demografici o medici, dai Piani sanitari e sociali nazionali e suscita la curiosità di studiosi diversi. Si aggiungono a quelle decine di persone che, confrontandosi con la malattia di Alzheimer di un parente, l’hanno raccontata, con esiti diversi, al pubblico in decine di libri pubblicati negli ultimi anni, nuovi diari di vita monotematici, per aiutare a metabolizzare.
Ci sono anche studiosi di discipline diverse dalla sociologia e della demografia che indagano, sentendosi prossimi a farne parte, su cosa è la vecchiaia.
Lo hanno fatto, tra gli altri, l’antropologo Marc Augè (qui) ed ora lo psicanalista Massimo Ammaniti, che si è sempre occupato dei temi della genitorialità, della maternità, dello sviluppo infantile e dell’adolescenza.
Perché questo interesse e come lo affronta Ammaniti?

biasco copertinaRegole, Stato, Uguaglianze….cercasi. I protagonisti della democrazia sono impegnati in una lotta non tanto silenziosa con l’esercito, molto meglio armato, di un altro ordinamento, il capitale, in tutte le sue espressioni- mercato, finanza, organizzazione, imprese- che da oltre trent’anni sta conquistando sempre maggior potere e spazio. Questo convitato invadente gode del sostegno, dell’approvazione e promozione da parte dei suoi tutori, ma anche della condiscendenza, rassegnazione anche cecità dei detronizzati: i cittadini e quelle istanze politiche che dovrebbero tutelarli.
È una sintesi, quasi frivola e teatrale, di un libro “Regole, Stato, uguaglianza. La posta in gioco nella cultura della sinistra e nel nuovo capitalismo” di Salvatore Biasco ( Luiss. UniversityPress editore).

cristina sironiSpesso i libri, come oggetti che hanno una loro consistenza, forma e colori, attirano la nostra attenzione fino a che li prendiamo in mano e scegliamo, il più delle volte, di farcene dei compagni di viaggio. E’ successo così anche questa volta. In un giro esplorativo in una biblioteca vicino a casa, questo libretto verde, di una misura ‘giusta’, da borsetta, con un disegno grazioso in copertina (un micino abbarbicato sul collo di un uomo di spalle) ha attirato la mia attenzione. Mi sono lasciata catturare e non sono rimasta delusa.

Qualita di curaHo incontrato il libro non recentissimo “Qualità di cura e qualità di vita della persona con demenza- Dalla misurazione all’intervento” di Silvia Faggian, Erika Borella e Giorgio Pavan (FrancoAngeli editore, 2013) nel corso della mia ricerca, su come si sono modificati i parametri con cui valutare una qualità della cura verso gli anziani e nello specifico quelli con demenza. Il volume, anche per una stesura accessibile anche ai non esperti e studiosi della materia, propone una risposta simultanea a tre domande: come si può definire la qualità di una cura, qual è il risultato atteso, quali le condizioni perché possa essere perseguito e continuamente migliorato.

mia madre TaharHo letto, parallelamente a due libri “professionali” sulla malattia d’Alzheimer il libro “ Mia madre, la mia bambina” (Einaudi Editore) di Tahar Ben Jelloun, noto scrittore marocchino molto conosciuto anche in Italia. “Mia madre, la mia bambina” parla di demenza, anche se il termine non viene quasi mai citato.
La madre dimentica, è altrove, parla e chiama intorno a se i suoi morti, confondendone vita e nomi, ma non scordando di ognuno i tratti salienti, il carattere, ciò che di bello ha ricevuto, ciò che di brutto ha sopportato.

Nei momenti di lucidità, sempre più rari, ricorda questi suoi vuoti di memoria, ci gioca anche senza perdere mai quella serenità, quella calma ed eleganza che le hanno permesso di passare attraverso tragedie e dolori, senza perdere la sua fiducia e disponibilità verso gli altri.

Le buone praticheNon potrei chiamarla diversamente: un’antologia, come quelle che utilizzavamo al liceo.
Perché il libro di Luisa Bartorelli “Le buone pratiche per l’Alzheimer -Strategie assistenziali per operatori coraggiosi” (Carocci Faber editore, 2015) raccoglie, organizzandole e strutturandole le diverse teorie, conoscenze e prassi che nel corso degli ultimi anni sono state adottate per offrire ai pazienti con demenza qualità assistenziale, per un buon livello di benessere.
La malattia di Alzheimer ha ancora troppi punti oscuri e soprattutto non ha il farmaco miracoloso, ma è in atto ciò che l’autrice chiama una metanoia (una conversione radicale) su come affrontarla, unendo saperi professioni e risorse personali. In questa triade rientrano a pieno titolo gli operatori, perché sono coloro che con la persona con demenza si confrontano tutti i giorni e che spesso non trovano gli aiuti necessari per elaborare risposte e azioni che essi stessi dovrebbero offrire.

Baba DunjaCop NEVE CANE1Quest’anno mi sono fatta coinvolgere sin dall’inizio, all’interno del gruppo di lettura “ Billy, il vizio di leggere” nella maratona di Modus legendi, una sfida per una lettura consapevole e la promozione di libri, fuori dalle logiche del mercato editoriale. Lo scorso anno ne avevo colto la coda ma avevo conosciuto la scrittrice Annie Ernaux, quasi sconosciuta in Italia, un’icona in Francia suo paese, che poi non ho più abbandonato.
Quest’anno ho incrociato due libri interessanti tra la cinquina iniziale.
Sono “L’ultimo amore di Baba Dunja” di Alina Bronsky (Keller editore) e “Neve, cane, piede” di Claudio Morandini (edizione Éxorma) risultato poi il più votato tra i lettori Billyni.

Il cittadinoUn dolore immenso è incanalato in una disamina di documenti burocratici, per riuscire a capire cosa è successo in quei quaranta giorni che Mirella Bortolotti, 83 anni, è stata ricoverata in ospedale. Questo si percepisce nel libro di Roberto Finzi “Il cittadino e il Direttore generale- Una storia di sanità” edito da Odoya, con introduzione di Claudio Magris.
Il cittadino è lo stesso autore, marito di Mirella, il luogo è l’Ospedale Sant’Orsola- Malpighi di Bologna, ospedale universitario e il Direttore generale è il dirigente all’epoca di questo grande complesso. Prima di lui era stato direttore generale l'attuale assessore alla sanità, che pure non rispose, in tale veste alle lettere inviate da Finzi, dopo la morte della moglie.
Da una parte un dolore contenuto, dall’altro emergono la sciatteria, l’incompetenza, l’approssimazione sino alla disumanità vera e propria dimostrate da tutta un’equipe di operatori sanitari di diverse qualifiche e di diversi reparti che hanno avuto in carico (non riesco a parlare di cura) questa anziana donna.