Libri

2017 Troppa MedicinaTroppa medicina” è il nuovo libro di Marco Bobbio, cardiologo, responsabile dei trapianti di cuore a Torino e primario di Cardiologia a Cuneo. Ora è segretario di Slow Medicine, un’associazione di cittadini, pazienti e professionisti che s’impegnano, dice il motto, per una medicina “sobria rispettosa e giusta”. Di questo poi parleremo alla fine.
Non è per Bobbio, questo tema, una scoperta dell’ultima ora. È un colloquio letterario, certamente, ma ai margini di un percorso di riflessioni ed esperienze professionali, iniziate quasi venticinque anni fa, quando uscì il libro “Leggenda e realtà del colesterolo. Le labili certezze della medicina”. Queste labili certezze nel secondo libro (2007) “ Il malato immaginato” sono diventate“ I rischi di una medicina senza limiti” per poi evolversi (per il momento) in “Un uso eccessivo può nuocere alla salute”.

Lha uciso leiDopo aver letto “Mia madre la mia bambina” ed ora “L’ha ucciso lei” (prima anche altri) mi sono chiesta come definire questo tratto lieve, empatico, che spinge Ben Jelloun a narrare storie di vecchi con un’attenzione e un’immedesimazione nella loro condizione che non è solo del letterato. Vi è la dolcezza con cui è stato vicino alla madre colpita da demenza e in “L’ha ucciso lei” il rispetto riservato a Mohamed, operaio in una fabbrica della banlieu parigina dopo essere stato costretto ad abbandonare il suo povero villaggio nel Sud del Marocco.
Conoscevo lo scrittore e il suo impegno sociale, ma non avevo mai letto la biografia per intero, se non quella molto sintetica, nascosta nella terza di copertina do ogni volume. Solo dopo ho capito.
C’è lo scrittore ma anche lo psicoterapeuta, formatosi per il dottorato negli ospedali francesi sulla solitudine e il disadattamento degli immigrati arabi.

la curiosita non invecchiaLa vecchiaia esce dagli studi demografici o medici, dai Piani sanitari e sociali nazionali e suscita la curiosità di studiosi diversi. Si aggiungono a quelle decine di persone che, confrontandosi con la malattia di Alzheimer di un parente, l’hanno raccontata, con esiti diversi, al pubblico in decine di libri pubblicati negli ultimi anni, nuovi diari di vita monotematici, per aiutare a metabolizzare.
Ci sono anche studiosi di discipline diverse dalla sociologia e della demografia che indagano, sentendosi prossimi a farne parte, su cosa è la vecchiaia.
Lo hanno fatto, tra gli altri, l’antropologo Marc Augè (qui) ed ora lo psicanalista Massimo Ammaniti, che si è sempre occupato dei temi della genitorialità, della maternità, dello sviluppo infantile e dell’adolescenza.
Perché questo interesse e come lo affronta Ammaniti?

biasco copertinaRegole, Stato, Uguaglianze….cercasi. I protagonisti della democrazia sono impegnati in una lotta non tanto silenziosa con l’esercito, molto meglio armato, di un altro ordinamento, il capitale, in tutte le sue espressioni- mercato, finanza, organizzazione, imprese- che da oltre trent’anni sta conquistando sempre maggior potere e spazio. Questo convitato invadente gode del sostegno, dell’approvazione e promozione da parte dei suoi tutori, ma anche della condiscendenza, rassegnazione anche cecità dei detronizzati: i cittadini e quelle istanze politiche che dovrebbero tutelarli.
È una sintesi, quasi frivola e teatrale, di un libro “Regole, Stato, uguaglianza. La posta in gioco nella cultura della sinistra e nel nuovo capitalismo” di Salvatore Biasco ( Luiss. UniversityPress editore).

cristina sironiSpesso i libri, come oggetti che hanno una loro consistenza, forma e colori, attirano la nostra attenzione fino a che li prendiamo in mano e scegliamo, il più delle volte, di farcene dei compagni di viaggio. E’ successo così anche questa volta. In un giro esplorativo in una biblioteca vicino a casa, questo libretto verde, di una misura ‘giusta’, da borsetta, con un disegno grazioso in copertina (un micino abbarbicato sul collo di un uomo di spalle) ha attirato la mia attenzione. Mi sono lasciata catturare e non sono rimasta delusa.

Qualita di curaHo incontrato il libro non recentissimo “Qualità di cura e qualità di vita della persona con demenza- Dalla misurazione all’intervento” di Silvia Faggian, Erika Borella e Giorgio Pavan (FrancoAngeli editore, 2013) nel corso della mia ricerca, su come si sono modificati i parametri con cui valutare una qualità della cura verso gli anziani e nello specifico quelli con demenza. Il volume, anche per una stesura accessibile anche ai non esperti e studiosi della materia, propone una risposta simultanea a tre domande: come si può definire la qualità di una cura, qual è il risultato atteso, quali le condizioni perché possa essere perseguito e continuamente migliorato.

mia madre TaharHo letto, parallelamente a due libri “professionali” sulla malattia d’Alzheimer il libro “ Mia madre, la mia bambina” (Einaudi Editore) di Tahar Ben Jelloun, noto scrittore marocchino molto conosciuto anche in Italia. “Mia madre, la mia bambina” parla di demenza, anche se il termine non viene quasi mai citato.
La madre dimentica, è altrove, parla e chiama intorno a se i suoi morti, confondendone vita e nomi, ma non scordando di ognuno i tratti salienti, il carattere, ciò che di bello ha ricevuto, ciò che di brutto ha sopportato.

Nei momenti di lucidità, sempre più rari, ricorda questi suoi vuoti di memoria, ci gioca anche senza perdere mai quella serenità, quella calma ed eleganza che le hanno permesso di passare attraverso tragedie e dolori, senza perdere la sua fiducia e disponibilità verso gli altri.

Le buone praticheNon potrei chiamarla diversamente: un’antologia, come quelle che utilizzavamo al liceo.
Perché il libro di Luisa Bartorelli “Le buone pratiche per l’Alzheimer -Strategie assistenziali per operatori coraggiosi” (Carocci Faber editore, 2015) raccoglie, organizzandole e strutturandole le diverse teorie, conoscenze e prassi che nel corso degli ultimi anni sono state adottate per offrire ai pazienti con demenza qualità assistenziale, per un buon livello di benessere.
La malattia di Alzheimer ha ancora troppi punti oscuri e soprattutto non ha il farmaco miracoloso, ma è in atto ciò che l’autrice chiama una metanoia (una conversione radicale) su come affrontarla, unendo saperi professioni e risorse personali. In questa triade rientrano a pieno titolo gli operatori, perché sono coloro che con la persona con demenza si confrontano tutti i giorni e che spesso non trovano gli aiuti necessari per elaborare risposte e azioni che essi stessi dovrebbero offrire.