Libri

Qualita di curaHo incontrato il libro non recentissimo “Qualità di cura e qualità di vita della persona con demenza- Dalla misurazione all’intervento” di Silvia Faggian, Erika Borella e Giorgio Pavan (FrancoAngeli editore, 2013) nel corso della mia ricerca, su come si sono modificati i parametri con cui valutare una qualità della cura verso gli anziani e nello specifico quelli con demenza. Il volume, anche per una stesura accessibile anche ai non esperti e studiosi della materia, propone una risposta simultanea a tre domande: come si può definire la qualità di una cura, qual è il risultato atteso, quali le condizioni perché possa essere perseguito e continuamente migliorato.

mia madre TaharHo letto, parallelamente a due libri “professionali” sulla malattia d’Alzheimer il libro “ Mia madre, la mia bambina” (Einaudi Editore) di Tahar Ben Jelloun, noto scrittore marocchino molto conosciuto anche in Italia. “Mia madre, la mia bambina” parla di demenza, anche se il termine non viene quasi mai citato.
La madre dimentica, è altrove, parla e chiama intorno a se i suoi morti, confondendone vita e nomi, ma non scordando di ognuno i tratti salienti, il carattere, ciò che di bello ha ricevuto, ciò che di brutto ha sopportato.

Nei momenti di lucidità, sempre più rari, ricorda questi suoi vuoti di memoria, ci gioca anche senza perdere mai quella serenità, quella calma ed eleganza che le hanno permesso di passare attraverso tragedie e dolori, senza perdere la sua fiducia e disponibilità verso gli altri.

Le buone praticheNon potrei chiamarla diversamente: un’antologia, come quelle che utilizzavamo al liceo.
Perché il libro di Luisa Bartorelli “Le buone pratiche per l’Alzheimer -Strategie assistenziali per operatori coraggiosi” (Carocci Faber editore, 2015) raccoglie, organizzandole e strutturandole le diverse teorie, conoscenze e prassi che nel corso degli ultimi anni sono state adottate per offrire ai pazienti con demenza qualità assistenziale, per un buon livello di benessere.
La malattia di Alzheimer ha ancora troppi punti oscuri e soprattutto non ha il farmaco miracoloso, ma è in atto ciò che l’autrice chiama una metanoia (una conversione radicale) su come affrontarla, unendo saperi professioni e risorse personali. In questa triade rientrano a pieno titolo gli operatori, perché sono coloro che con la persona con demenza si confrontano tutti i giorni e che spesso non trovano gli aiuti necessari per elaborare risposte e azioni che essi stessi dovrebbero offrire.

Baba DunjaCop NEVE CANE1Quest’anno mi sono fatta coinvolgere sin dall’inizio, all’interno del gruppo di lettura “ Billy, il vizio di leggere” nella maratona di Modus legendi, una sfida per una lettura consapevole e la promozione di libri, fuori dalle logiche del mercato editoriale. Lo scorso anno ne avevo colto la coda ma avevo conosciuto la scrittrice Annie Ernaux, quasi sconosciuta in Italia, un’icona in Francia suo paese, che poi non ho più abbandonato.
Quest’anno ho incrociato due libri interessanti tra la cinquina iniziale.
Sono “L’ultimo amore di Baba Dunja” di Alina Bronsky (Keller editore) e “Neve, cane, piede” di Claudio Morandini (edizione Éxorma) risultato poi il più votato tra i lettori Billyni.

Il cittadinoUn dolore immenso è incanalato in una disamina di documenti burocratici, per riuscire a capire cosa è successo in quei quaranta giorni che Mirella Bortolotti, 83 anni, è stata ricoverata in ospedale. Questo si percepisce nel libro di Roberto Finzi “Il cittadino e il Direttore generale- Una storia di sanità” edito da Odoya, con introduzione di Claudio Magris.
Il cittadino è lo stesso autore, marito di Mirella, il luogo è l’Ospedale Sant’Orsola- Malpighi di Bologna, ospedale universitario e il Direttore generale è il dirigente all’epoca di questo grande complesso. Prima di lui era stato direttore generale l'attuale assessore alla sanità, che pure non rispose, in tale veste alle lettere inviate da Finzi, dopo la morte della moglie.
Da una parte un dolore contenuto, dall’altro emergono la sciatteria, l’incompetenza, l’approssimazione sino alla disumanità vera e propria dimostrate da tutta un’equipe di operatori sanitari di diverse qualifiche e di diversi reparti che hanno avuto in carico (non riesco a parlare di cura) questa anziana donna.


Etta e ottoUna favola e come tutte le favole non sopporta e non risponde alle domande razionali. Come una favola va letta e apprezzata.
E’ un libro “Etta e Otto e Russell e James” editore Bompiani, uscito nel 2015. Nel catalogo della biblioteca è nella categoria narrativa, nella sezione “sentimenti”, ma poteva stare anche in “ natura” oppure in “storia”, ma anche in “salute”.
L’ho scelto perché in quarta di copertina c’è scritto: “ Otto, io parto. Non ho mai visto l’acqua, e ci vado. Ma tu non ti preoccupare. Ti ho lasciato il furgone. Vado a piedi. Cercherò di ricordarmi di tornare. Tua (sempre) Etta.”
Etta ha ottantatre anni e tende a dimenticare le cose, ma non sempre, però lo sa e si attrezza per rimediare. Otto suo marito ricorda tutto, ama ancora Etta come cinquanta anni prima e sceglie di non seguirla, perché sa quanto lei volesse vedere il mare.
Russell è il vicino coetaneo e amico sin dall’infanzia. Pure lui ama Etta da sempre e non accetta che sia in giro da sola, con i suoi vuoti di memoria.
Poi c’è James un coyote, l’animale delle praterie, che accompagna Etta. Si sostengono a vicenda.

essere mortaleOgnuno ha diritto di vivere come vuole la propria vita sino alla fine. Perché sono racchiusi qui i cardini dell’identità e dignità di una persona: il riconoscimento di un diritto, quindi di un’istanza che gli altri devono rispettare, la valorizzazione di tutti i momenti e circostanze che riempiono e danno senso alla vita di ciascuno, il loro perdurare sino all’estremo, quando la scelta di vita confina con la morte.
“Essere mortale- come scegliere la propria vita sino in fondo” il libro di Atul Gawande, il medico statunitense di origine indiana, già noto anche in Italia per altri scritti in cui il medico, professionista e persona, si confronta con il paziente, non indica quali sono le scelte da fare o cui attenersi, ma solo quali sono le opportunità da conoscere per poter discernere tra quelle che più rispondono alle proprie aspirazioni.

“Anche da vecchie- le donne nella terza e quarta età” di Teresa Bonifacio (FrancoAngeli editore)l’ho trovato in rete dopo una lunga ricerca.
E’ stato stampato nel 2010, come l’altro libro assunto, per ovvie ragioni, a maggiore visibilità, di Loredana Lipparini, “ L’Italia non è un paese per vecchie” ( Feltrinelli editore, 2010) di cui mi occupai nei primi numeri di Perlungavita.it
Cercavo un testo descrittivo che restituisse un quadro a 360 gradi della realtà del paese su questo tema, da cui partire per costruire una prima rete di approfondimenti sulle condizioni di vita e sulla collocazione sociale delle donne vecchie.