Libri

Viaggio nei borghi delle streghe (Mursia 2011) di Roberto Borin è l’ultimo nato di una produzione storico letteraria su quel buio periodo della nostra storia, conosciuto come Inquisizione. L’autore, giornalista, accompagna la storia di alcuni borghi italiani, in cui la caccia alle streghe fu imponente ( e ancora documentabile) con una godibile guida turistica a riscoprirne le tracce nei muri, nei nomi e nel paesaggio dei luoghi. Percorsi piacevoli, colti e avventurosi, con il gusto dell’investigazione, per conoscere questo splendido e narrante paesaggio italiano.

Le letture diverse che si possono condurre su stregoneria ed eresia sono materia di storici, sociologi, filosofi. Gli storici come Carlo Ginzburg- I benandanti e Il formaggio e i vermi(entrambi Edizioni Einaudi) ricostruiscono quel periodo dando voce a quelle persone, donne accusate di stregoneria e uomini di eresia, attraverso le “confessioni” a loro estirpate con la tortura o la prigione e collocandole nel loro contesto sociale.

Quando si rileggono avvenimenti storici, decisioni politiche e religiosi con la lente della differenza di genere, ci accorgiamo di quanto tutta la visione maschilista, sessuofobica e repressiva della cultura europea e in particolare italiana dal XIV secolo in poi, ha colpito, non solo metaforicamente, le donne.

Comune è una conclusione di tutte le ricerche e degli studi: il lavoro di cura delle persone, sin dai tempi più remoti e la trasmissione dei saperi e delle memorie in linea femminile ha sommato nelle donne una conoscenza ancestrale degli antichi riti pagani legati alla terra, alla fecondità, alle messi e alle stagioni alla conoscenza delle erbe medicinali. Quando questo patrimonio oscurava il potere maschile divenne, nei momenti di crisi, economica o religiosa, sociale o identitaria, il pretesto per farne il capro espiatorio su cui indirizzare le ire dei diseredati e di coloro che vivevano sotto sorprusi, tasse e violenze. Spesso questo pretesto serviva contro le donne “più libere” e, se anche ricche, per il sequestro dei loro beni a favore dei potenti del momento.

Margherita di Cavalese, che muore in cella per le torture, Giacomina Motta che eredita il sapere dalla madre e fu decapitata e bruciata sul rogo e la figlia ragazzina si salva per caso dopo torture e carcere duro, sino ad Orsolina detta la Rossa di Pavullo dei Benandanti e i mugnai Menocchio friulano e Pellegrino Baroni detto Pighino “el grasso” di Savignano sul Panaro de “Il formaggio e vermi” non sono solo nomi della storia, sono testimoni di un’era che dal XIV/XV secolo sino al XVII, ha visto condannare tutto ciò che metteva in discussione il potere, politico o religioso che fosse, del momento e una possibile supremazia del sapere femminile. Il Malleus Maleficarum  (1486-1487) fu uno dei tanti massi gettati sulle donne.

 

Stephane Hessel ha 93 anni, di padre ebreo, nato a Berlino da genitori scrittori e artisti, che si trasferirono a Parigi nel 1924, ha scritto un opuscolo, una brochure, diremmo oggi, che sta spopolando in Francia e ora tradotto in italiano(add editore, Torino, 2011).

Un titolo “Indignatevi” che potrebbe essere un testamento morale, ma è in realtà un atto di forza, un appello e un proclama, sintesi non della sua carriera, ma di una vita spesa per l’eguaglianza..

Dall’ Ecole Normale Superiéure alla partecipazione alla Resistenza francese, dalle carceri e dai campi di concentramento nazisti alla carriera diplomatica: questa è la sua vita. Dopo la guerra ha la grande fortuna( o capacità), in ruoli diversi, di partecipare alla commissione delle Nazioni Unite, incaricata di elaborare la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo che sarà adottata a Parigi il 10 dicembre 1948.

Poi rappresenterà la Francia in Enti internazionali e nel 1981 concluderà, con Mitterand presidente, la sua carriera diventando ambasciatore.

Poteva essere, con queste esperienze, un testo sociologico o un’autobiografia. E’, e questo credo il suo pregio, una semplice, ma profonda e sofferta dichiarazione di solidarietà e di vicinanza partendo dalle proprie esperienze, nei confronti dei più poveri, dei dissidenti, di chi è senza voce. Poteva essere una dichiarazione tra il retorico e l’autoincensamento. Trasmette invece il senso, quasi palpabile dell’indignazione di fronte alle ingiustizie, ma anche delle frustrazione o della rabbia di fronte all’indifferenza delle persone.

La Resistenza fu indignazione dei giovani, ma sancì anche principi fondamentali:

lo Stato sociale, acqua, luce ,gas e credito come bene comune, la giusta redistribuzione del reddito, una stampa indipendente, un’istruzione garantita a tutti i cittadini,una solidarietà per tutte le persone che nei propri paesi non godono di questi diritti.

Partendo proprio dalla tragica condizione dei sans-papiers in Francia, (come i permessi di soggiorni per i “clandestini” in Italia) questa solidarietà internazionale si chiude con la difesa dei diritti del popolo palestinese.

Poi Hessel stigmatizza i pericoli: l’indifferenza, come il peggiore degli atteggiamenti, la violenza che volta le”spalle alla speranza”.

Conclude: i pericoli non sono scomparsi, invochiamo una insurrezione pacifica contro i mass media che ai giovani propongono come unico orizzonte il consumismo di massa, il disprezzo dei più deboli e della cultura, l’amnesia generalizzata e la competizione ad oltranza.

“A quelli e quelle che faranno il XXI secolo, diciamo con affetto: CREARE E’ RESISTERE. RESISTERE E’ CREARE”

Come non condividere e non farsi coinvolgere?

 

 

Panorama di discriminazioni a ritmo di blog.

Citazioni letterarie, richiami di spot pubblicitari, saggistica, statistica, storia e sociologia, brani completi da articoli e libri, musica. Ovviamente il mondo di internet, visto il successo del suo blog, ha molto influenzato lo stesso stile del libro, non sempre felicemente. Non ha tralasciato niente Loredana Lipperini nel suo ultimo libro “Non è un paese per vecchie” (Feltrinelli 2010).

Abbiamo racchiuso in un unico cerchio libri in cui si menzionano con scopi diversi le parole, che assumono un loro valore oltre a quanto espresso.

Dalla frase di Don Milani “L’operaio conosce cento parole e il padrone mille, per questo lui è il padrone” sino a due recenti agili saggi o commentari in cui il significato delle parole e il loro utilizzo diventano oggetto di una riflessione sul tempo presente. Gustavo Zagrebelsky, costituzionalista, in “Sulla lingua del tempo presente” (ed. Einaudi, 2010) seleziona le frasi fatte e banali, ripetute all’infinito, come un segnale preoccupante del decadimento della vita pubblica e della democrazia. Sono le parole che pensano per noi, dice l’autore, e soprattutto nella loro ripetitività, facilmente assimilabili come verità dalle persone meno accorte.

Abbiamo scelto tra le frasi analizzate “ le tasche degli italiani” perché quel concetto d’individualismo, di rifiuto di uno Stato solidale, di legittimazione dell’evasione è una, tra tante, delle mannaie che sono calate sul Welfare italiano e sui suoi destinatari più deboli, gli anziani.

Gianrico Carofiglio, magistrato, autore di romanzi e noto “giallista” arriva a richiamare “La manomissione delle Parole” (ed. Rizzoli, 2010). Parte da una citazione di Zagrebelsky per terminare con le strofe della canzone di Bob Dylan, Blowin’ in the Wind. Dar senso alle parole, dice l’autore “per cercare di dare senso alle cose, al rapporto fra le persone, alla politica intesa come categoria nobile dell’agire collettivo”.

E’ un libro dotto per la ricchezza di citazioni, con un profondo senso etico, ma scritto con il ritmo e lo stile del “giallista”. Abbiamo, tra le cinque parole del lessico civile presentate, colto una particolare assonanza con la riflessione su “scelta”.

E’ un termine che usiamo spesso parlando degli anziani. Fu oggetto di una “promozione” di uno “spot politico” quando furono introdotti i “buoni sociali o voucher”, che divennero l’emblema, assolutamente illusorio, della possibilità di “libera scelta” dell’anziano.

Nei fatti, il voucher stava alla libera scelta proporzionalmente al numero di parole possedute di chi lo usava. Più eri (sei) acculturato e informato, più puoi esprimere una scelta nel suo utilizzo. Altrimenti prendi quello che ti danno o ti suggeriscono, perché non sai le alternative.

Perché la facoltà di scelta, dice Carofiglio, si nutre delle libertà: dal bisogno, dalla malattia, dal sopruso e dalla sopraffazione, dall’ignoranza. Perché, per dirla con Sen, se non hai uguali opportunità, non può esserci scelta, uguaglianza e libertà.

Abbiamo sempre un libro che ci ha aperto la mente e che vorremmo condividere con altri. Per me è stato “ Il diario di Jane Somers” di Doris Lessing (edizione Feltrinelli, Milano 1986).

L'ho scelto nella formazione degli operatori di base, l'ho consigliato a chiunque si avvicinasse al mondo degli anziani per la prima volta, perchè ne facessero la propria linea guida, l'ho regalato ad amici e colleghi.

La storia è semplice: Janna, una professionista affermata, controllata ed efficiente incontra per caso in farmacia una vecchia un po' stramba, che vive degli aiuti assistenziali pubblici, conservando comunque e sempre la propria contrattualità, identità e dignità anche in una casa povera e maleodorante.

A poco a poco Janna si fa coinvolgere, allentando le sue resistenze intellettuali ed emozionali, nel mondo di Maudie e degli altri vecchi come lei, del personale dei servizi , fino ai suoi ultimi giorni.

Maudie contro la sua volontà viene traferita nell'ospedale per i cronici e muore dopo aver lottato,oltre che contro il dolore, contro tutte le disumanità, le arroganze e le umiliazione di un certo sistema assistenziale, in particolare dei cronicari.

L'autrice Doris Lessing, recente premio Nobel, attraverso le due protagoniste rilegge quell'insieme di ipocrisie, ignoranze e sottovalutazioni che circondano i vecchi. Ma Maudie, dicevo alle ragazze in formazione, ha sino all'ultimo coltivato la sua rabbia e la sua autodeterminazione.

Ricordatevi che troppo spesso nei servizi si dice che “sono vecchi viziati, che fanno i capricci”. Difendono solo la loro dignità con i mezzi a disposizione.

Alcuni episodi prima nella casa di Maudie poi nell'ospedale sono stati descritti vent'anni fa, ma non hanno perso di attualità.

Quante sono ancora le Maudie che devono dire parlando del personale di cura: “ Non mi ha guardata nemmeno una volta ( in corsivo, nel testo, NdR). Avrei potuto essere un pezzo di legno o un sasso...”.

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