Copertina Salute Bene Comune WEBGiunta alla fine della lettura di “Salute bene comune- Domande e risposte” di Fulvia Signani (edizioni @Volta la carta) ho avuto un attimo di smarrimento.
Il libro è un condensato di riflessioni, informazioni, dati e riferimenti bibliografici, di etica, filosofia, organizzazione, demografia e statistica. Non è possibile sintetizzarlo in un articolo se non lungo come lo stesso libro, per non perdere uno dei suoi pregi: l’illustrazione, quasi didattica dell’evoluzione del concetto di salute, prima inteso come assenza di malattia dell’individuo e oggi come un bene comune della popolazione globale. Grafici, immagini, citazioni corrono lungo un intero secolo ed anche oltre, se s’includono le prime teorie di Aristotele.

Scelgo quindi di illustrarne la struttura e lo sviluppo, sperando di raggiungere l’obiettivo che l’autrice si pone sin dall’inizio: promuovere un interesse a leggerlo in politici e tecnici, negli amministratori e negli operatori della salute (uso appositamente questo termine al posto di “sanità") e negli insegnanti, caldamente invitati a farsene divulgatori.
Il libro è costruito su un tracciato di domande e risposte, poste in termini positivi e negativi, su due interrogativi centrali: cosa è, cosa significa e cosa non è la “Promozione della Salute” ( in seguito PdS N.d.R.) e che cosa significano e cosa prevedono i “Fattori determinanti di salute".
“Salute bene comune” richiama una dimensione pubblica della responsabilità, dell’azione e del perseguimento di una condizione della popolazione che per sua natura è complessa, dinamica, intersettoriale e interdisciplinare.
Il concetto di “bene comune” parte da Aristotele, passando per Ludovico Antonio Muratori-enciclopedico storico e precettore settecentesco dei duchi Estensi- sino ad arrivare a uno degli studiosi più creativi del mondo odierno come Chomsky: è felicità, integrazione tra bene individuale e bene della collettività, non è quindi il pareggio di bilancio e neppure l’individuo, il suo televisore e il suo stile di vita.
Per analizzare cosa sta nel “bene comune” si parte dalla definizione di equità, diseguaglianza e uguaglianza sino a immergersi nel nucleo del libro: la PdS è intrecciata con il concetto di bene comune ed è possibile perseguirla solo se si coglie sino in fondo cosa sta dietro, a fianco e intorno alla salute. Perché se salute è intreccio tra persona, ambiente, servizi, cultura, etica, servizi e risposte operative, tutti questi ambiti devono essere presi in considerazione e attivati simultaneamente per promuovere salute. Perché se c’è una violenza strutturale (torniamo al mitico “pareggio di bilancio”) attuata da una falsamente asettica organizzazione sociale ed economica, la salute non è più un bene comune.
E’ possibile promuovere la salute (domanda primaria) avendo la consapevolezza che solo il paradigma della “complessità” (concetto che con Morin e altri ritorna frequentemente), può consentire un percorso corretto. Perché la complessità (Tremblay e Richard) con “sia le istanze epistemologiche che metodologiche, favorisce la capacità riflessiva……consente di capire esperienze, eventi, persone e malattie, in termini di relazioni collocate all’interno di un sistema”.
I principi della PdS sono: la partecipazione, l’empowerment, la giustizia sociale e una visione positiva della salute.
In questo settore vi è anche una disamina delle varie campagne di promozione della salute degli organismi preposti, OMS in primis, valutandone i risultati, gli errori e le positività.

Nell’ ampio panorama nel libro sui contributi più preziosi per sostenere la teoria della “Promozione della Salute”, nelle loro diverse sottolineature, riprendo la più incisiva e completa di Edgar Morin che afferma che la crisi attuale è .. “la crisi di un’umanità che non riesce a diventare tale, perché è una crisi culturale e della conoscenza specialistica, che impedisce una visione globale, senza la coscienza del divenire del tutto”.
Nei vari modelli e concetti presentati nasce la prima considerazione sui “Fattori Determinati di salute”, che sono continuamente arricchiti, perché ognuno di essi testimonia un’idea della salute, delle cause dominanti e determinanti e delle azioni da intraprendere per promuoverla.
Se si prendono in considerazione questi fattori, significa superare parte rilevante della cultura americana, oggi ritornata dominante nei messaggi anche dei media, che la salute è una responsabilità dell’individuo e del suo stile di vita.
Tutto questo capitolo: Che cosa significa “Fattori determinanti di salute”? raccoglie ed esplicita tutto ciò che ci circonda e che ha impatto sulla salute. Alla fine le relazioni, le freccette, i rinvii coprono l’intera struttura del globo, con i suoi abitanti, il suo ambiente, la sua economia, la sua struttura sociale, culturale, produttiva, religiosa, etica ed etnica.
L’autrice aggancia questa descrizione con l’attualità (spiegando il TTIP), gli effetti della globalizzazione, ma anche determinanti a noi ben più note e consuete: il genere, l’età, lo scorrere della vita.
In questo quadro, che assomiglia tanto al quadro “I proverbi Fiamminghi” di Bruegel il Vecchio, che l’autrice cita, si parla di un sapere composito e complesso.
Però su questo tema vorrei aprire con l’autrice- che già è presente su PLV con il suo libro “Medicina di genere non è medicina per le donne”- un dialogo (quello che con termine molto alla moda si chiama uno “spin off”) su alcune delle determinanti di salute che più incontrano PLV: il genere e l’età proprio in una prospettiva di “life course” cioè l’attenzione al corso della vita, applicata alla salute. Lo leggerete in un prossimo aggiornamento di PLV.
Infine, dopo la presentazione, la definizione per esclusione: PdS non significa educare alla salute, né prevenire le malattie, né è sinonimo di Salute globale. Promuovere la salute pubblica si connette con una Nuova Sanità Pubblica, in cui la salute rappresenta un investimento per la vita della comunità. Una nuova Sanità pubblica deve sapere anche attrezzarsi per pianificare e valutare i risultati della PdS, ma anche l’impatto delle politiche nella Salute.

tabella pag 146

 

 

 

 

 

Poi la fatidica domanda: che fare?
Chi sono i soggetti coinvolti e da coinvolgere? Certamente amministratori e politici, progettisti ed esperti e ricercatori ma anche nuove figure sperimentate in alcuni paesi: agente di salute comunitaria e knowledge broker, il mediatore e trasportatore di conoscenze tra chi le possiede e chi ne potrebbe fruire e trarre vantaggio. Questo è uno spunto stimolante su cui erano state avviate in gruppi di lavoro per altri ambiti- sempre però nello studio di determinati/discriminanti sociali- alcune riflessioni, perché i soggetti più fragili non siano esclusi per gap conoscitivi, culturali, demografici, sociali ed economici.
Se la salute è un bene comune come gli elementi naturali-acqua luce aria e ambiente- necessita saper veicolare con condutture adeguate tutte le risorse disponibili verso la comunità.

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