cristina sironiEra il 1997 quando questo libro uscì. Forse uno dei primi a raccontare da vicino il dramma dello scivolamento nella malattia ‘che evoca uno zefiro germanico’ -l’Alzheimer-, di un proprio caro: il fratello preferito.

Sotto forma di una lunga affettuosissima lettera, l’autrice si rivolge a Christian Marquand, il fratello ‘amato alla follia’: ‘il più bello di noi ma anche il più dotato’ (sono 4 fratelli e 4 sorelle), di professione attore, ‘insolente’, ‘felice’, ‘indolente’, ‘imprudente’ e ne racconta lo smarrimento fino al ricovero in un luogo di cura. Quel fratello che è stato un riferimento imprescindibile per la formazione e la vita di lei, l’autrice del libro: Nadine Marquand, diventata poi moglie di Jean Luis Trintignant.

Nadine Trintignant 2010Si tratta di ricordi, pensieri, considerazioni montati come fotogrammi con abile perizia, da sceneggiatrice quale è, che fanno stridere il passato spumeggiante, trasgressivo, libero e festaiolo, con un presente collassato, smarrito, ‘dove tutto è triste’, occupato dall’Altro: ‘quello che, in quel posto, cammina senza mai fermarsi. Solo, curvo. Lontano da tutto…’ E, nel mezzo, segnali, piccoli indizi, frasi monche, sguardi smarriti che ora, alla luce di quanto non può più esser celato, si comprendono per il loro reale significato. Lo stile della scrittura è cinematografico: nervoso, veloce, mobile, giustappone presente e passato attraverso flash back e utilizza frasi brevi, chiare, essenziali: un linguaggio sincopato di sequenze di gesti, avvenimenti, azioni.Grazie a questo montaggio due uomini e due mondi si fronteggiano senza più comunicare. Solo l’amoroso sguardo della sorella colma l’assenza del presente con il calore dei ricordi e delle situazioni di una vita vissuta insieme, quasi a ricostruire una integrità perduta per sempre. Fa capolino tra queste pagine un mondo intimo di ricordi personali e corali –soprattutto di fratelli e sorelle-, ma anche pubblico: con nomi di personaggi del bel mondo del cinema che i non più giovanissimi conoscono e amano. E, su tutto, quella relazione di grande intesa tra fratello e sorella, fatta di complicità, spensieratezza, risate, ammirazione e affetto che commuove e non lascia indifferente il lettore.Da questa ricostruzione emergono, laceranti, tanti interrogativi, ben noti a chi si trova vicino a questi malati: ‘come aiutarti?’ ‘cosa bisogna fare?’. Interrogativi che restano senza risposte certe o soddisfacenti: ‘Ti tocchiamo. Ti parliamo.’, fino a una sopraggiunta e sofferta consapevolezza: ‘affrontare l’incoerenza e battersi senza timore per la serenità…’. Affiorano anche i rimpianti: ‘c’è voluto del tempo in famiglia perché capissimo’ e ‘quando abbiamo capito era troppo tardi’. Fin dalle prime pagine, l’autrice racconta senza far sconti: ‘eppure Christine, che viveva con te, ha tentato di aprirci gli occhi. Si è scontrata con una banda di struzzi.’ E’ la difficoltà, molto umana, ad accettare un destino tanto desolante che strazia il cuore e lascia, a propria volta, smarriti e impotenti: ‘non c’è verso di abbattere questo muro opaco che si è innalzato nel corso degli anni, intorno a te. Ci sbattiamo contro. Anche tu. Tu vuoi raggiungerci e noi non riusciamo neanche ad afferrare le tue mani tese…’.Emerge, chiaro, anche tutto lo scompiglio dei famigliari: ‘ci siamo trovati nella mia cucina. Ci siamo chiesti cosa dovevamo fare di nostro fratello. Non eri più in grado di vivere solo.’ E la difficoltà a trovarsi d’accordo su quale potrebbe essere la scelta migliore: ‘Come potevamo esser certi che non avevi più alcun momento di felicità?’, si chiedono. E ciò porta alla luce una inevitabile e sconfortante verità: ‘il concetto di felicità è diverso per ognuno di noi’. Quindi una malattia che divide, mette fortemente alla prova l’unità familiare che ritrova però una propria e affettiva coralità nella condivisione del dolore: ‘Eravamo tutti e cinque intorno al tavolo della cucina. Ci mancavi.’.
Un racconto delicato, commovente, a tratti anche divertente che ci fa partecipare a questo avvicinamento a una situazione di malattia ora tanto diffusa e ancor più temuta, e ci fa riflettere con la leggerezza e l’intensità che le storie, molto più delle teorie, sanno offrirci.

Mi Manchi
Il libro si può acquistare o farselo inviare presso la sede dell’Associazione A.I.M.A. MILANO ONLUS, via F. Soave 24, 20135 Milano, tel. 02.83241385, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., www.aimamilano.org o dell’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer, via Varazze 6, 20149 Milano, tel.02.89406254, www.alzheimer-aima.it .

 

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