Copertina LonganesiFiori sopra l inferno PIATTOCi sono tanti protagonisti in questo libro “Fiori sopra l’inferno” che sta riscuotendo tanto successo. È alla sesta edizione a poco più di sei mesi dalla pubblicazione.
In un paesaggio montano affascinante, bucolico ma spesso incombente e pauroso, rilassante ma anche misterioso, si muovono tanti protagonisti, ognuno con un ruolo specifico nella storia.
Ci sono gli abitanti di questo paesino, Travenì, un nome inventato, ma simile a tanti altri dell’alta montagna del Friuli, una comunità chiusa, ostile, non preparata ai cambiamenti, spaccata al proprio interno tra i cittadini, le istituzioni, i rappresentati delle Forze dell’ordine, ma omertosa nel coprire, anche i comportamenti più spregevoli. La frattura più pesante, anche se nascosta o ignorata è tra gli adulti e i bambini, che difendono la propria sopravvivenza alleandosi e sostenendosi tra loro.

C’è il riapparire continuo di una vicenda che parte dalle sperimentazioni naziste sui bambini e riappare, come una maledizione continua nella storia del paese.
Poi tutto sembra scuotersi alla scoperta di un primo omicidio, orrendo e crudele, nell’esecuzione e nel messaggio che lascia.
Sul posto arriva una squadra di polizia investigativa, diretta da una donna Teresa Battaglia, con alcuni collaboratori fedelissimi e un nuovo componente, il giovane Massimo Martini.
Teresa Battaglia è la protagonista vera di questo racconto perché è insolita come persona- un passato doloroso, sessantenne, diabetica e con altri incubi di patologie minacciose- ma anche come investigatrice cui viene riconosciuta l’esperienza di “profiler”, quelle figure così diffuse nella letteratura americana.
Teresa Battaglia non è disposta ad accogliere le soluzioni più facili e appaganti, ha bisogno di entrare nella mente dell’omicida, soprattutto quando il suo agire presenta contraddizioni, salti logici e improvvise azioni a difesa dei bambini di Travenì, quando le successive vittime sembrano non aver alcun legame tra di loro.
Teresa ha un carattere graffiante, spesso poca pazienza di fronte a comportamenti sbagliati o insostenibili da parte dei suoi collaboratori, ma distingue però anche tra questi. Perché le sue denunce, senza appello, dei comportamenti omertosi del capo della polizia locale non lasciano spazio a scuse, nei confronti dell’altro bersaglio, il giovane ispettore Martini, i suoi rimproveri vogliono avere una funzione educativa e formativa, tanto da riconoscere tutti gli sforzi da lui fatti per accantonare le certezze precostituite, per trovare risposte suffragate da riscontri che contribuiranno alla soluzione del caso.
Il paesaggio, questo fantasma raccapricciante degli esperimenti sui bambini, i conflitti interni di una comunità, la solidarietà tra i bambini, il profilo di un omicida, che, pur nell’efferatezza delle azioni, non suscita mai la ripugnanza individuale, sono tenuti assieme in un puzzle che via via si ricompone, con l’azione e le riflessioni di Teresa, che pur sconvolta dalla contingente realtà personale, non vuole abbandonare sino alla soluzione del caso. Spesso, e succede molte volte nella letteratura di genere, la ridondanza di misteri, false piste, errori investigativi più che aumentare la tensione fanno disperdere l’attenzione, accentuano il romanzato e allontanano la verosimiglianza con la realtà. Non succede in questo caso, perché alla fine tutti i tasselli rientrano perfettamente nel loro incastro.
Due commenti, non di critica letteraria ma di sensazioni trasmesse dalla lettura del libro.
Il primo è su un linguaggio pittorico, fotografico, sensoriale: chi scrive sta guardando il paesaggio, ascoltando i rumori dell’acqua e del bosco, annusando gli odori di piante e di animali selvatici, perché conosce questi luoghi, non inventa. Fotografia, pittura, escursioni nei boschi sono nella vita di Ilaria.
Il secondo è sui personaggi protagonisti. Gli abitanti, le loro espressioni e i loro sentimenti sono gli stessi che, girando l’Italia si trovano là dove le tradizioni di una comunità antica, devono confrontarsi con il nuovo.
Il personaggio di Teresa, la sua personalità, il suo passato, il suo presente e anche il suo futuro sin dall’inizio mi hanno suscitato alcuni interrogativi che uscivano dalla lettura del libro per rientrare nei miei interessi “professionali”. Le domande allora le ho rivolte all’autrice Ilaria Tuti, nell’intervista, ma anche a studiosi e protagonisti della vita reale.


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