I dirittiÈ la nostra un’età dei diritti, in cui più soggetti si affacciano al mondo rivendicando una loro visibilità, una loro individualità, il loro esserci in questa società e quindi un loro diritto a poter fruire e reclamare - indipendentemente dalla situazione personale, intellettiva, sanitaria, sociale, anagrafica - della considerazione, protezione e difesa da parte dell’assetto istituzionale e giuridico del loro paese.
Se alcune di questi individui/ cittadini hanno, per ragioni diverse, meno possibilità, opportunità, strumenti per veder rispettati dignità, salute, integrità, benessere è la società nel suo insieme che deve fornire le ancore di salvataggio e in questo caso diritti e istituti che garantiscono condizioni uguali di partenza.

Il professor Paolo Cendon, ordinario di diritto privato all’Università di Trieste, nel corso della sua attività di studioso, si è indirizzato a individuare queste ancore, a tradurle in esempi concreti e dare loro un attracco giuridico, a configurare quale forma assumeva questa violazione di un diritto, quale norma poteva tutelarlo e difenderlo.
Questo percorso di un’intera vita è racchiuso nel suo libro “I diritti dei più fragili”, in cui la storia personale di adolescente e di docente s’intreccia nei fatti prima con la realtà dei manicomi, ancora funzionanti e poi con il loro smantellamento negli anni 60/70, partendo da Trieste ad opera di Franco Basaglia.
Perché il libro è una raccolta di storie, che si sovrappongono, si rispecchiano, s’integrano e si allontanano in cui ci sono Cendon e Basaglia, i ricoverati in manicomio e i “liberati” dalla legge 180, gli operatori come Sabina e Giuseppe, i politici e i parlamentari, le famiglie, i valori individuali e i vincoli legislativi.
Perché Cendon è un “ debolologo” come lui si definisce (capitolo 8. L’Italia che arranca) in tutte le diverse sfaccettature e occasioni.
Dalle storie, e dalle riflessioni sulle stesse, emergono i concetti base che l’autore matura come persona e come giurista: le caratteristiche soggettive uniche di ogni persona, ancor più se per la sua fragilità ha più difficoltà a uniformarsi agli “standard sociali”, i mutamenti che i vari eventi positivi e/o negativi determinano sui comportamenti, i pensieri e gli stati d’animo, l’estrema mutevolezza delle situazioni personali e degli ambienti di riferimento.
In queste situazioni gli strumenti per sostenere i più fragili devono in qualche modo aderire a questa mutevolezza. I programmi e gli obiettivi dovranno avere la vestibilità di un abito sartoriale.
Per tornare al lavoro tecnico dello studioso serve un amministratore di sostegno; da qui la legge n.6/2004, di cui Cendon è stato padre e estensore  e non un tutore dell’interdetto; il danno provocato da un evento esterno, proprio perché legato alla vita e alla realtà della persona colpita-un danno esistenziale ( come quello biologico o il danno da abbandono)– dovrà essere calcolato in base alle sue caratteristiche (età, stato di salute, autonomia, indipendenza economica); la volontà del soggetto fragile deve essere comunque rispettata.
Non è possibile citare le varie situazioni perché se le persone con disturbi mentali sono almeno inizialmente quelle più citate, poi subentrano i bambini e i disabili, le persone con malattie degenerative, ma anche le separazioni coniugali.
Poi, come in ogni narrazione che parte dalla vita vissuta, appaiono, raccontate con garbo e ironia, episodi o intermezzi- sempre finalizzati a qualche approfondimento anche comici ( o quasi): la storiella raccontata in una tv americana da un importante dirigente di banche e società, ma uomo di colore, contro l’etichetta pregiudiziale, che si mette sempre alle persone o le traversie in cui incappò la proposta di legge sull’amministratore di sostegni, nei meandri dei parlamentari della politica e della burocrazia, gli esempi di gestione del patrimonio finalizzata più a risparmiare per i parenti che a soddisfare il titolare, le quasi boccaccesche, se non ci fosse comunque un soggetto fragile, come nel rapporto tra vecchi e badanti giovani, tra mogli e mariti fedifraghi.
Non mancano citazioni da libri, trasmissione televisive, tanti film
Le storie raccontate hanno tanto pubblico: gli studenti, allievi del professore, i genitori di un comitato scolastico e i loro figli, gli operatori dei servizi e ovviamente i colleghi giuristi di Cendon.
Poi c’è la parte finale. “Verso dove” l’intitola l’autore, che sta già pensando all’applicazione della legge n.112/2016 sul Dopo di noi” "Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilita' grave prive del sostegno familiare"
Aumentano le fragilità in questo nostro mondo. Il mondo di chi è in condizione di “non farcela” è poco conosciuto.
Nello stesso tempo ci sono barriere tra i vari settori del sistema, tra amministrativo e civile, pochi coordinamenti nella produzione legislativa con scarsa attitudine a verificare le compatibilità e integrazioni.
Riprende i fili l’anima del debolologo, che ha sempre in tasca “la treccia dello scoobidoo” ( gioco in voga anni fa) in cui s’intrecciano persona, beni, corporeità, perché rifiuta il panmedicalismo e l’astrattezza della legge.
E il debolologo sa che se si vuole una norma che colga la dignità individuale e la storia di ciascuna persona, bisogna che i vari saperi si confrontino. Come è stato fertile l’incontro iniziale con Basaglia per capire la complessità dell’essere umano, ancor più se sofferente e fragile, oggi- quando vulnerabilità, fragilità tenderanno ad aumentare- occorre moltiplicare i confronti, valorizzare contaminazioni disciplinari e linguaggi, scambiare approcci culturali e metodologici ai diversi temi, condividere approssimazioni, acquisizioni e i convincimenti raggiunti nella difesa del più fragile, nei vari tasselli che compongono un essere umano.
Il debolologo partirà, io credo, per moltiplicare le occasioni di confronto e contaminazione.

I diritti

 


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