la curiosita non invecchiaLa vecchiaia esce dagli studi demografici o medici, dai Piani sanitari e sociali nazionali e suscita la curiosità di studiosi diversi. Si aggiungono a quelle decine di persone che, confrontandosi con la malattia di Alzheimer di un parente, l’hanno raccontata, con esiti diversi, al pubblico in decine di libri pubblicati negli ultimi anni, nuovi diari di vita monotematici, per aiutare a metabolizzare.
Ci sono anche studiosi di discipline diverse dalla sociologia e della demografia che indagano, sentendosi prossimi a farne parte, su cosa è la vecchiaia.
Lo hanno fatto, tra gli altri, l’antropologo Marc Augè (qui) ed ora lo psicanalista Massimo Ammaniti, che si è sempre occupato dei temi della genitorialità, della maternità, dello sviluppo infantile e dell’adolescenza.
Perché questo interesse e come lo affronta Ammaniti?

Il professore incontra diversi personaggi noti tra il pubblico italiano: scrittori, attori registi, esperti di arti classiche o filosofi, politici, uomini e donne che riflettono sull’età della vita che stanno vivendo.
Però, e questo è il senso che si coglie leggendo il libro, è Ammaniti che conduce il gioco, come se sollecitasse risposte alle domande che lui si pone, per fare delle scelte negli anni futuri.
Si potrebbero raccogliere in tre macro ambiti i suoi interrogativi: cosa rimane nella vecchiaia, di quegli impulsi e quei valori che rendono la vita un’avventura che vale la pena vivere, quali sono e come affrontare le trasformazioni o imposizioni che il tempo che passa impone al corpo, ai rapporti umani, alla possibilità di fare progetti ed infine l’interrogativo superiore sulla morte, sul suo significato e sulla sua influenza nel vivere la vecchiaia.
Nel suo percorso Ammaniti si avvale della sua conoscenza scientifica, ma anche delle proprie esperienze di vita culturali, cinematografiche, amicali.
Sono tanti i grandi vecchi interpellati. Citando solo i più famosi da Raffaele La Capria a Giorgio Albertazzi, da Andrea Camilleri a Mario Pirani, da Luciana Castellina ad Alfredo Reichlin, da Franca Valeri allo sceneggiatore de Il Gattopardo Enrico Medioli, dal filosofo Aldo Masullo a Ettore Bernabei, storico direttore della RAI.
Le loro storie, i loro valori, le loro scelte, oltre alla loro raffigurazione della vecchiaia, galleggiano su tante altre citazioni, libri, ricordi da Borges a Proust, dal professore Borg de Il posto delle fragole e Oliver Sacks a Bauman e Ernesto De Martino.
Qualsiasi sintesi di questo libro, denso e vario può essere fatta solo cercando cosa si è raccolto dall'esperienza, perché ogni messaggio tratto da un testo è strettamente personale.
Nel corso della lettura, preliminare alla formulazione delle domande all’autore, ero stata colpita-suggestionata, come sempre succede quando si legge un libro, dai temi d’attualità- da alcune associazioni e riflessioni proposte.
La prima, accomunando alcuni capitoli che parlano di desiderio, curiosità, interessi e progetti, investe la nostra volontà e possibilità di mantenere attivo il nostro cervello, di poter allontanare e sconfiggere i nemici principali della vecchiaia: la solitudine, l’emarginazione, lo spegnimento dell’idea che la vita continua, anche in vecchiaia.
Da ciò discende l’altra riflessione dell’autore sulla vecchiaia: non è l’anticamera della morte, non è un periodo di vita senza senso, ma è un periodo diverso, un banco di prova della vita, il momento in cui, citando James Hillman, emerge il carattere personale e la maggiore capacità di regolazione emotiva fa scoprire un'altra dimensione dei rapporti con gli altri, con gli eventi anche con quelli negativi.
A questa riflessione si associa un altro aspetto messo in luce dal libro: la vecchiaia delle donne.
Tranne alcune prevedibili eccezioni per molte delle donne interrogate desiderio, curiosità, progetti, anche in presenza di interessanti e gratificanti attività professionali, spesso sono dominati da un imperativo morale, un valore: il dover essere, che si traduce nell’impegno per la famiglia, nel privilegiare sempre questa responsabilità. Forse questo è all’origine dell’altra caratteristica femminile. La capacità e forza di adattarsi alle situazioni anche dolorose e luttuose, di saper recuperare a fronte di cambiamenti anche in quell’area che più hanno previlegiato, dei rapporti e degli affetti famigliari.
Ultimo tema: il rapporto tra giovani e vecchi. Ammaniti rifiuta il termine “rottamazione" perché dice, nonostante gli aiuti delle tecnologie più avanzate c’è un processo lungo di apprendimento che serve anche per apportare innovazioni.
Se da una parte la progettualità nei vecchi è condizione per non cadere nella frustrazione e nel disinteresse, dall’altro per i giovani è un patrimonio di conoscenza a cui attingere e a portata di mano.
Un’ultima annotazione: non perdete le note conclusive organizzate per capitolo. Sono un catalogo di suggerimenti di buona lettura.

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